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Da Rofrano a New York, andata e ritorno: venerdì 4 settembre Giuseppe Viterale presenta il suo nuovo libro

Di Giuseppe Geppino D’Amico

Giuseppe Viterale con la moglie Ornella Morena

“Rofrano non è solo un punto sulla mappa: è un pezzo della nostra identità, un luogo che merita di essere vissuto e valorizzato. Sta a noi trasmettere questa consapevolezza alle nuove generazioni perché possano tornare, innamorarsene e contribuire a mantenerlo vivo”. È questa l’opinione di Giuseppe Viterale, nato nel piccolo centro del Cilento interno ed emigrato a 28 anni negli Stati Uniti, dopo avere conseguito nel 1986 la laurea in Architettura presso l’Università La Sapienza di Roma. A New York, nel 1987, incontra per caso Ornella Morena, emigrata con la famiglia da Teggiano, che poi diventa sua moglie: “Era una serata – racconta Giuseppe Viterale – fredda e piovosa; stavo andando a prendere il treno e vedo una ragazza che scivola su una lastra di ghiaccio. L’aiuto a rialzarsi, lei mi dice ‘thank you’ e io le rispondo in italiano: ‘Prego’. Lei sobbalza: ‘Ma è italiano come me?’. Fu il nostro incontro del tutto casuale”. Come dire? Cupido è sempre in agguato e scaglia le sue frecce anche quando fa freddo. A New York Viterale inizia a lavorare come architetto con Herbert Construction, ma negli anni ’90 intraprende con grande successo la carriera di ristoratore a Manhattan. Oggi ha 67 anni e dal suo matrimonio con Ornella sono nati quattro figli (Giovanni, Angelo, Pino e Massimo) e ogni volta che torna nella natia Rofrano è per tutti semplicemente Peppe d’o mulinaro. Pur avendo ottenuto grande successo a New York, Giuseppe Viterale non ha mai dimenticato quel piccolo paese arroccato sulla collina, a cui ha dedicato più di un libro. Nel 2023 ha pubblicato per Galzerano Editore il volume “Antologia Rofranese”, contenente una serie di brevi biografie pubblicate sul gruppo Facebook “Tele Rofrano”.

Da alcuni giorni Viterale è con la famiglia a Rofrano, dove domani, 4 settembre, alle ore 20,30, in piazza San Nilo, sarà presentato il suo nuovo libro, “Rofrano-New York, Andata e ritorno”, che ha per sottotitolo “Un viaggio tra due mondi, un solo cuore”. Il programma prevede gli interventi dell’autore, di Renato Palumbo (presidente Pro Loco Rofrano), di Ornella Morena Viterale (guest speaker) e di Giuseppe Galzerano (editore). Il nuovo volume è la logica continuazione del precedente in quanto, oltre a fatti e personaggi di Rofrano e dei paesi limitrofi, primo fra tutti il sottosegretario al Ministero dell’Interno Nicola Lettieri, contiene numerosi episodi della vita americana dell’autore. I suoi locali sono stati frequentati da vip del calibro di Robert De Niro, Diana Ross e David McCullough, autore di numerosi best seller insignito due volte del Premio Pulitzer, e da vari politici e cantanti, tra i quali Brian Johnson, vocalist degli AC/DC, pionieri dell’heavy metal.

Ma qual è il segreto di un ristorante di successo? Giuseppe Viterale non ha dubbi: “Credo – spiega Giuseppe Viterale – che il cibo sia fondamentale, ma da solo non basta. Ci vuole qualcosa di magico: un’atmosfera in cui il cliente si senta accolto, coccolato e importante. È essenziale far capire al cliente che non è lui a ricevere un favore mangiando da te, ma sei tu a ricevere un favore grazie alla sua presenza. Questa è sempre stata la mia filosofia”. Molto importanti sono anche la serietà e il rispetto per i clienti: si spiega così la decisione di non accogliere le Desperate Housewives, protagoniste di una seguitissima serie TV. Essendo il locale pieno, invitate ad attendere 45 minuti, le Casalinghe disperate risposero che non erano abituate ad aspettare, per cui preferirono andare via. Per Viterale, no problem!

