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Polla, le Dimore Storiche come volano per il rilancio delle aree interne: la lectio magistralis di Nicola Tartaglione (VIDEO)

Di Giuseppe Geppino D’Amico

“Conserviamo ciò che amiamo; amiamo ciò che conosciamo e conosciamo quello che ci hanno insegnato. Questo spiega la mia presenza oggi a Polla”. Si può sintetizzare così il senso della lectio magistralis che il presidente dell’Associazione Dimore Storiche della Campania, Nicola Tartaglione, ha tenuto a Polla, ospite dell’Associazione Palazzo Albirosa, sul tema “Le Dimore Storiche motore di sviluppo per le aree interne della Campania”. L’Associazione Dimore Storiche Italiane (A.D.S.I.) è nata a Roma nel marzo del 1977, sull’esempio di analoghe associazioni già operanti in altri Paesi europei. Riunisce i proprietari di immobili storici di tutta Italia con lo scopo di tutelare, valorizzare e facilitare la conservazione di un vasto patrimonio culturale costituito da ville, palazzi, castelli e tenute agricole.

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“I nostri valori –ha esordito Nicola Tartaglione– sono l’amore per il bello, per la storia e per la cultura. Oltre al senso delle tradizioni, dell’amicizia, dell’appartenenza e del saper fare attraverso il senso civico e il lavoro. La missione di A.D.S.I. è quella di aiutarli a difendere, preservare e valorizzare tale patrimonio destinato all’intera umanità e, soprattutto, trasmetterlo alle future generazioni”. Fanno parte di questo patrimonio ville e palazzi, castelli e borghi, hotel di charme, musei e gallerie, casali, cascine e masserie, abbazie, badie e cappelle, parchi e giardini. Si tratta di beni collocati lungo tutto il territorio nazionale: nelle metropoli, nei capoluoghi, nelle cittadine e nei paesi; in alta montagna, lungo le valli, sui litorali e nelle pianure. “Ognuno di essi costituisce un monumento unico: unica la sua storia, unici i suoi problemi di manutenzione, unico il suo valore culturale e il rapporto con la comunità di riferimento. Sono vincolate dal punto di vista storico e artistico dal Ministero. Nel nostro Paese 50.000 sono le dimore storiche private, 4.500 quelle pubbliche. Fino agli anni ’70 del secolo scorso le dimore storiche erano considerate solo case vecchie e solo successivamente hanno stimolato la nostalgia dell’antico e la bellezza della verità. Oggi possono essere un punto di riferimento nelle iniziative in atto per evitare lo spopolamento e l’abbandono dei piccoli centri delle zone interne”.

I dati dell’Osservatorio sul Patrimonio Culturale Privato evidenziano che il 30% delle dimore storiche si trova in comuni con meno di 5.000 abitanti. In questi contesti esse svolgono un ruolo fondamentale non solo nella tutela del patrimonio culturale, ma anche nella vitalità economica e sociale delle comunità locali. Tra le numerose vicende narrate dal relatore, due hanno particolarmente attratto l’attenzione dei presenti: le antiche sculture in terracotta rinvenute a Capua e la Casina Reale di Persano.

Negli anni ’30 Amedeo Maiuri richiamò sulle sculture ritrovate a Capua l’attenzione degli studiosi di tutto il mondo, favorendo nuovi studi e nuove ricerche sulle Madri, oggi custodite nel Museo di Capua. Le Madri formano un complesso unico nel suo genere e un raro documento in Campania di scultura pre-imperiale: memoria di pietra e testimonianza di un culto con il quale gli antichi campani onoravano il mistero della vita, considerando la maternità come un dono divino e avvolgendo di spiritualità l’evento della nascita.

Singolare anche la vicenda della Casina Reale di Persano, circondata da un vasto territorio dove venivano allevati cavalli di particolare pregio e pascolavano le bufale che producevano il latte utilizzato per le celebri mozzarelle. Nel Settecento Carlo III di Borbone, appassionato di caccia, volle acquisire al patrimonio reale la Casina di Persano e il vasto territorio circostante: tramite fedeli emissari convinse il proprietario a cedergli il territorio offrendo in cambio un analogo terreno a Casale, in provincia di Caserta, da allora Casal di Principe, dove fu avviata la stessa attività che continua ancora oggi.

Ad introdurre l’illustre ospite è stato il prof. Antonio Federico, proprietario di Palazzo Albirosa, riconosciuto come Dimora Storica. Federico ha anche illustrato il programma della terza edizione delle Conferenze Estate 2026. Gli incontri avranno una cadenza settimanale fino al 12 agosto, per poi riprendere dal 21 agosto fino al 26 settembre. Si tratta di conferenze a carattere multidisciplinare che affronteranno temi che spaziano dall’intelligenza artificiale alla linguistica, dal futuro della lingua italiana all’agricoltura, dal giornalismo di guerra al terzo paesaggio, fino alla Scuola Medica Salernitana.

Massimo Loviso, Nicola Tartaglione e Antonio Federico

In occasione dell’apertura del ciclo di conferenze è stata anche inaugurata la Biblioteca dell’Associazione “Federico e Leone De Magistris”, denominata “Il Granaio”, che raccoglie oltre 5.000 volumi dedicati a medicina, letteratura, arte, storia, filosofia, diritto, sociologia, politica internazionale, oltre ad archivi storici e numerosi testi di interesse locale. “Si spera in futuro –ha dichiarato Antonio Federico– di poter classificare tutto il materiale, a cui si aggiungerà la parte di volumi conservati a Siena e che, a poco a poco, confluirà in questa struttura”.

Presente all’incontro il sindaco di Polla, Massimo Loviso, che si è complimentato con il prof. Federico per questa nuova iniziativa e con l’arch. Tartaglione per la relazione. Loviso ha poi ricordato che nel maggio scorso, a Roma, è stato firmato un protocollo d’intesa tra ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e ADSI, che riconosce le dimore storiche come parte integrante dell’identità culturale e leva strategica per la crescita economica, in particolare nei piccoli Comuni e nelle aree interne. L’accordo punta a riconoscere le dimore storiche come parte integrante dell’identità culturale italiana e come leva strategica per la crescita economica, sociale e turistica dei territori, in particolare nei borghi e nei comuni delle aree interne. La firma del Protocollo rappresenta un passo significativo per valorizzare le dimore storiche come presìdi culturali e motori di sviluppo territoriale, con l’obiettivo di metterle a sistema, sostenerle e integrarle nelle strategie di sviluppo locale e turistico, a beneficio dell’intero Paese. Il Protocollo prevede anche iniziative congiunte per favorire il turismo sostenibile e la destagionalizzazione dei flussi turistici, attraverso l’integrazione delle dimore storiche nei piani culturali e turistici locali, la creazione di itinerari dedicati, la promozione di eventi culturali condivisi e la realizzazione di progetti con scuole e università, programmi di volontariato culturale e iniziative di apertura al pubblico. L’obiettivo è duplice: da un lato promuovere un turismo lento e di qualità per contrastare lo spopolamento dei borghi e delle aree interne; dall’altro sensibilizzare i Comuni ad adottare, laddove possibile, politiche di semplificazione e agevolazione fiscale per chi custodisce questo patrimonio.

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Direttore responsabile: Giuseppe Geppino D’Amico
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