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Genova, la polemica sulla Liberazione riaccende i riflettori sul salernitano Alfredo Carmine Romanzi: l’uomo che trattò la resa dei tedeschi

Di Giuseppe Geppino D’Amico

Ad 81 anni di distanza dalla fine della Seconda guerra mondiale, che determinò la sconfitta del nazifascismo, c’è ancora qualcuno che si ostina a non voler fare i conti con la Storia. È il caso di un consigliere comunale di Futuro Nazionale ed ex assessore di Fratelli d’Italia, Francesco Maresca, il quale ha pubblicato un post dal titolo “La Decima Mas salvò il porto di Genova”, con l’aggiunta di un’immagine realizzata con l’intelligenza artificiale. La ricostruzione di Maresca ha riacceso a Genova lo scontro sulla memoria della Liberazione ed è stata contestata duramente dall’Anpi e dal Partito Democratico, che accusano l’esponente di Futuro Nazionale di voler riscrivere la storia della città: “Genova e il suo porto furono salvati dal Comitato di Liberazione Nazionale, dai lavoratori e dal cardinale Pietro Boetto”, la risposta dell’associazione partigiana. E ancora: “Nausea. Non ci sono altre sensazioni che si possano provare di fronte alla provocazione di Maresca: mai si è ascoltata una falsità storica di questo genere. La Storia non fa polemiche: semplicemente è ciò che è, senza ‘scoperte’ che vogliono trasformare i vinti in vincitori, i boia in liberatori”. L’Anpi ricorda poi il ruolo avuto dalla stessa Decima Mas nelle ore della Liberazione: “All’Hotel Columbia il maggiore della X Mas Arillo firmò la resa delle truppe repubblichine: altro che il salvataggio del porto! Fu una resa di fronte a una sconfitta totale e assoluta delle camicie nere, questa è la Storia”.

Per dovere di cronaca va ricordato che un ruolo decisivo nella liberazione di Genova lo ebbe un giovane medico, Alfredo Carmine Romanzi (all’epoca trentaduenne), nato a Salvitelle l’8 settembre 1913 e deceduto a Genova nel febbraio 1994, decimo dei tredici figli di Francesco Romanzi, medico, e di Angiola Bonavoglia, entrambi facoltosi proprietari terrieri. A Salvitelle trascorse la sua prima gioventù, dopodiché nel 1931, terminato il liceo, si iscrisse alla facoltà di Medicina dell’Università Federico II di Napoli, dove si laureò nel 1937. Nel frattempo compì anche il servizio militare. Dopo la laurea si trasferì a Genova, dove sostenne l’esame di Stato e venne invitato dal professor Luigi Piras a far parte dell’Istituto di Igiene, diventando assistente ordinario della materia.

Proprio nella città ligure iniziò a frequentare gli ambienti antifascisti. Il punto di svolta arrivò negli anni ’40, quando fu chiamato al servizio militare e inviato come tenente medico prima in Francia, poi in Albania e Jugoslavia, dove restò fino al 1943. Rientrato a Genova riprese i contatti con gli ambienti antifascisti e, dopo l’armistizio dell’8 settembre, entrò a far parte della Resistenza nelle formazioni di “Giustizia e Libertà”, svolgendo compiti di collegamento tra i partigiani combattenti in Liguria e poi in Piemonte, in clandestinità, assumendo il nome di battaglia di “Stefano”. Nel 1945, in primavera, venne richiamato a Genova da Mario Cassiani Ingoni, rappresentante del Partito d’Azione in seno al CLN ligure. Nello stesso anno entrò in contatto, tramite il collega della Facoltà di Medicina Antonio Giampalmo, con il generale tedesco Gunther Meinhold, comandante della piazza di Genova. Su mandato del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) e del Comando Regionale Militare Unificato, Romanzi incontrò diverse volte il generale tedesco per negoziare le condizioni della resa di quest’ultimo.

