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Sant’Arsenio, il 25 settembre Carmelo Conte presenta “Processi e Politica” alla Banca Monte Pruno

Di Giuseppe Geppino D’Amico

A distanza di un anno dall’uscita de “Il Brigante e il Maestro”, “un omaggio alla terra del Cilento, ai suoi protagonisti e a tutti coloro che, attraverso le loro scelte, hanno contribuito a scrivere la nostra storia”, l’on. Carmelo Conte torna in libreria con “Processi e Politica. Dopostoria di un conflitto tra poteri”, edito da Baldini+Castoldi (Collana Gli Scarabei). Il volume sarà presentato venerdì 25 settembre, alle ore 17:00, a Sant’Arsenio, presso la Sala Cultura della sede amministrativa della BCC Monte Pruno, che organizza l’evento unitamente al Circolo Banca Monte Pruno. Il programma prevede il saluto di Aldo Rescinito (Presidente Circolo Banca Monte Pruno) e di Michele Albanese (Presidente Banca Monte Pruno). A seguire, gli interventi di Tommaso Pellegrino (già Deputato della Repubblica), Vincenzo Mattina (già Deputato della Repubblica ed Europarlamentare) e Camillo Catarozzo (Presidente BCC Campania Centro). Moderatore Umberto Mazzali (Area Executive Banca Monte Pruno). Sarà presente l’Autore.

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Carmelo Conte e Geppino D’Amico

Nel maggio del 2013 l’on. Carmelo Conte, in una lunga intervista (oltre 30 minuti) trasmessa dall’emittente UNOTV di Sala Consilina, affrontava molti argomenti riguardanti la sua lunga attività politica, ma anche la vicenda giudiziaria di cui, suo malgrado, era stato protagonista. Vicenda che già allora si era chiusa con il proscioglimento da ogni accusa. Del resto, “chi –affermava Carmelo Conte– ha promosso il processo sapeva che sarebbe finita così”. Ora l’ex ministro torna sull’argomento nel nuovo libro, ma prima di parlare della stagione politica di cui il PSI fu protagonista nella provincia di Salerno, del processo a suo carico, di altri compagni di partito, del ruolo della magistratura, del ruolo della stampa dell’epoca e del rapporto cittadini-magistrati, analizza alcuni grandi processi del passato (anni ’50-’70). Tra questi, il processo al maresciallo Rodolfo Graziani per il ruolo avuto durante la campagna di Libia; il processo contro Giovannino Guareschi per gli articoli pubblicati su Candido contro De Gasperi; il processo a don Lorenzo Milani, autore della Lettera ai cappellani militari, nella quale difendeva l’obiezione di coscienza attaccando i cappellani militari della Toscana che la difendevano e sostenevano, motivo per cui il prete scomodo di Barbiana fu rinviato a giudizio dinanzi al tribunale di Firenze, per chiudere con i 33 processi subiti da Pasolini. “Nella parola processo –scrive Carmelo Conte– c’è tutto Pier Paolo Pasolini: il processo della sua vita, quello di artista, quelli giudiziari e quello del suo articolo Perché il processo, pubblicato sul Corriere della Sera, il 28 settembre 1975, in cui ripete retoricamente a ogni capoverso l’espressione i cittadini italiani vogliono consapevolmente sapere perché”. Per Conte, “Pasolini –scrive Carmelo Conte– immagina un processo alla Democrazia cristiana e fa l’elenco morale dei reati commessi da coloro che hanno governato l’Italia, che dovrebbero trascinare almeno una dozzina di potenti democristiani sul banco degli imputati, in un regolare processo penale, simile, per la precisione, a quello celebrato contro Papadopulos e gli altri colonnelli”.

