Sarà il Teatro Litta di Milano, il 20 settembre alle 11.30, a ospitare il debutto ufficiale di L’estate dell’Orsa Maggiore. Il documentario, del regista cilentano Andrea D’Ambrosio, sta già facendo parlare di sé non solo per la forza delle immagini ma anche per il riconoscimento appena ricevuto: il Globo d’oro verde come miglior documentario 2026. Un premio che arriva alla vigilia della sua presentazione in concorso alla rassegna Visioni dal Mondo, e che sancisce l’urgenza e la bellezza di un racconto che intreccia natura, memoria e responsabilità umana.
Diretto da Andrea D’Ambrosio e tratto dall’omonimo libro di Giuseppe Festa, il film segue una doppia linea narrativa. Da un lato, il ricordo di Morena, cucciola di orso marsicano trovata orfana anni fa nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: un caso che segnò il primo tentativo di remissione in natura di un plantigrado allevato dall’uomo. Dall’altro, il presente che irrompe con il ritrovamento di Nina, un’altra piccola orsa solitaria, offrendo alla troupe la possibilità unica di documentare l’intero percorso – dal soccorso alla liberazione – mentre il parco si prepara a ripetere l’impresa con consapevolezza e commozione.
Ma il vero cuore del film è il viaggio interiore dello stesso Festa, che da narratore esterno si trova coinvolto in prima persona in un’esperienza capace di riconnetterlo alla Terra e al senso profondo della sua scrittura. «Quando ho smesso di cercarlo, l’orso mi ha trovato. E mi ha riportato a casa», confessa nel corso del documentario, suggerendo che il confine tra osservatore e protagonista, in storie come questa, è destinato a cadere.
A impreziosire il racconto, la voce di Sergio Castellitto che presta il suo timbro ai frammenti del celebre discorso di Capo Seattle, riconosciuto dalle Nazioni Unite come il più alto e commovente appello ecologico mai pronunciato. Un testo che, nel film, si fonde con lo sguardo dell’orso marsicano per diventare la voce di tutte le creature – animali e umane – strette in un mondo che riduce sempre più il loro spazio vitale.
Il risultato è un’opera che è insieme cronaca, poesia e manifesto. «Questo film parla di noi», sottolinea il regista D’Ambrosio, «di come possiamo salvarci in una convivenza possibile». E proprio in questo messaggio, consegnato al pubblico milanese il giorno della prima, risiede la forza di un’estate – quella dell’Orsa Maggiore – che non si chiude con la stagione, ma diventa occasione per guardare oltre.



