Sono passati quasi dieci anni dalla prima richiesta, ma la situazione nelle aree interne e montane del paese rimane critica. L’Uncem torna a battere cassa sul tema della carenza di medici di medicina generale e pediatri, sollecitando l’attuazione concreta delle norme già esistenti per favorire l’apertura e il mantenimento di studi professionali nei Comuni più isolati. L’allarme è stato rilanciato in queste ore dal Presidente dell’Uncem, Vincenzo Luciano, che denuncia un ritardo inaccettabile e una crescente preoccupazione tra i primi cittadini.
Nel luglio 2017, Uncem chiedeva di poter attivare, alla Regione e al Governo, incentivi per i medici che tengono aperti studi nelle alte valli, nei Comuni più interni, provvedimento consentito dal “Decreto Calabria“. A distanza di quasi un decennio, i risultati sono esigui. Secondo l’associazione, il fenomeno della concentrazione dei servizi ambulatoriali nelle cosiddette “case della salute” ha finito per spostare verso il basso l’assistenza, impoverendo ulteriormente le aree montane. Senza un intervento deciso, il rischio è che i professionisti, pediatri compresi, preferiscano trasferirsi a valle, rinunciando a operare nei territori più difficili.
La posizione di Uncem è netta e si inserisce nel quadro delle recenti disposizioni nazionali. Per l’organizzazione, è fondamentale che gli incentivi previsti dalla legge sulla montagna vengano finalmente sbloccati, inserendoli nei contratti integrativi regionali o in quello nazionale già approvato. “Senza incentivi e anche con opportuni obblighi fatti di premialità, i medici – pediatri compresi – sempre più spesso rinunceranno ad aprire studi nei Comuni montani, spostandosi a valle“, si legge nella nota. Un’emergenza ormai strutturale, denunciata in diverse aree appenniniche e alpine, che richiede risposte rapide e non più rinviabili.
Non si tratta solo di garantire la presenza di un medico. Uncem ha inviato al Ministero della Salute un documento più articolato, che guarda a un modello organizzativo complessivo per la sanità di montagna. L’obiettivo è potenziare i servizi territoriali già finanziati dal PNRR, come le case della salute e i poliambulatori pubblici, integrandoli con altre risorse. Il presidente dell’Uncem Campania, Vincenzo Luciano, ha spiegato che la proposta prevede di proseguire il percorso fatto finora in Campania, anche nelle aree SNAI, unendo “infermieri di comunità”, ospedali di comunità, piazzole per l’atterraggio anche in notturna dell’elisoccorso, rafforzando i servizi territoriali attivati dal PNRR con strutture quali case della salute e poliambulatori pubblici.
La Campania ha caratteristiche specifiche, con forti difficoltà nelle aree più interne e montane, pertanto l’organizzazione sanitaria va rafforzata e può diventare un modello, con le azioni messe in campo anche da nostri comuni, dove si intrecciano welfare e sanità, con un’attenzione specifica alle cronicità, vero problema nelle aree montane
VINCENZO LUCIANO, presidente Uncem Campania
Il riferimento al contesto campano non è casuale: la regione rappresenta un banco di prova importante per le politiche di contrasto allo spopolamento sanitario. Uncem sottolinea come il modello sperimentato in alcune aree interne possa essere esportato, a patto che si superi la fase delle enunciazioni e si passi ai fatti.
L’appello finale è diretto al governo e alle regioni. “Gli incentivi per i medici di base, previsti anche dalla nuova legge sulla montagna, devono essere sbloccati. Ora aspettiamo atti concreti“, ha concluso Luciano. Un invito a trasformare le norme in provvedimenti operativi, per evitare che l’ennesima occasione di rilancio per le terre alte venga sprecata, lasciando i sindaci e le comunità locali a fare i conti con un’assistenza sanitaria sempre più fragile e frammentata.

presidente Uncem Campania


