Di Giuseppe Geppino D’Amico
Trascorrono gli anni, i secoli, ma con cadenza quasi ciclica tornano a galla storie di un passato che non passa; un passato che impone l’obbligo della memoria e della riflessione che, per tutti, dovrebbe essere un dovere civile. È così anche per la vicenda umana, professionale e politica di Domenico Cirillo, martire della Repubblica Napoletana del 1799, medico, botanico, filosofo e professore universitario presso l’Ospedale degli Incurabili di Napoli, dove ebbe rapporti di stretta collaborazione con Carlo Curzio di Polla, il dottore fisico originario del Vallo di Diano che nel 1753 descrisse per primo la sclerodermia, e con Domenico Cotugno, altro grande medico napoletano.
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La settimana scorsa, all’Orto Botanico di Napoli, si è svolto un convegno dedicato proprio a Domenico Cirillo, definito “un medico moderno, vissuto in un’epoca in cui la modernità muoveva i primi passi”. Si dedicò agli studi sulla sifilide e sulla tubercolosi e redasse uno dei primi ricettari di farmacia ospedaliera del Regno di Napoli. Al convegno ha partecipato anche il prof. Antonio Giordano, board member della National Italian American Foundation e CEO della Sbarro Health Research Organization di Philadelphia. “Domenico Cirillo, con un anticipo che ancora oggi sorprende, comprese che la malattia non è soltanto un fatto biologico ma è figlia del disagio, della povertà e delle condizioni di vita”, ha sottolineato Antonio Giordano. Nei pochi mesi di durata della Repubblica Napoletana, da gennaio al giugno del 1799, Cirillo organizzò una rete sanitaria di prossimità a sostegno dei poveri e dei malati. “Quello che oggi, nel linguaggio dei sistemi sanitari, chiameremmo community medicine — ha aggiunto Giordano — lui lo praticava nei vicoli di Napoli più di duecento anni fa. Cirillo, però, non fu apprezzato soltanto a Napoli; la sua attività scientifica era nota in tutta Europa e persino in America. Fu corrispondente di Carlo Linneo, importante medico e naturalista svedese; Alexander Garden, famoso botanico e zoologo scozzese, gli dedicò il genere botanico ‘Cyrilla’. Nel 1768 Cirillo fu il primo studioso italiano a essere accettato quale socio dell’American Philosophical Society, la più antica società scientifica d’America. In tutto questo c’è un’importante lezione per la medicina di oggi: il sapere, senza impegno civile, è incompleto. Possa la figura di Cirillo essere d’esempio per tutti noi”, ha concluso Antonio Giordano.
Un discorso a parte va fatto per i rapporti professionali e personali intercorsi tra Domenico Cirillo, Carlo Curzio di Polla e Domenico Cotugno, che fecero dell’Ospedale degli Incurabili un punto di riferimento per la medicina europea. I tre furono considerati la punta di diamante di una straordinaria scuola medica, assicurando alla medicina una vera e propria continuità scientifica, didattica e istituzionale. Carlo Curzio rappresentò l’avanguardia clinica di metà Settecento; Cotugno e Cirillo furono invece i due grandi “maestri” della generazione successiva. Il primo ad approdare agli Incurabili fu Carlo Curzio, nato a Polla nel 1692, più avanti con gli anni rispetto a Cotugno, nato a Ruvo di Puglia nel 1736, e a Cirillo, nato a Grumo Nevano nel 1739. Come già anticipato, Carlo Curzio di Polla fu un medico di grandissima esperienza e fama e, nel 1753, primo al mondo, descrisse la sclerodermia in una pubblicazione dal titolo “Discussioni Anatomiche-Pratiche; un raro e stravagante morbo cutaneo in una giovane donna felicemente curato”, considerazioni indirizzate al “Chiarissimo Signor Abate Nollet di Parigi”.
Domenico Cotugno arrivò agli Incurabili proprio nel 1753, l’anno della pubblicazione di Curzio, che l’anno successivo fece parte della Commissione esaminatrice del concorso al quale Cotugno partecipò, vincendolo in modo estremamente brillante. La sua fu una carriera davvero notevole: divenne prima professore di Anatomia e poi direttore dell’Ospedale degli Incurabili, attuando una vera rivoluzione. Fu lui a traghettare gli Incurabili da istituzione assistenziale di vecchio stampo, luogo di ricovero per i bisognosi, a ospedale moderno, orientato alla ricerca anatomica, alla prevenzione e alla sanità pubblica. Domenico Cotugno si spense nel 1822.
Anche Domenico Cirillo entrò molto giovane nel mondo della medicina napoletana: si laureò nel 1759 e, grazie al suo straordinario talento, ottenne a soli ventun anni la cattedra di Botanica. Successivamente divenne primario e professore di medicina pratica agli Incurabili, dove Curzio continuava a essere una figura di riferimento. I due collaborarono attivamente sul piano clinico. Esistono testimonianze e cartelle cliniche dell’epoca in cui i nomi di Carlo Curzio e Domenico Cirillo compaiono insieme.
Cirillo è ricordato come uno dei più grandi filantropi e martiri della Repubblica Napoletana del 1799: dopo l’arresto rifiutò la grazia che pure gli era stata promessa purché rinnegasse le idee repubblicane. La rifiutò con sdegno e il 29 ottobre fu giustiziato dalla reazione borbonica che spazzò via un’intera classe dirigente di grande livello: medici, avvocati, professori universitari, generali dell’esercito e anche religiosi, in tutto 122 persone, tra cui i nostri conterranei Mario Pagano di Brienza, Vincenzo Lupo di Caggiano e Cristoforo Grossi di Lagonegro. Furono giustiziate anche tre donne, tra le quali Eleonora Fonseca Pimentel, prima donna ad avere fondato e diretto un giornale, “Il Monitore Napoletano”, organo ufficiale della Repubblica Napoletana.
Carlo Curzio si spense a Napoli nel 1781. Per i suoi studi e per la sua attività ha ottenuto importanti riconoscimenti anche post mortem. Nel corso delle sue lezioni di Clinica Medica, tra il 1907 e il 1916, Antonio Cardarelli lo ricordava così: “La conoscenza della sclerodermia è vanto per tutta la Scuola Medica Napoletana”. In epoca più recente, nel 1981, i professori Mario Giordano di Napoli, Stephanie Jablonska di Varsavia e Gerard Rodnan di Pittsburgh hanno voluto ricordare Carlo Curzio di Polla con una lapide marmorea collocata sulla parete esterna dell’ospedale. Breve ma incisivo il testo: “Nel 1753 in questo grande Ospedale degli Incurabili Carlo Curzio descrisse per primo la Sclerodermia”.
Polla gli ha intitolato la piazzetta antistante la Chiesa di San Nicola dei Greci, da anni chiusa al culto ma all’epoca frequentata dalla sua famiglia, a cui lo stesso Curzio fece dono di una tela della Pietà, realizzata nel 1765 dal pittore pollese Nicola Peccheneda, in cui è presente un ritratto del committente. Un’ultima annotazione. Nei primi anni del ’900 agli Incurabili operò un’altra figura monumentale della medicina: Giuseppe Moscati, il medico santo, beatificato da Papa Paolo VI nel 1975 e canonizzato da Papa Giovanni Paolo II nel 1987.


