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Padula, sotto i riflettori il Convento di Sant’Agostino: venerdì un convegno tra storia e valorizzazione

La città della Certosa si interroga sulla propria storia e sulle iniziative possibili per valorizzare i tanti beni storici e architettonici. Stavolta tocca all’ex Convento di Sant’Agostino, ubicato nel centro storico e oggi sede municipale, che sarà al centro di un incontro-dibattito in programma venerdì 21 agosto, alle ore 19:30, nella Chiesa attigua al convento. Dopo i saluti di Michela Cimino, Sindaca di Padula, il programma prevede i contributi di Angela Giovanninelli, docente di Religione Cattolica; Michele Cartusciello, direttore del Museo del Cognome; Miguel Enrique Sormani, esperto di storia locale; Concetta Restaino, storica dell’arte; e l’intervento di Carmine Pinto, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Salerno. Le conclusioni saranno affidate al parroco Don Giuseppe Radesca. A coordinare il dibattito sarà Rosanna Giudice, docente di Storia contemporanea all’Università di Salerno.

Situato nel centro storico di Padula, il complesso di Sant’Agostino riveste particolare interesse. Fu fondato nel XIV secolo nel luogo di un’antica chiesa intitolata a San Matteo. Fu voluto dai nobili Sanseverino, in onore dei quali i frati agostiniani erano tenuti a celebrare otto messe settimanali. La Chiesa ha una facciata piuttosto semplice, divisa in due ordini. Nella parte alta si aprono due ampi finestroni con arco a tutto sesto, incorniciati da una fascia di intonaco liscio. In basso, sollevato da una gradonata rispetto al piano stradale, si apre l’ingresso inquadrato da un portale in pietra di fattura quattrocentesca. All’interno, subito dopo l’ingresso, una struttura muraria a mo’ di palco sorregge il settecentesco organo a canne, ormai irrecuperabile. L’aula, di forma rettangolare, ospita sulle pareti laterali, all’interno dello spessore murario, quattro altari con relative nicchie; in fondo è collocato il presbiterio con al centro l’altare maggiore. Attraverso una porticina si accede al campanile, opera realizzata in muratura di pietrame: ha tre ordini di ballatoi in legno e su quello più alto sono collocate le campane, due piccole e una grande.

Passando al chiostro del convento, si evidenzia che esso costituisce l’elemento principale dal punto di vista architettonico, nonché l’opera più suggestiva del complesso. Occupa una superficie di oltre 400 metri quadrati e ha un portico di fattura cinquecentesca, rifacimento di un altro preesistente, con pavimento in pietra di Padula, firmato da Andrea Carrara nel 1748, e sorretto da ventiquattro colonne doriche, anch’esse in pietra locale. Un’ampia scala in pietra collega il chiostro con il piano superiore, dove erano sistemate le celle degli agostiniani.

Durante il Giubileo del 1500, la Chiesa di Sant’Agostino viene indicata, nel Breve di concessione dell’indulgenza giubilare, tra le chiese di Padula con San Francesco, l’Annunziata e San Lorenzo, dove si può lucrare l’indulgenza secondo il Breve di Giulio III del 24 aprile 1502. Dopo la relazione di Gerolamo Verallo, cardinale dal titolo di San Martino ai Monti, la Chiesa di San Lorenzo viene sostituita da quella di Sant’Agostino per il divieto di accesso alle donne nella chiesa della Certosa di Padula, secondo un’antica consuetudine.

Di questa lettera si riporta un breve passaggio: “… abbiamo concesso a tutti i fedeli della città e diocesi di Capaccio veramente pentiti e confessati che, visitando per quindici giorni consecutivi o intercalati le quattro Chiese, cioè di Sant’Agostino, di San Francesco, di San Lorenzo e della Beata Maria Annunziata della terra di Padula della Diocesi di Capaccio e compiendo le altre condizioni allora espresse, conseguano e ognuno di essi consegua tutte e singole le indulgenze anche plenarie e la remissione dei peccati, che avrebbero conseguiti o avrebbero potuto conseguire se nel decorso anno del giubileo nei giorni stabiliti a ciò avessero visitato le designate basiliche e chiese dell’alma città e fuori le mura della città, per la visita delle quali era stato concesso il giubileo con le indulgenze annesse”. Il convento fu soppresso nei primi anni dell’Ottocento con le leggi napoleoniche. Nel 1810 la Commissione feudale, incaricata di applicare la legislazione antifeudale, dichiarando decaduta la feudalità di Padula, distribuì le terre, anche quelle della Certosa, ormai soppressa come ordine dal 1807; i locali della corte esterna furono adibiti a caserma e ospedale militare e il Convento di Sant’Agostino fu acquisito a uso del Municipio.

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