Singolare l’episodio verificatosi con Donald Trump: “Ero general manager – racconta Giuseppe Viterale – presso il ristorante italiano Cellini, nel cuore di Manhattan; dopo avere pranzato, il futuro presidente degli USA si allontanò senza passare per la cassa. Il conto? 64 dollari, che il cameriere avrebbe dovuto pagare di tasca sua. Decisi quindi di uscire e raggiungere Donald Trump per consegnargli il conto. Lo vidi che si stava dirigendo verso Park Avenue, lo raggiunsi e gli dissi: ‘Signor Trump, si è dimenticato di un piccolo dettaglio: il conto’. Lui si scusò con gentilezza e pagò in contanti. Mi chiese se fossi italiano e mi disse che apprezzava molto le cravatte di Marinella. Quell’incontro, per quanto breve, rimase un ricordo indimenticabile della mia avventura newyorkese. Con il tempo il mio giudizio è cambiato”.

Sergio Mattarella e Giuseppe Viterale

Dopo la pandemia Giuseppe Viterale ha lasciato il settore della ristorazione e oggi è un dirigente, unico italiano in un ambiente tutto americano, dell’esclusivo Harvard Club di New York, associato all’Università di Harvard.

Qui ha avuto l’onore di conoscere e fare da guida al presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, in visita a New York: “Il rappresentante permanente d’Italia alle Nazioni Unite, Maurizio Massari – racconta Giuseppe Viterale – ha voluto portare il Presidente Mattarella nel nostro club, presieduto da Steve Younger, per fargli vivere un’esperienza nel mondo della cultura americana. È stato felice di trovare come guida un italiano.

Ho avuto anche il tempo di dirgli che sono cilentano. Abbiamo fatto una visita di una decina di minuti attraverso le sale del club, fino all’imponente libreria che è considerata d’interesse storico. È rimasto colpito nel vedere molti giovani che studiavano e ha compreso come il club sia una realtà viva e dinamica, aperta alle nuove generazioni”.

Giuseppe Viterale con la moglie Ornella Morena

Nel cuore di Giuseppe Viterale, però, oltre al Cilento c’è anche un po’ di Teggiano, il paese dal quale partì Ornella, devotissima di San Cono. A proposito del Santo, Giuseppe Viterale ricorda un incontro con il cardinale dell’Uruguay Daniel Sturla, in visita a New York: “Per un italiano – ricorda Giuseppe Viterale – è facile comunicare con alti prelati, perché parlano tutti un buon italiano e poi sono ben predisposti verso di noi. Per mio carattere cerco di non essere banale nel trovare argomenti di conversazione e mi sforzo di trovare temi che possano interessare il mio interlocutore. In questo mio sforzo, San Cono di Teggiano mi è venuto incontro. Qualcuno dirà: ‘Ma che ci azzecca San Cono con un cardinale dell’Uruguay?’. Il nostro Santo del Vallo di Diano è il più venerato in Uruguay e precisamente nella città di Florida, una cittadina di 33.000 abitanti. Ogni anno, il 3 giugno, come a Teggiano, si fanno i festeggiamenti di San Cono con una partecipazione immensa, ripresa dalla televisione nazionale. La reazione del cardinale è stata che, dopo una formale stretta di mano, si è trattenuto con me per oltre 30 minuti”.

Nonostante viva a New York da 37 anni, Giuseppe Viterale ha mantenuto un legame strettissimo soprattutto con Rofrano: “Ritorno – conclude Giuseppe Viterale – tutti gli anni d’estate. Come omaggio al mio paese ho scritto tre anni fa ‘Antologia Rofranese’ e oggi ‘Rofrano-New York, Andata e ritorno’, brevi biografie di persone che ho conosciuto negli anni giovanili”. Con Rofrano e anche Teggiano, e San Cono, nel cuore.

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