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Con-Tatto (VIDEO) – Tribunale di Sala Consilina: il caso in Parlamento, tra i silenzi salernitani e i pressing degli altri territori

Di Giuseppe Geppino D’Amico

Bicchielli; Bilotti, Carfagna; Cirielli, D’Alessio, De Luca Junior; Iannone, Mari, Milanese, Pierro e Vietri. Letti così, potrebbero sembrare i nomi della formazione di una squadra di calcio. Invece, in ordine alfabetico, sono i salernitani attualmente presenti alla Camera o al Senato, chiamati ad esprimersi, insieme a tutti gli altri colleghi, sul Disegno di Legge del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, approvato dal Consiglio dei ministri e relativo alla disciplina di revisione delle circoscrizioni giudiziarie e alla redistribuzione sul territorio di taluni uffici giudiziari. L’obiettivo? Assicurare efficienza e prossimità degli uffici giudiziari. In più Question time diversi parlamentari hanno perorato la causa del tribunale del proprio collegio elettorale tra quelli inopinatamente chiusi nel 2012, tra i quali vi è Sala Consilina. Nel gennaio del 2025, l’unico a chiedere in Parlamento la riapertura del Tribunale del Vallo di Diano è stato l’on. Antonio D’Alessio.

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Nel corso del suo intervento alla Camera il parlamentare salernitano evidenziava “la vicenda del tribunale di Sala Consilina, soppresso e accorpato a quello di Lagonegro, non nella stessa provincia ma in un’altra provincia e addirittura in un’altra regione, con tutte quelle che sono state le conseguenze di penalizzazione per il contenzioso pendente e, naturalmente, per le ricadute negative nel territorio. Colgo l’occasione – affermava l’on. D’Alessio – per segnalarlo anche in questa sede: quel Tribunale deve essere riaperto”.

Il nuovo Disegno di Legge presentato dal ministro Carlo Nordio e approvato dal Governo nell’ottobre scorso, declina i principi della redistribuzione sul territorio in base al numero di residenti, all’estensione territoriale dei distretti ed alle caratteristiche del bacino di utenza, con conseguente riassegnazione dei magistrati e del personale amministrativo. In particolare, all’articolo 2 il Disegno di Legge dispone il ripristino del tribunale e della procura della Repubblica presso il tribunale di Bassano del Grappa; all’articolo 3 ripristina i tribunali di Avezzano, Lanciano, Sulmona, Vasto e le relative procure della Repubblica (l’Abruzzo avrà quindi 8 tribunali, tanti quanti il Veneto che ha il quadruplo della popolazione e quasi il doppio della superficie); presso il tribunale di Napoli si ripristina la sezione distaccata di Ischia. Nella maggior parte dei casi si tratta di tribunali la cui riapertura è stata fortemente perorata da esponenti del Governo o da parlamentari del territorio in cui insistono i presìdi per i quali è prevista la riapertura.

Nel question time della settimana scorsa il senatore piemontese della Lega Giorgio Maria Bergesio ha chiesto al ministro Nordio la riapertura del Tribunale di Alba, in provincia di Cuneo, ed ha ricordato al ministro la volontà del Governo “di garantire una distribuzione più efficiente degli uffici giudiziari, bilanciando prossimità ed efficienza. Tuttavia, nel testo attualmente depositato in Commissione non è prevista la riapertura del tribunale di Alba. La giustizia – ha affermato Bergesio – per noi deve essere efficiente, ma anche accessibile. Non possiamo parlare di equilibrio se intere aree produttive interne e densamente abitate restano prive di un presidio giudiziario. Qui non si tratta di nostalgia istituzionale. Si tratta di garantire a una parte consistente della popolazione della provincia di Cuneo un accesso più rapido alla giustizia e un presidio stabile di legalità e sicurezza”. Nella risposta al senatore Bergesio il ministro Nordio ha confermato la volontà del Governo di invertire la rotta sulla giustizia di prossimità: dopo la stabilizzazione dei tribunali abruzzesi e l’istituzione del nuovo presidio nella Pedemontana, la legge delega ora all’esame della Camera permetterà di revisionare le circoscrizioni giudiziarie. Come dire? La decisione finale spetta al Parlamento.

Se il discorso vale per il Tribunale di Alba, dove c’è un senatore che si sta impegnando in tal senso, a maggior ragione vale per Sala Consilina che, come ricordava l’on. D’Alessio, è l’unico caso in Italia di un tribunale accorpato a uno più piccolo, ospitato in spazi angusti, fuori provincia e fuori regione, costringendo utenti e avvocati a recarsi a Potenza per Tribunale e Corte d’Appello; a Salerno per il TAR e a Bari per il Tribunale delle imprese. Da parte loro i magistrati sono costretti a spostarsi a Castrovillari, Potenza, Avellino o Salerno per interrogare un detenuto, con notevoli conseguenze per l’amministrazione della giustizia e per l’economia del territorio. Con tanti saluti all’auspicata giustizia di prossimità.

Peraltro, vale la pena ricordarlo, il Tribunale di Sala Consilina dispone di un edificio proprio e la Regione Campania ha approvato all’unanimità una legge con la quale ha deciso di farsi carico delle spese per il mantenimento dell’importante presidio di Giustizia in caso di riapertura. L’unica concreta possibilità che rimane è quella di presentare un emendamento al disegno di legge Nordio che ristabilisca la normalità contro i tagli lineari disposti dal duo Severino-Birritteri nel 2012, che utilizzarono la delega concessa dal Parlamento al precedente Governo guidato da Silvio Berlusconi.

Sarà un caso, ma il Disegno di Legge in discussione in Parlamento prevede il salvataggio di quattro tribunali situati nei collegi elettorali di altrettanti rappresentanti del Governo o dell’area governativa. Al mugnaio di Potsdam, reso famoso da Bertolt Brecht, che auspicava la presenza di un giudice a Berlino che potesse porre rimedio al torto subito dall’imperatore, fa eco oggi il Vallo di Diano: “Ci sarà un deputato o un senatore salernitano che, con un pizzico di coraggio (non ne occorre molto), vorrà riproporre in Parlamento la vicenda del Tribunale di Sala Consilina, se non altro per verificare chi è favorevole e chi è contrario?”. Non si tratta di chiedere un privilegio o di portare avanti un’iniziativa dettata dal campanilismo, ma di un atto di rilevanza politica e di rispetto nei confronti di un territorio strategico per la sua posizione geografica e di cerniera tra Nord e Sud. Un territorio che deve fare i conti con infiltrazioni malavitose sempre più insidiose, che ne minano stabilità e sicurezza. E questo non lo diciamo noi; lo dicono da anni i dati delle relazioni di apertura dell’anno giudiziario.

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