di GIUSEPPE D’AMICO
Il pericolo che il comune di Pertosa potesse uscire dalla Comunità Montana del Vallo di Diano è stato scongiurato per cui i comuni dell’Ente continueranno ad essere 15. Pertosa, infatti, figura nell’allegato al Decreto del Consiglio dei Ministri approvato su proposta del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli che definisce i criteri per la classificazione dei comuni montani, aggiornando l’elenco dei territori considerati “montani” sulla base dei dati ISTAT.

Municipio
Un passo significativo che non riguarda solo la geografia, ma l’intero assetto dei servizi e delle opportunità per gli enti locali. Questa la “geografia” della Comunità Montana del Vallo di Diano come si evince dall’allegato al decreto contenente i nomi di tutti i comuni considerati montani: Atena Lucana, Buonabitacolo, Casalbuono, Montesano sulla Marcellano, Monte San Giacomo, Padula, Pertosa, Polla, Sala Consilina, San Pietro al Tanagro, San Rufo, Sant’Arsenio, Sanza, Sassano, Teggiano.

presidente della Comunità montana Vallo di Diano
Soddisfazione è stata espressa dal presidente della Comunità Montana, Vittorio Esposito, per il mantenimento di Pertosa nella Comunità Montana: “L’esclusione –ha dichiarato a Vallopiù– avrebbe provocato danni enormi al Comune di Pertosa che, essendo inserito anche nel progetto pilota “Aree Interne” della Comunità Montana, uscendo dall’Ente sarebbe uscita anche dal progetto Aree Interne. L’avere impedito l’uscita di Pertosa è sato un fatto molto positivo. Devo dire che le riunioni fatte in Provincia con il Presidente, Giovanni Guzzo, e con i vertici regionali e nazionali dell’Uncem. Ora l’attesa si sposta sulla Regione Campania, chiamata ad approvare la legge proposta nei giorni scorsi dai consiglieri regionali Luca Cascone (Gruppo “A testa Alta”), presidente della Commissione Permanente Urbanistica e Trasporti, Andrea Volpe, capogruppo di Avanti Campania – PSI eMaurizio Petracca, capogruppo del Partito Democratico recante “Disposizioni per la coesione, lo sviluppo e la rigenerazione dei Comuni delle aree interne della Campania” è stata presentata nel giorni scorsi. E’ una legge importante in quanto le competenze sulla montagna spettano proprio alle Regioni”.
A spiegare i cambiamenti concreti è il documento elaborato da Giampaolo Boscariol per l’Unione Nazionale Comuni ed Enti Montani (Uncem), che mette in luce come la nuova classificazione incida direttamente su scuole, sanità, università, imprese e politiche di sostegno al territorio. I comuni riconosciuti come montani continueranno a beneficiare di incentivi mirati: dai premi per medici e pediatri che scelgono di lavorare in queste aree, alle agevolazioni per il personale scolastico delle scuole di montagna, fino al credito d’imposta per piccole imprese e giovani imprenditori. Non mancano strumenti pensati per studenti universitari e per la valorizzazione delle attività agricole e forestali, con interventi che spaziano dalla gestione sostenibile del territorio al sostegno alla produzione agroalimentare locale.
Allo stesso tempo, la nuova classificazione stabilisce chi resta fuori. I comuni esclusi perdono l’accesso a finanziamenti e agevolazioni, dalle risorse per gli enti locali ai contributi per i figli nati o adottati nei territori montani, fino alla possibilità di affidare lavori pubblici a cooperative locali o imprenditori agricoli. Una differenza che può avere impatti concreti sulla capacità di attrarre professionisti, mantenere servizi essenziali e sostenere lo sviluppo economico locale.

Sindaco di Pertosa
Il Decreto è stato adottato dal Consiglio dei Ministri a seguito della Legge n.131 del settembre 2025 che ha introdotto criteri altimetrici e di pendenza più stringenti. L’obiettivo era quello di tagliare, operazione alla quale ha lavorato il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli. Un primo taglio di 1.218 Comuni suscitava un’ondata di proteste con relativo annuncio di ricorsi preannunciati da Asmel, un’Associazione che rappresenta 4800 Comuni in tutt’Italia e che si era già opposta a Calderoli, quando da ministro della semplificazione nel Governo Berlusconi IV varò il decreto per l’azzeramento del 70% dei Municipi italiani con popolazione inferiore ai 5mila abitanti. Il decreto ottenne pieno sostegno anche dalle opposizioni, dal Movimento 5Stelle, non ancora in Parlamento, e soprattutto dalla principale Associazione dei Comuni, l’Anci; imponeva di individuare Enti limitrofi per aggregarsi in Unioni di Comuni, con almeno 10mila abitanti, pena il commissariamento prefettizio. Asmel ritenne il decreto impraticabile e incostituzionale per cui diffidò i Prefetti dall’intervenire e lo impugnò davanti alla Consulta che, effettivamente, sancì la incostituzionalità della norma. Memore dell’esperienza vissuta, Calderoli stavolta ha seguito il metodo della concertazione raggiungendo un’intesa in Conferenza Stato Città, ratificata nei gironi scorsi in Consiglio dei Ministri. Per effetto del decreto i comuni classificati montani sono 3.715, dei quali 3.428 confermati e 287 aggiunti in virtù delle nuove classificazioni. I comuni declassati sono 637, la metà di quelli previsti in prima istanza.
A livello nazionale la Regione più penalizzata è la Sardegna, dove il righello della nuova normativa estromette dallo status montano ben 110 Comuni. Al secondo posto di questa classifica c’è la Campania, con 63 campanili che non sono più montani. Nella nostra regione più della metà dei comuni esclusi (38) sono della provincia di Salerno, mentre sono più contenuti i numeri nelle province di Caserta (15), Napoli (6) e Benevento (4). Si salva invece la “verde” Irpinia. In Campania sono stati “declassati”, tra gli altri, Pollica, Ascea, Maiori, Minori, Capaccio Paestum, Sapri, Sorrento; tra i “confermati” Ravello, Amalfi, Positano, Alife, Piedimonte Matese e Visciano mentre tra ne new entry figurano Mirabella Eclano, Avellino, Grottaminarda, Ercolano e Ottaviano. Questa la situazione attuale. Non è detto, però, che i comuni esclusi si rassegnino senza lottare per cui non si escludono ricorsi.


