Di Giuseppe Geppino D’Amico

È stata scoperta ieri mattina a Padula, nel piazzale antistante la Scuola Primaria Capoluogo, alla Via Dante Alighieri n. 32, la lapide di intitolazione della scuola a Don Arcangelo Rotunno, recuperata dopo i lavori di rifacimento del plesso. Dopo il saluto della Dirigente Scolastica Paola Migaldi e della Sindaca Michela Cimino, ha benedetto la targa il parroco don Giuseppe Radesca. Quindi, sono intervenuti Pierluigi Gallo e Raffaele Rotunno (discendenti di don Arcangelo Rotunno), Carmine Pinto (Professore ordinario di Storia Moderna UNISA) e Giovanni Guzzo (Vicepresidente della Provincia di Salerno). Con l’occasione è stata presentata la ristampa del libello di Don Arcangelo Rotunno “Per l’edificio scolastico di Padula”, edito per la prima volta nel 1913.

Arcangelo Rotunno, sacerdote, educatore, archeologo e scrittore, nacque il 31 gennaio 1852 a Padula, nella casa sita nell’allora via Annunziata (oggi a lui intitolata). L’infanzia fu densa di patriottismo: il padre Giuseppe, agricoltore, era stato guardia urbana fino al 1857, quando ne fu espulso perché cognato dell’“attendibile” Antonio Santoro; la madre aveva legami parentali col noto sindaco carbonaro Raffaele Cavoli. Per giunta, il giovane Arcangelo ebbe modo di vedere coi suoi occhi sia Pisacane, mentre saliva verso la casa dei Romano il 30 giugno 1857, sia Garibaldi nella sosta al bivio del 5 settembre 1860. Ordinato sacerdote nel 1876, don Arcangelo l’anno dopo istituì una scuola privata, di cui fu direttore, insegnante ed educatore fino al 1880, fermamente convinto che il magistero fosse una missione. In seguito, e ininterrottamente fino al 1923, insegnò nelle scuole elementari comunali, dedicandosi altresì alle ripetizioni gratuite dei figli degli operai più indigenti e chiudendo la sua carriera da direttore didattico. Dalla scuola si allontanò con profondo rammarico, tanta era in lui la passione dell’insegnamento, per il quale aveva sempre avuto particolare attrazione, mai sopita in quell’anima squisitamente ed intimamente cristiana. La localizzazione della scuola fu oggetto di una dura contesa su dove collocarla: nel centro storico oppure dove fu realmente costruita. Tra i protagonisti della polemica don Arcangelo Rotunno e l’on. Giovanni Camera, notoriamente massone. La battaglia dialettica fu particolarmente aspra e ricorda quella successiva, narrata da Giovanni Guareschi, tra don Camillo e Peppone.

Nel corso del suo intervento il prof. Carmine Pinto ha ricostruito quel periodo: “Padula restava concentrata intorno al suo centro e pochi vivevano nelle campagne -ha affermato- si andava fuori per lavorare e poi si tornava nel paese per vivere; pertanto, la scuola era diventata occasione per definire lo spazio pubblico: i sanpietristi erano quelli che la volevano nel cuore del vecchio paese, i sanpaolisti i sostenitori dell’impianto nella Padula nuova. Il confronto, come spesso succede, degenerò nelle accuse e nelle antipatie, ma ci mostra oggi la passione e l’attaccamento ad un paese che si voleva vivo, moderno. Soprattutto il sacerdote e il deputato capivano quale era l’anima di un paese: una piazza, un centro organico, uno spazio pubblico forte e riconoscibile, la forza dei ricordi del passato come base per la modernità. Camera e Rotunno rappresentavano la vecchia Padula civile ed orgogliosa, oggi in grande parte scomparsa. Anche per questo, la brillante iniziativa decisa dall’Istituto Omnicomprensivo di Padula ne racchiude un doppio significato, anche perché oggi la scuola sorge proprio a San Paolo, ma il Liceo Scientifico è tornato nel centro storico. Si tratta di un modello per tutti i cittadini e per gli studenti, di come si interpreta il passato civile di un paese: si tratta di un esempio, per chi ha la responsabilità politica e amministrativa, di come si tutela il patrimonio fisico e lo spazio pubblico di una comunità”.


