Nell’ambito della rassegna “Incontri in Biblioteca” è stato presentato a Polla il saggio di Vitantonio Capozzi “Echi e volti di storia lungo le vie del Tanagro”. Dopo l’introduzione del consigliere delegato alla Cultura del Comune di Polla, Giovanni Corleto, hanno presentato il saggio e discusso con l’autore il giornalista Giuseppe D’Amico e la professoressa Alfonsina Medici. Capozzi non è nuovo alla ricerca storica. Già nel saggio “Identità e Territorio”, pubblicato nel 2021, aveva evidenziato gli effetti del suo impegno nel ricostruire il passato arcaico che riguarda l’epopea delle popolazioni preromane autoctone e immigrate che cercavano nella nostra penisola il loro posto al sole.

E proprio in questo contesto, così come riportato dalle fonti indagate – Strabone, Plinio il Vecchio, Tolomeo –, l’autore ha delineato la realtà di una città, Petelia, che assomma in sé una componente mediterranea, in quanto fondata dai Pelasgi (venuti dal mare e stanziati ad Atena), e un’altra italica, allorquando dopo la conquista lucana, divenne un importante centro della Lucania. Sulla scorta della descrizione topografica Capozzi ha ravvisato in Petelia Lucana il nucleo primitivo del paese, che in seguito assumerà il toponimo Polla dal nome della sacerdotessa romana Insteia Polla.Nel secondo lavoro, “Viaggio nel tempo col Tanagro” (giugno 2023) Vitantonio Capozzi ha focalizzato la sua ricerca su un elemento paesaggistico fra i più connotativi del nostro comprensorio: il fiume Tanagro che attraversa in tutta la sua lunghezza la pianura del Vallo di Diano e a Polla passa nel bel mezzo del paese scorrendo sotto le arcate di un ponte romano per poi abbandonare il Vallo presso la gola di Campestrino. Sabato Vitantonio Capozzi ha presentato un nuovo saggio, “Echi e volti di storia lungo la via Reggio-Capua”, la via che nel nostro territorio si snoda in parallelo con il fiume e la ferrovia soppressa. La Reggio-Capua, però, assume un significato molto importante considerando la sua lunghezza, ben specificata nel Lapis Pollae, un autoelogio inciso su pietra del console Tito Annio Losco il quale attribuisce a sé il merito della realizzazione dell’arteria che dal secondo secolo avanti Cristo unisce la Calabria al resto dell’Italia peninsulare.
La Via Regio-Capua ha una lunghezza totale indicata sul Lapis Pollae di 321 miglia romane, corrispondenti a circa 475 km. (la parola miglio deriva dall’espressione latina milia passuum, “ migliaia di passi ”, che nell’Antica Roma denotava l’unità pari a mille passi, ovvero un passo è pari a circa 1,48 metri). La strada romana era l’asse viario meridionale che rendeva possibili i collegamenti da Roma, tramite la via Appia, con i porti d’imbarco per l’Africa, l’Oriente e successivamente la Terra Santa. La sua realizzazione fu strategica soprattutto perché determinò enormi cambiamenti sull’organizzazione dei territori attraversati. Numerose le testimonianze che la riguardano perché, fin dall’antichità, fu frequentata da viaggiatori che lasciarono ampie testimonianze del loro passaggio. In particolare, la lettera che il 25 luglio del 44 a.C. Cicerone inviò ad Attico da Vibo Valentia, prova come la rotta da Reggio a Patrasso, città della Grecia famosa per il suo grande porto commerciale, fosse stato un itinerario conosciuto e frequentato. Particolarmente interessante è un passo delle Historiae di Sallustio dal quale emerge che Spartaco, passato nel Vallo di Diano, riuscì a sollevare contro i loro padroni molti schiavi, tanto che in pochi giorni riuscì a raddoppiare gli effettivi del suo esercito di ribelli mettendo in fuga i coloni, i coltivatori liberi che vivevano nella zona.

Nel Medioevo la storica via fu frequentata soprattutto da chi voleva raggiungere o tornava dall’Oriente. Ne sono testimonianze tanto gli itinerari scritti dai pellegrini che ci illuminano sui percorsi verso Oriente o i luoghi di culto locali, quanto oggetti provenienti dalla Palestina ritrovati lungo le principali vie. E il versante ionico? Il porto di Crotone risulta inserito nei traffici del Mediterraneo già nell’alto Medioevo. Per raggiungere Roma, i pellegrini sbarcati a Crotone utilizzavano la costiera jonica. Attraversavano i territori di Cariati sul Mare Ionio, di Roscianum (Rossano), di Thurium. Da qui, una “ bretella ” collegava la strada jonica all’Annia/Popilia nei pressi della statio di Interamnia. Ovviamente, poiché attraversa il Vallo di Diano, si può sostenere che questa arteria ha avuto un ruolo spesso decisivo nella storia dei territori attraversati. Su questa via si sono sviluppate tutte le dominazioni che si sono succedute nel Vallo di Diano: Lucani, Greci, Romani, Bizantini, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi e Spagnoli: tutti hanno lasciato qualche segno. Nel corso dell’incontro sono state analizzate le tracce che le varie dominazioni hanno lasciato: la riforma graccana, il Battistero di San Giovanni in Fonte del IV secolo, il passaggio degli imperatori Federico II (lo “ Stupor mundi ”) e Carlo V che nel 1535, risalendo la penisola di ritorno dalla battaglia di Tunisi dove sconfisse l’impero ottomano, si fermò nella Certosa di Padula con il suo esercito e con il suo medico personale, Marino Grasso, che era di Roccagloriosa dove è sepolto.

Non vanno dimenticati due degli uomini che, in epoca risorgimentale, hanno contribuito all’unità d’Italia, Carlo Pisacane e Giuseppe Garibaldi. Certo, Pisacane pagò con la vita il suo tentativo ma ha lasciato il segno con i suoi scritti. Così come con i suoi scritti ha lasciato il segno François Lenormant con il suo “Viaggio attraverso la Calabria e la Lucania”. Ampio rilievo è stato dato anche al Battistero paleocristiano di San Giovanni in Fonte, realizzato nel IV secolo su una sorgente in occasione della riforma delle diocesi decisa da Papa Marcello. Non va dimenticato San Francesco da Paola che proprio a Polla ha lasciato una traccia importante del suo passaggio con un autoritratto a carboncino nella casa dove fu ospitato per una notte. Il resto è storia recente: la via ab Regium ad Capuam è stata sostituita dalla Salerno-Reggio Calabria e ancora oggi, così come ai tempi della Regio-Capua, tutto passa da qui, nel bene e nel male.