Carmelo Conte

Qual è il nesso dei processi ricordati da Conte rispetto a quelli subiti da lui e da Vincenzo Giordano, il sindaco “galantuomo” di Salerno, arrestato e poi assolto da ogni accusa? Non credo sia sbagliato sostenere che l’Autore li ritenga ingiusti. Senza dimenticare la lunghezza del processo: “Con la durata del Processo California –scrive Carmelo Conte– è stata fatta violenza al diritto: con 75 imputati e due gradi di giudizio è durato circa vent’anni… senza poter dire chi decise di iscrivermi nel registro degli indagati, perché il suo nome non risulta in nessun atto e da nessun registro. Uno dei più grandi processi della storia, il Maxiprocesso di Palermo, con 475 imputati, con tre gradi di giudizio, è durato invece sei anni”. Da politico di successo a imputato desiderato: il motivo? Conte non ha dubbi: “Era un periodo –spiega Carmelo Conte– in cui essere socialista era già motivo di reato per avere il PSI, nel 1987, messo all’opposizione la DC a Salerno dando vita a una giunta laica e di sinistra, e i Demitiani ad Avellino. La doglianza, però, non riguarda il giudice ma l’inquirente; non l’interpretazione dei fatti, ma la loro esistenza”. L’amarezza dell’ex ministro appare evidente: se qualcuno gli chiede cosa gli manchi di più da quando è uscito dalla politica attiva, la risposta è “la politica”, per cui, anche se fuori dalla mischia, ha continuato a occuparsene con i suoi libri (“Sasso o coltello”, “Il vento del Sud”, “Il Sud al tempo degli Italiani”, “Coincidenze e poteri”, “Dialoghi nel tempo” e “La verità di un protagonista”).

Carmelo Conte

Particolare attenzione l’Autore riserva alle vicende del 1992 determinate da “Mani pulite” che, nata quasi per caso nel febbraio del 1992, si è poi estesa in tutta Italia, Salerno compresa, provocando la crisi della Prima Repubblica. Per quanto riguarda Salerno, Conte non poteva astenersi dal commentare la vicenda del sindaco Vincenzo Giordano, il suo arresto e le dimissioni della giunta laica e di sinistra, con conseguenti elezioni amministrative che nel maggio 1993 aprirono la via a De Luca e al Deluchismo. In merito alla vicenda nazionale del 1992 che portò alla crisi della Prima Repubblica, Conte ritiene che “sarebbe storicamente e culturalmente fuorviante ritenere che la crisi del Paese e della politica siano riconducibili solo a un evento, la corruzione e il terremoto provocato da Mani pulite. La crisi è stata il risultato di ‘faglie’ interattive del sistema sociale, culturale e istituzionale, di cui Mani pulite è stata, a sua volta, espressione; mentre la causa scatenante va ricercata nel perché del fallimento della politica di Moro e di Craxi, che ha anticipato l’estinzione della DC e del PSI, aprendo una crisi che dura ancora”. Un’altra vicenda presa in esame nel libro è quella relativa al rapimento dell’assessore regionale della Campania Ciro Cirillo da parte delle Brigate Rosse, e liberato a seguito del pagamento di un riscatto e di trattative tra la camorra di Cutolo e i servizi segreti. Una vicenda che fece molto discutere, anche perché tre anni prima lo Stato non volle aprire alcuna trattativa per salvare il leader della DC, Aldo Moro. Sempre per quanto riguarda la camorra, Conte ricorda anche le sue denunzie sulla presenza della criminalità organizzata nella provincia di Salerno e di avere presentato nel 1991, insieme all’on. Francesco De Martino, una proposta di legge per “la istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla delinquenza organizzata in Campania”. Iniziative che misero a rischio la sua stessa vita: “Dal 1983 al 1989 –ricorda Carmelo Conte– sono stato sotto scorta per motivi di sicurezza personale, disposta dal ministero dell’Interno. Tutela che mi era stata rafforzata e prorogata dopo la mia nomina a ministro, fino al 1994, dal ministero dell’Interno. Ho subito tre attentati non riusciti della camorra che, evidentemente, mi voleva intimidire per farmi tacere”.

“Processi e Politica” è un libro da leggere per le analisi in esso contenute e analizzate da un protagonista di primo piano del periodo preso in esame. È un libro che vede insieme cronaca e storia, quindi utile sia per chi quel periodo lo ha vissuto o semplicemente conosciuto, sia per chi, magari per età, non ne ha contezza alcuna. Senza volere sminuire gli altri argomenti, almeno due meritano particolare attenzione e riflessione per la loro attualità: la necessità di superare lo squilibrio tra poteri dello Stato (argomento ben presente nel libro a partire dal titolo) e il dibattito sulla legge elettorale che inciderà sul futuro del Paese. “La Democrazia –scriveva Alexis de Tocqueville– è il governo di un popolo informato”.

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