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Se la mobilità è un diritto, noi siamo cittadini di serie B. Lettera aperta di Barbara Gallotto

di BARBARA GALLOTTO

Scrivo per dare voce ad una comunità che, da un giorno all’altro, ancora una volta, si è scoperta più isolata, invisibile e privata di un diritto fondamentale: quello alla mobilità.

Di fatti, da ottobre 2026 verrà soppresso l’unico pullman della zona che collegava direttamente il Vallo di Diano con Roma. Si consumerà, così, l’ennesimo strappo ai danni delle aree interne della nostra regione.

Come ben sappiamo, da decenni, nel nostro territorio le rotaie sono ormai un miraggio o un ricordo del passato. Non abbiamo una ferrovia funzionante, non abbiamo collegamenti statali o regionali diretti, se non un’odissea di cambi, di coincidenze, di ore di stallo in stazioni tutt’altro che accoglienti, di un tempo interminabile per coprire una distanza di soli 300 km e, non meno importante, un enorme dispendio di denaro!

Per noi viaggiatori, infatti, la parola “trasporto pubblico” non si traduce in treni o infrastrutture garantite dallo Stato, ma in sigle di ditte private. E quando l’unica azienda che assicurava la tratta verso la Capitale decide di cancellare il servizio, il Vallo di Diano non subisce un semplice disservizio: viene letteralmente tagliato fuori dal resto del Paese.

Le conseguenze di questo silenzioso colpo di spugna gravano sulle spalle delle fasce più vulnerabili e dinamiche della nostra popolazione. Pensiamo ai tantissimi studenti universitari fuori sede, costretti a rientri complessi e costosi, il cui diritto allo studio viene limitato dalla sfortuna geografica di essere nati qui. Pensiamo ai lavoratori pendolari, che hanno scelto con fatica e coraggio di rimanere a vivere nella propria terra d’origine pur lavorando fuori o di chi cerca di assere presente il più possibile tornando almeno per poche ore nei fine settimana.

Ma il dramma più profondo riguarda la salute. Quel pullman era l’unico cordone ombelicale per i tanti cittadini, spesso anziani o persone affette da gravi patologie, che avevano la necessità di raggiungere i grandi plessi ospedalieri e di ricerca di Roma per visite specialistiche, terapie e cure salvavita. Per loro, quel viaggio non era una scelta, ma una necessità vitale. Da oggi, curarsi è diventato un lusso per chi possiede un’auto o può permettersi soluzioni private insostenibili.

Non sappiamo quali politiche aziendali abbiano costretto la ditta Curcio a prendere una decisione così drastica, certo non possiamo fargliene una colpa, ma la ricaduta negativa sugli utenti è e sarà pesante. Un’utenza, quella per Roma, che spingeva all’acquisto di un biglietto anche diverse settimane prima, per assicurarsi un posto.

Questa non è la manifesta richiesta di un privilegio, ma il resoconto di una riflessione riguardo ad un territorio in cui la libertà della mobilità cittadina è legata esclusivamente ai mezzi privati. E un territorio senza comunicazione pubblica è destinato inevitabilmente all’invisibilità, all’isolamento, all’oblio.

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1 comment

  1. Le autolinee in concessione regionale , chiaramente , no. hanno mai chiesto la riapertura al tra commerciale della linea Sicignano – Lagonegro ed hanno fatto pubblicità elettorale , sugli autobus di proprietà della Regione Campania a chi non si impegnava a farla riaprire . Gli abitanti del Vallo di Diano hanno votato questi personaggi, sperando di , da buoni sudditi , che continuasse il calvario di un viaggio di oltre 4 ore, alla velocità massima di 100 km/ ora in autostrada , senza potere andare a bagno, come al tempo delle diligenze trainate dai cavalli .

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