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Sala Consilina, presentato il libro di Tino Iannuzzi su Aldo Moro

Cinquantesima presentazione del volume di Tino Iannuzzi e Alberto Losacco “Aldo Moro. Le idee, il merito, l’eredità”. Anche a Sala Consilina, nell’Aula Magna della Scuola Elementare, il libro dedicato allo statista democristiano ucciso dalle Brigate Rosse nel maggio del 1978, ha riscosso notevoli consensi.

Ha introdotto e coordinato i lavori il giornalista Giuseppe D’Amico, direttore di Vallopiù. Dopo il saluto del sindaco di Sala Consilina, Domenico Cartolano, che ha proposto un parallelo tra la politica del tempo di Moro e quella attuale soffermandosi sui problemi che un amministratore è chiamato oggi ad affrontare, è intervenuto il Vescovo della Diocesi di Teggiano Policastro, Padre Antonio De Luca che si è soffermato sull’ispirazione cristiana dello Statista pugliese e sul suo rapporto con i Giovani per poi evidenziare un dato molto importante: “Quello di Iannuzzi e Losacco è un libro che fa sintesi di una marea di sentimenti e di emozioni. Moro era un innamorato della concretezza e del metodo. Mi chiedo cosa avrebbe detto delle vicende di oggi soprattutto sul tema dei migranti e sono certo che per loro avrebbe invocato soprattutto la dignità. Le vicende di Milano chiamano in causa noi che dobbiamo chiederci cosa abbiamo fatto per i giovani e cosa abbiamo fatto per la Palestina”.

Nel corso del suo intervento, dopo avere ricordato l’attenzione di Moro nei onfronti del magistero del Papa e dei vescovi ha ricordato l’incipit della lettera del Papa Paolo VI alle Brigate Rosse pochi giorni prima dell’uccisione di Moro (il corpo fu fatto trovare il 9 maggio 1978 i n Via Caetani a Roma) della quale ha letto alcune righe particolarmente significative: “Io scrivo a voi, uomini delle Brigate Rosse: restituite alla libertà, alla sua famiglia, alla vita civile l’onorevole Aldo Moro. Io non vi conosco, e non ho modo d’avere alcun contatto con voi. Per questo vi scrivo pubblicamente, profittando del margine di tempo, che rimane alla scadenza della minaccia di morte, che voi avete annunciata contro di lui, Uomo buono ed onesto, che nessuno può incolpare di qualsiasi reato, o accusare di scarso senso sociale e di mancato servizio alla giustizia e alla pacifica convivenza civile”. Mons. De Luca ha concluso ricordando che per Moro è stato avviamo il processo di Beatificazione e che attualmente è Servo di Dio.

Rosa Mega, Delegata alle Politiche giovani del Comune di Sala Consilina ha tracciato un parallelismo tra queste due grandi figure della nostra storia, Aldo Moro e Giacomo Matteotti, che sia pure vissuti in contesti storici completamente differenti, hanno purtroppo condiviso lo stesso tragico destino. Ma è fondamentale non fermarsi al ricordo della loro fine: ciò che dobbiamo custodire e celebrare è la loro vita, fatta di un patrimonio immenso di pensieri, azioni e visioni che hanno lasciato un solco profondo nella storia della Repubblica. Partendo proprio dal titolo del volume – le idee, il metodo, l’azione – ci siamo interrogati sulla figura di Aldo Moro. A quasi 50 anni dalla sua scomparsa, l’Italia ha una necessità improrogabile: finalmente togliere gli scheletri dall’armadio e restituire alla nostra democrazia la verità su quanto è accaduto. Un impegno civile e culturale che personalità come Gero Grassi portano avanti con determinazione attraverso la scrittura e l’analisi rigorosa dei fatti. Infine, un appello che ritengo fondamentale: “questo libro va presentato nelle scuole. Troppo spesso pagine così cruciali della nostra storia vengono tralasciate o relegate ai margini dei programmi scolastici. Al contrario, è nostro dovere far conoscere queste vicende alle nuove generazioni, perché la vera eredità di figure come Aldo Moro appartiene soprattutto al loro futuro”.

Per il Delegato provinciale del Forum dei Giovani, Alessandro Germano Carrozza, la presentazione del libro ha offerto un’importante occasione per riflettere sulla figura di Aldo Moro, un uomo che ha fatto del dialogo, della mediazione e del rispetto delle idee altrui i pilastri del proprio impegno politico. Valori che, soprattutto oggi, dobbiamo riscoprire e difendere. E guardando proprio all’attualità, non possiamo non pensare agli scioperi di oggi, alle tante persone che scendono in piazza per richiamare l’attenzione sul carovita e sulle difficoltà che tante famiglie e lavoratori affrontano quotidianamente. Perché la democrazia significa anche questo: garantire a tutti la possibilità di far sentire la propria voce, di rivendicare i propri diritti e di chiedere un futuro più dignitoso. Come giovani, abbiamo il dovere di raccogliere questa eredità: non limitarci a ricordare questi uomini, ma avere il coraggio di trasformare i loro valori in scelte, partecipazione e impegno quotidiano. Perché la democrazia non si difende soltanto celebrando chi ha sacrificato la propria vita per essa, ma dimostrando ogni giorno di esserne all’altezza. Ed è proprio da qui che vogliamo partire: dalla consapevolezza che il futuro delle nostre comunità non è qualcosa che dobbiamo aspettare, ma qualcosa che abbiamo la responsabilità di costruire”.

Da parte sua il consigliere regionale Corrado Matera si è soffermato sulla scansione dei capitoli del volume: Moro costituente, cattolico democratico, leader politico, meridionalista, politico internazionale, che non è una semplice partizione tematica ma è il tentativo di ricomporre le molte dimensioni di una figura che ha attraversato i passaggi decisivi della Repubblica. Ne emerge un Moro inattuale nel senso più fertile del termine: un politico che non confondeva la decisione con lo strappo, la fermezza con il grido, la mediazione con il compromesso al ribasso.

A chiusura dell’incontro l’intervento di Tino Iannuzzi che dopo avere spiegato le motivazioni del libro (“Quella di Moro è una vicenda terribile su cui la magistratura ancora chiudere il cerchio. Il 16 marzo del 1978 è stato rapito il politico italiano più influente) ha ricordato il ruolo di Moro nella politica e nella società definendo lo statista democristiano “una figura centrale della storia repubblicana, attraversò da protagonista le grandi stagioni politiche italiane: costituente rigoroso e determinante, cattolico democratico, leader della DC, meridionalista lucido e statista di respiro internazionale. Guidato da una profonda ispirazione cristiana, vissuta nel rispetto della laicità, e da una raffinata cultura giuridica e filosofica, Moro univa ascolto, mediazione e straordinaria capacità di leggere in profondità la realtà. Artefice del centro-sinistra e poi della solidarietà nazionale, lavorò coerentemente sempre per allargare l’area democratica nel governo del Paese, consapevole della fragilità del sistema italiano. Fedele all’Europa, all’Alleanza atlantica e all’apertura verso Mediterraneo e Paesi emergenti, concepiva la mediazione come strumento di progresso e coesione. La sua lezione, oggi più che mai, offre un metodo: politica come comunità, responsabilità, umanità e ricerca di sintesi alte”.

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