Un riconoscimento internazionale per la ricerca scientifica che mette in relazione ambiente, alimentazione e salute umana. Luigi Montano, uro-andrologo ospedaliero dell’ASL Salerno, esperto in Patologia Ambientale e Medicina dello Stile di Vita ed ex presidente della Società Italiana della Riproduzione Umana, è entrato nella prestigiosa classifica World’s Top 2% Scientists Stanford–Elsevier, che raccoglie i ricercatori i cui lavori accademici hanno raggiunto una particolare rilevanza nella comunità scientifica internazionale, sulla base delle citazioni ricevute dalle pubblicazioni.

Un risultato che valorizza un percorso di ricerca sviluppato nel corso degli anni e strettamente legato a una questione concreta: comprendere in che modo l’esposizione agli inquinanti ambientali possa incidere sulla salute e, in particolare, sulla capacità riproduttiva.
Al centro di questo percorso c’è EcoFoodFertility, il progetto interdisciplinare ideato da Montano tra il 2013 e il 2014, a partire dalle criticità ambientali della Terra dei Fuochi, territorio di origine del ricercatore. Un’esperienza nata dall’esigenza di dare risposte scientifiche a una realtà segnata dall’inquinamento e dalle preoccupazioni delle comunità locali, che nel tempo si è trasformata in un modello di ricerca capace di coinvolgere diverse discipline.
Uno degli elementi più innovativi del progetto è il concetto di Seme Sentinella. L’intuizione è quella di utilizzare il liquido seminale maschile come indicatore precoce e particolarmente sensibile dello stato di salute dell’organismo e dell’ambiente. Secondo gli studi condotti nell’ambito della ricerca, la matrice seminale può evidenziare alterazioni biologiche associate all’esposizione agli inquinanti anche prima che queste emergano attraverso altri indicatori, come sangue e urine. Un approccio che punta a individuare precocemente i segnali di rischio, contribuendo a una maggiore capacità di prevenzione.
Nel corso degli anni, EcoFoodFertility ha progressivamente ampliato il proprio campo d’indagine, adottando il modello One Health, che considera strettamente interconnesse la salute umana, quella animale e quella ambientale. La ricerca ha così esteso l’attenzione alla fertilità femminile, allo studio dell’esposoma e dell’esposizione a contaminanti come microplastiche e terre rare, coinvolgendo anche la diagnostica veterinaria attraverso studi su cani e falchi. A questo si aggiunge l’analisi della qualità agroalimentare, con l’obiettivo di comprendere il legame tra la salute dei suoli, la qualità degli alimenti e il benessere delle persone.
Un altro aspetto caratterizzante è il coinvolgimento diretto dei cittadini attraverso la Citizen Science. Scuole, associazioni e comunità locali partecipano a percorsi di ricerca che cercano di trasformare le esigenze dei territori in domande scientifiche e strumenti di conoscenza. Un lavoro che punta anche a sostenere decisioni pubbliche più consapevoli e ad approfondire, sul piano medico-legale, il rapporto tra esposizione agli inquinanti e danni alla salute.
La ricerca non si limita, tuttavia, a documentare gli effetti dell’inquinamento. Una parte significativa del progetto è dedicata alla possibilità di contrastarli attraverso interventi sugli stili di vita e sulla qualità dell’alimentazione. In questa direzione si inserisce la MedEubiotica, un approccio che integra la Dieta Mediterranea con alimenti biologici. Gli studi del gruppo di ricerca hanno evidenziato il potenziale di interventi nutrizionali mirati nel contrastare alcuni effetti dell’esposizione ai contaminanti.
Parallelamente, il progetto promuove la rigenerazione dei territori attraverso pratiche di agroecologia, nella consapevolezza che la tutela della fertilità del suolo rappresenti anche una condizione importante per proteggere la salute umana.