Nella notte del 24 aprile, con un’ambulanza, raggiunse il Comando tedesco a Savignone per un colloquio con Meinhold. Arrivato a Savignone alle prime ore del mattino, Romanzi intrattenne con Meinhold un colloquio di almeno due ore, durante il quale il generale si rese conto che non vi erano più vie di scampo, motivo per il quale accettò di recarsi a Genova con “Stefano”: Alfredo Carmine Romanzi scriverà in seguito: “Prima di metterci in viaggio, Meinhold mi consegnò la sua pistola come garanzia di lealtà delle sue intenzioni. Alle dieci siamo ripartiti insieme, sempre sull’ambulanza; il capitano Asmus ci seguiva su un’altra macchina”. Alle tre del pomeriggio del 25 aprile i due arrivarono a Villa Migone, dove giunsero anche i membri del CLN Remo Scappini ed Errico Martino, il comandante della piazza di Genova, maggiore Mauro Aloni, il console tedesco Etzdorf e il dottor Savoretti. Su richiesta di Meinhold, Romanzi presenziò alla stesura dell’atto di resa senza firmare il protocollo poiché non autorizzato a farlo: Alfredo Carmine Romanzi ricordò: “Ho deliberatamente rinunciato ad un’occasione per passare alla storia. Non mi sono mai aspettato nessuna ricompensa per quello che ho fatto. Potevo rifiutarmi di trattare con Meinhold; ho scelto di farlo e voglio comunque aggiungere che si è trattato dell’esperienza più importante della mia vita, semplicemente perché l’ho considerato mio dovere”.

Dopo la resa Meinhold venne processato a Norimberga; il CLN di Genova inviò ai giudici una memoria in cui si rendeva nota la lealtà del suo comportamento, favorendone l’assoluzione. Romanzi ha rivisto Meinhold soltanto un paio di volte per incontri cordiali. “Quando mi ha chiesto di appoggiare la sua nomina a console tedesco a Genova -ha raccontato- mi sono rifiutato”. Il 25 aprile del 1955 il prof. Romanzi consegnò la rivoltella ricevuta dal generale Meinhold al presidente dell’Istituto Storico della Resistenza in Liguria, Mario Cassiani Ingoni.

“Questi fatti – ricorda in un suo testo Bruno Orsini – da soli ci dicono che Romanzi, con straordinario coraggio, lealtà verso tutti, fedeltà al Movimento partigiano di cui faceva parte e amore per l’Italia, ha ricoperto un ruolo centrale per ottenere che Genova fosse liberata ben prima dell’arrivo degli alleati, senza ulteriori sacrifici umani e senza la temuta distruzione dei suoi principali impianti produttivi, industriali e portuali. Basterebbe tutto ciò per consegnare l’allora trentaduenne Romanzi alla storia di Genova e della Resistenza”. Oltre a questo atto eroico, il prof. Romanzi è stato uno dei più brillanti docenti di Microbiologia, creando una grossa scuola con allievi in tutta Italia; ha governato con grande equilibrio l’Università di Genova in periodi complessi della vita studentesca italiana ed europea per ben 15 anni (1969-1984), ha diretto la Conferenza Nazionale dei Rettori Italiani (1976-1984) ed Europei (1984-1989), è stato l’estensore e primo firmatario della Magna Carta Universitatum (Bologna, 1988), contribuendo, con altri suoi colleghi, all’apertura internazionale delle Università italiane con il Progetto Erasmus, attraverso il quale milioni di studenti hanno potuto vivere esperienze europee internazionali.

Fabio Alberto Roversi Monaco, Magnifico Rettore dell’Università di Bologna, in una commemorazione della figura di Romanzi così lo descrive: “un quiet leader”, “un gentleman non molto alto, vestito impeccabilmente, con una pipa e un cappello sempre a portata di mano”, esponente di una generazione “erede delle grandi trasformazioni del secolo XIX”, che aveva “sopportato e superato tutto senza mai perdere la fiducia nei valori dell’essere umano e dell’organizzazione democratica di società libere”, che aveva creduto nell’Europa per la “cui unità si doveva lottare anche tramite la cultura”.

Purtroppo, nel nostro Paese vige ancora l’antico adagio “Nemo propheta in patria” e a Salvitelle non c’è niente (non una via, non una targa sulla casa nativa) che lo ricordi. Genova lo ha ricordato, Salvitelle ancora no. Lo scorso anno, in occasione dell’80° anniversario della Liberazione, l’Associazione Palazzo Albirosa di Polla ha reso omaggio alla figura del prof. Carmine Alfredo Romanzi depositando nella cappella dove è sepolto un documento che ne ricorda l’attività di scienziato e il ruolo da lui svolto durante la Resistenza antifascista, chiedendo al Sindaco che la sua figura possa essere pubblicamente e perennemente ricordata con le modalità ritenute più opportune. L’auspicio è che la recente polemica scoppiata nel capoluogo ligure possa far comprendere l’importanza che un proprio figlio, partito da un piccolo centro del Salernitano, ha avuto nella storia nazionale dell’Italia. Non è mai troppo tardi.

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