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Polla, interessante conferenza della prof. Monica Barni su “La politica linguistica italiana nel mondo globale tra Babele e Pentecoste”

di GIUSEPPE D’AMICO

“La politica linguistica italiana nel mondo globale tra Babele e Pentecoste”: questo il tema della conferenza della prof. Monica Barni nell’ambito del “Programma Estate 2026” in programma a Polla per iniziativa dell’Associazione Palazzo Albirosa, Centro Studi per le Neuroscienze, la Cultura, l’Ambiente e il Benessere globale presieduto dal prof. Antonio Federico.

Professore Ordinario di Linguistica Educativa e Direttrice del Centro Linguistico di Ateneo dell’Università La Sapienza di Roma, già Magnifico Rettore dell’Università per Stranieri di Siena e per cinque anni Vice presidente e Assessore alla Cultura della Regione Toscana, la prof. Barni ha catturato l’attenzione dei presenti con un intervento a vasto raggio partendo dalla nostra Costituzione che “è un manifesto programmatico della linguistica italiana in cui la parola “lingua” ricorre solo tre volte in altrettanti articoli”.

In particolare, nell’articolo 3, “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”; nell’articolo 6: “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche” e nell’articolo 111che consente ad una persona sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.

La Costituzione, quindi, vuole impedire il Nazionalismo basato sulla lingua unica per cui ci porta a riflettere sul legame lingua-cittadinanza-integrazione sotteso alle politiche attualmente in vigore in Italia, mettendole a confronto con le norme in altri Paesi europei ed extra-europei. La normativa che regola le politiche di immigrazione ha gradualmente assunto un carattere restrittivo anche in Italia, conseguenza del clima ideologico e politico che circonda da anni queste vicende. A partire dal Decreto Legislativo n. 286 del 1998, la conoscenza della lingua italiana è diventata uno dei requisiti necessari per l’ottenimento del permesso di soggiorno di lunga durata. La spinta ideologica e politica al controllo dei flussi migratori e il conseguente obiettivo di escludere i migranti con un basso livello di istruzione, e quindi considerati inutili a rispondere alle richieste del mercato, ha visto nella lingua uno strumento a disposizione e facilmente utilizzabile.

La lingua nazionale del paese viene assunta come un potente indice di appartenenza a una comunità, e la competenza acquisita è considerata un segno della garanzia del mantenimento dell’ordine nazionale. In questa logica, se lo straniero parla la lingua del paese, comprenderà e si farà comprendere e quindi non sarà portatore di conflitti.

Nel corso delsuo intervento la prof. Barni ha citato più volte Don Lorenzo Milani (“E’ la lingua ched ci fa uguali ed il possesso della lingua è indispensabile per farsi capire; quindi, la lingua deve essere promossa dalle classi dirigenti”) e Tullio De Mauro (“L’Italia delle Italie” in cui il dialetto è una lingua come le altre ma in quanto tale deve essere preservato).

A conclusione del suo intervento la relatrice ha illustrato la differenza tra Babele e Pentecoste, due episodi biblici che vengono considerati fondamenti simbolico-metaforici delle politiche linguistiche. L’idea della loro complementarità non anima solo le interpretazioni filosofico-linguistiche, ma anche le rappresentazioni visive dei due episodi. In Babele ci sono divisione, confusione, disordine, peccato, punizione, incomunicabilità: insomma, il male. Emerge la paura dell’incontro con l’Altro. Nella narrazione della Pentecoste gli Apostoli si trovano in un luogo chiuso, condividendo la loro fede; nel luogo avviene un evento eccezionale – il Divino che si profonde in ciascuno di loro con il vento impetuoso e le fiammelle dall’alto – dal quale discende una nuova loro capacità: il parlare le lingue. Fuori del luogo chiuso ci sono gli altri, che si meravigliano nel sentire gli Apostoli parlare le varie lingue, predicare in tutte le lingue. La meraviglia si accompagna anche all’incredulità, al pensare che non sia possibile superare la barriera della propria unica lingua.

MONICA BARNI e GIOVANNI CORLETO

Al termine del suo intervento la prof. Barni ha risposto alle domande dei presenti ed ha ricevuto in dono dal Delegato alla Cultura, Giovanni Corleto, il volume della storia di Polla, opera del prof, Vittorio Bracco.

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