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Credito e PNRR, edili: la ripresa è solo apparente

Il credito alle imprese italiane torna a crescere, ma non per tutti. Le grandi aziende trovano finanziamenti, le piccole no“. Ad affermarlo è Federcepicostruzioni per bocca del suo presidente, Antonio Lombardi.

Secondo i dati in possesso dell’associazione che rappresenta decine di migliaia di aziende edili, a maggio 2026 i prestiti alle imprese minori calano del 5,5%, mentre quelli alle grandi crescono del 4,1%. In quattro anni le micro e piccole imprese sotto i venti addetti hanno perso quasi un quarto del credito. Nel Mezzogiorno, e in Campania, la ripresa premia le aziende medio-grandi, mentre le piccole continuano a restare fuori. Per Federcepicostruzioni non è una normalizzazione: “è una selezione che lascia indietro chi ha commesse, lavoratori e capacità produttiva, ma garanzie patrimoniali più deboli“.

Il PNRR e il paradosso dei cantieri

Il problema diventa più evidente con il PNRR. L’Italia ha già incassato 166 miliardi, ma sul ReGiS risultano spesi circa 143 miliardi. Il punto non è solo la cifra: è il tempo tra lavori fatti, SAL certificati e pagamenti effettivi. Le imprese edili anticipano materiali, manodopera, sicurezza e mezzi, mentre incassano mesi dopo. Così nasce una tenaglia: da un lato le banche chiudono il credito alle piccole; dall’altro lo Stato chiede di completare le opere e rispettare le scadenze. Antonio Lombardi parla di un paradosso: “non si può chiedere alle imprese di realizzare il PNRR trasformandole anche nelle banche del PNRR“.

Cosa chiede Federcepicostruzioni

L’associazione chiede un tavolo nazionale con Governo, Parlamento, ABI, Cassa depositi e prestiti e Mediocredito Centrale. Servono più garanzie per le micro e piccole imprese, Confidi rifinanziati, anticipi su SAL e fatture certificate, tempi certi per i pagamenti e rating che valutino portafoglio ordini e solidità industriale, non solo patrimonio. Non è una richiesta di credito senza controlli. È la richiesta di non lasciare sole imprese sane che stanno costruendo le opere del Piano. Il credito deve tornare a essere uno strumento di sviluppo, non un privilegio per chi è già grande. E chi realizza il PNRR non può finanziarlo con la propria cassa.

«Non chiediamo credito indiscriminato né garanzie pubbliche senza controlli», precisa il presidente Lombardi. «Chiediamo che il merito creditizio torni a valutare anche la solidità industriale dei progetti e la capacità di generare lavoro e valore. Alle imprese viene chiesto di completare il PNRR, rispettare cronoprogrammi sempre più stringenti, investire in sicurezza, digitalizzazione ed efficienza energetica. Non è accettabile affidare loro questi obiettivi e, nello stesso tempo, lasciarle senza liquidità. Accelerare i pagamenti e riaprire l’accesso al credito delle piccole imprese non significa sostenere una singola categoria: significa mettere il sistema produttivo italiano nelle condizioni di portare a termine gli investimenti del PNRR».

«Il credito deve tornare a essere uno strumento di sviluppo, non un privilegio riservato a chi è già grande e capitalizzato. E le imprese che stanno realizzando le opere del PNRR devono essere pagate nei tempi dovuti: non possono essere loro a finanziare il Piano con la propria cassa», conclude il presidente nazionale di Federcepicostruzioni.

ANTONIO LOMBARDI
presidente di Federcepicostruzioni
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