Di Giuseppe Geppino D’Amico
La Scuola Medica Salernitana è stata al centro della relazione di Giuseppe Ferrantino, medico e storico, nell’ambito delle Conferenze Estate 2026, organizzate a Polla dall’Associazione “Palazzo Albirosa”, fondata e presieduta da Antonio Federico, professore emerito di Neurologia presso l’Università di Siena.
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L’argomento è stato affrontato dal relatore con notevole acribia e dovizia di particolari, evidenziando anche il prima e il dopo della Scuola Medica di Salerno, il primo centro di cultura non controllato dalla Chiesa, divenuto talmente rinomato da essere considerato la prima università d’Europa nel campo della ricerca medica. Tutto ebbe inizio a Elea con Oulis, figlio di Euxinos, medico pholarchos nell’anno 379, e a Paestum con Tiberio Claudio Diogene (tra il 71 e il 120 d.C.), autore del Liber de cultura hortorum “Ars Pestana”. Il periodo presalernitano prosegue nei secoli X e XI e ne abbiamo conoscenza grazie ad Augusto Beccaria, che nel 1956 individuò 158 codici di medicina vergati in Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Svizzera, che ci hanno tramandato 1.098 testi. Agli inizi del X secolo arriva il Quomodo visitare debeas infirmum (“In qual modo devi visitare il malato”), nel quale sono elencati precetti tecnico-sanitari da seguire per la cura del malato: dolore, esame del polso, febbre, feci, esame dell’urina, diarrea e sonnolenza. Nello stesso secolo assumono notevole rilievo gli ebrei spagnoli o sefarditi, che traducono dall’arabo al latino testi di medicina di Isaac Israeli (IX-X secolo) e Sabbetay Donnolo (X secolo).
Nell’XI secolo si arriva alla medicina greco-latina con il Passionarius, nel quale sono descritti i quadri morbosi in successione a capite ad calcem e le relative terapie. L’opera è stata tradizionalmente attribuita a Garioponto, il primo autore il cui nome appare in connessione con l’ambiente culturale di Salerno. Il testo si è rivelato un rimaneggiamento di una miscellanea medica che circolava in Inghilterra già tra il IX e il X secolo. Molto importanti le fonti: Ippocrate, V-IV secolo a.C. (greco); Galeno, II-III secolo d.C. (greco); Andromaco di Creta, I secolo d.C. (greco); Dioscoride di Cilicia, I secolo d.C. (greco); Sorano di Efeso, prima metà del II secolo d.C. (greco); Areteo di Cappadocia, fine del II o inizio del III secolo d.C. (greco).
Particolare seguito assume la medicina greco-araba dell’XI secolo: Costantino Africano traduce numerose opere del IX e X secolo dall’arabo in latino, che verranno recepite dalla letteratura salernitana a partire dalla metà del XII secolo. Gradualmente viene quindi introdotta la medicina greca, ma mediata dalla scienza araba. Costantino traduce opere di autori quali Isaac Israeli, X secolo (ebreo); Ali ibn Abbas al-Majusi, X secolo (persiano); Ibn al-Jazzar, X secolo (Kairouan); Rhazes, IX-X secolo (persiano); Hunain ibn Ishàq, IX secolo (nato ad al-Hira, nell’attuale Iraq); Ishàq ibn Imran, X secolo (nato a Baghdad, ma attivo a Kairouan). Agli inizi del XII secolo arriva l’Anatomia porci (“Anatomia del maiale”), attribuita a Cofone. Nel XII secolo arriva la Demonstratio anatomica e codice salernitano descripta (“Esercitazione anatomica descritta in un codice salernitano”), attribuita a Maestro Mauro. Le fonti sono Ippocrate, Costantino Africano, Ysacco Giudeo, Filarete e Hunain ibn Ishàq (Joannitius).

Si deve a Giovanni Plateario un importante manuale di medicina interna, la Practica brevis, redatto tra il 1080 e il 1120. Allo stesso periodo risalgono il trattato di Ruggero Frugardo, Chirurgia, redatto intorno al 1170 e destinato a influenzare la chirurgia medievale dei secoli XIII e XIV, e l’uso dell’Articella nell’insegnamento, così chiamata perché base dell’arte medica. È un corpus di sei trattati: Liber Hysagoge Joannitii, di Hunain ibn Ishàq, IX secolo (nato ad al-Hira, nell’attuale Iraq); Liber Phylareti de pulsibus (si ignora la biografia dell’autore); Liber Theophili de urinis, tra il VI e il IX secolo (bizantino); Liber pronosticorum Hyppocratis, V-IV secolo a.C. (greco); Liber aphorismorum Hyppocratis; Liber thecni Galeni, II-III secolo d.C. (greco). Nel XII secolo non vi è prova dell’esistenza di un’università regolare, con professori nominati, studenti iscritti, uno stabile curricolo e il conferimento della laurea. Nel XIII secolo si sviluppa ulteriormente l’Articella, che intorno al 1270 è al centro del curricolo medico a Parigi, Napoli e Salerno. Tale corpus, prevalentemente teorico, servì a bilanciare gli altri trattati, a base maggiormente pratica. Si arriva così al sincretismo culturale: i maestri salernitani seppero fondere il sapere greco-latino con quello arabo ed ebraico, rielaborandolo, arricchendolo e divulgandolo.

