di Giuseppe D’Amico
L’episodio si è verificato il 6 giugno scorso: da una finestra del Liceo Classico Monti di Cesena spunta uno striscione con la scritta “L’Italia agli Italiani”. La Digos identifica i responsabili (un gruppo di maturandi alle prese con gli esami di Stato), due dei quali vengono puniti con il 6 in condotta. La punizione prevede anche la pena accessoria: i “reprobi” dovranno presentare una tesina riparativa di approfondimento sulle leggi razziali.
Nei giorni successivi la notizia provoca parecchio scalpore anche perché amplificata dalla stampa nazionale; inoltre, un deputato leghista eletto nel territorio ha annunciato una interrogazione al ministro Valditara sui provvedimenti presi dall’istituto.
Immediato l’intervento del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che, non condividendo la decisione assunta dall’Istituto manda gli ispettori al liceo finito sotto accusa ritenendo “grave”, non il comportamento dei ragazzi ma quello dei docenti, in contrasto con la “deontologia professionale”, per aver dato al gesto un valore razzista e dunque assegnato la tesina su questi temi. Inoltre, intervenendo in Aula alla Camera, Valditara ha difeso l’operato di due studenti del liceo classico: “Scrivere “l’Italia agli italiani” non solo non ha nulla di censurabile” ma è una affermazione “senz’altro condivisibile poiché comprende tutti i cittadini del nostro Paese. Ed è una frase più volte ripetuta dai movimenti politici che costituiscono il governo”. Naturalmente lo slogan, usato già in passato dalla Lega, è stato subito ripreso da Matteo Salvini per rivendicare vicinanza agli studenti. Fu impiegato anche in passato impresso sullo sfondo di certi ambienti nostalgici.
Sacrario dei 300
E gli interessati? Uno degli studenti protagonisti dell’iniziativa, ritenendo la punizione spropositata ha così difeso il gesto: “Lo abbiamo fatto per ricordare, con le parole di Giosuè Carducci, che i giovani non sono indifferenti della nazione. Lo abbiamo fatto con parole di speranza e di incoraggiamento. Un messaggio di amore per la nostra identità”. La poesia che ha ispirato gli studenti si intitola “Piemonte”, fu composta da Giosuè Carducci nel 1890 e si conclude con un appello: “…rendi la Patria , Dio, rendi l’Italia agli Italiani”. Quindi è un’ode patriottica, un appello all’unità e non alla divisione dell’Italia.

Sacrario dei 300
Ma c’è di più: prima del Carducci, e prima ancora dell’Unità d’Italia, l’espressione “L’Italia agli Italiani” era stata usata da Carlo Pisacane in occasione della “Spedizione dei Trecento” che, come è noto, si concluse con la battaglia di Padula del 1° luglio 1857 a Padula e con quella del giorno dopo a Sanza dove i pochi rivoltosi rimasti in vita si arresero alle truppe borboniche dopo la morte di Pisacane. La parola d’ordine “L’Italia agli Italiani” e la risposta che i rivoluzionari dovevano dare per essere riconosciuti (“Gli Italiani per essa”) sono state incise su due targhe marmoree collocate sulle pareti del corridoio del locale situato al piano terra della Chiesa della SS. Annunziata, a Padula, dove in occasione del centenario della “Spedizione dei Trecento” furono sistemati i resti mortali dei rivoluzionari morti nelle due battaglie finali.

Sacrario dei 300
La vicenda pone un interrogativo: oggi l’espressione “L’Italia agli Italiani” è un appello all’unità come ritenevano ieri Carducci e Pisacane (e oggi gli alunni del liceo di Cesena), oppure è un appello alla remigrazione degli immigrati che soprattutto Salvini e Vannacci vorrebbero rimpatriare a tutti i costi?

Certosa di San Lorenzo vista dal Sacrario dei 300