Perché proprio a Salerno nasce la prima Scuola di medicina del mondo occidentale? Almeno tre i motivi evidenziati da Ferrantino: la floridezza economica tra il X e il XII secolo; la posizione dell’Italia meridionale alla periferia di due imperi, quello Carolingio e quello Bizantino; la vicinanza ad Amalfi, che consentì la disponibilità di numerosi testi di medicina. Queste le fasi della Scuola: pratica medica; istruzione pratica in medicina; letteratura medica; insegnamento organizzato della medicina; istituzione di un collegio medico che conferisce lauree. Tra il XII e il XIII secolo, una serie di pronunce conciliari proibì l’esercizio della medicina e della chirurgia da parte dei religiosi. Questo periodo corrisponde alla fase di passaggio dalla medicina monastica alla medicina laica. Un dato va rimarcato: la nascita della Scuola Medica Salernitana non coincide con un atto fondativo, ma è il risultato di un processo graduale. La Scuola influenzò la medicina e la chirurgia italiane ed europee dei secoli successivi. Va ricordato l’Editto di Carlo I d’Angiò del 16 gennaio 1280, con il quale venne concesso alla Scuola Medica di Salerno il primo Statuto, che la riconobbe come Studium generale in medicina.
Un anno fondamentale per la Scuola Medica di Salerno è il 1231, quando l’imperatore Federico II di Svevia emanò le Costituzioni melfitane, o Liber Augustalis. La Costituzione numero 45 del Libro III descrive la procedura per il conferimento delle licenze mediche. Essa prescrive che il candidato debba superare un esame pubblico dinanzi ai maestri a Salerno. Quella successiva, redatta intorno al 1241, stabilì che per ottenere la licenza medica erano necessari tre anni di studio della Logica, cinque anni di studio della Medicina, che doveva includere la Chirurgia, e un anno di insegnamento pratico sotto la guida di un medico esperto. Con l’Editto del 16 gennaio 1280, la Scuola Medica di Salerno ricevette dunque il primo Statuto, nel quale venne riconosciuta esplicitamente come Studium generale in medicina.

Nel XV secolo, in epoca aragonese, vengono definite due strutture distinte: la Scuola Medica, nella quale si tengono le letture, e il Collegio Medico, che conferisce lauree di dottore in Filosofia e Medicina, Arti e Medicina, Medicina, Filosofia e Chirurgia. Il Collegio Medico appare per la prima volta nel 1473, nella minuta del diploma di laurea conferita a Raynaldus Farina a Salerno. Il capo del Collegio aveva la qualifica di priore. Per far parte del Collegio occorrevano vent’anni di residenza a Salerno. Il Collegio Medico di Salerno aveva il privilegio di “dottorare senza osservanza di matricola”, ossia senza che il laureando avesse frequentato lo Studium di Salerno. Lo scritto più importante è il Regimen Sanitatis Salernitanum, opera collettiva rielaborata da Arnaldo da Villanova.
Ma quando termina di esistere la Scuola Medica di Salerno? Non c’è una disposizione di legge che lo abbia deciso. Di fatto, però, lo stabilì Gioacchino Murat, salito sul trono di Napoli nel 1808 al posto del cognato Giuseppe Bonaparte, destinato al trono di Spagna. Il 29 novembre 1811 Gioacchino Murat firmò e pubblicò un Decreto organico per l’istruzione che, all’articolo 22 del Titolo V, attribuiva esclusivamente all’Università di Napoli la facoltà di conferire lauree. Un caso di napolicentrismo? Pare proprio di sì! Non potendo più conferire lauree in Medicina, la Scuola Salernitana si spense.
Particolare attenzione il relatore ha riservato a Trotula de Ruggiero, che alcuni considerano la prima donna medico d’Italia. Per Giuseppe Ferrantino, “ci sono state -ha spiegato Giuseppe Ferrantino– diverse Mulieres Salernitanae”, tra le più note Costanza, Calenda e Rebecca, cioè le donne della Scuola Medica di Salerno. Tuttavia, come ha chiarito nell’intervista allegata (vedi video), “Trotula de Ruggiero -ha sottolineato Giuseppe Ferrantino– non è una persona, bensì il titolo di un libro nel quale viene citata in terza persona una Trocta o Trota. Grazie a lei qualcuno ha scritto sulle malattie delle donne, ma la storiografia, più che dei nomi, non ci dice molto altro”.

La storia, però, ricca di corsi e ricorsi, riprese il proprio cammino dopo quasi due secoli, il 18 ottobre 2005, con la firma dell’Accordo di Programma per l’istituzione della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Salerno. Il 27 ottobre successivo venne adottato il Decreto ministeriale numero 474, che istituì la Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Salerno, con il Campus di Baronissi e l’Azienda Ospedaliera Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona-Scuola Medica Salernitana. “Provo una grande emozione -ha affermato Giuseppe Ferrantino, concludendo il suo applauditissimo intervento- quando incontro giovani colleghi che, alla domanda ‘Dove ti sei laureato?’, rispondono con orgoglio: ‘All’Università di Salerno-Scuola Medica Salernitana’”.
La storia continua.




