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L’Associazione Joe Petrosino ETS ricorda Carlo Alberto dalla Chiesa

Nel giorno del 44° anniversario della strage di via Carini, l’Associazione Internazionale Joe Petrosino ETS, attraverso la propria sede distaccata di Palermo, ha preso parte alla commemorazione dedicata a Carlo Alberto dalla Chiesa, alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo, uccisi dalla mafia la sera del 3 settembre 1982.

Una ricorrenza che, a distanza di 44 anni, continua a riportare alla memoria una delle pagine più drammatiche della storia italiana. In via Isidoro Carini la violenza mafiosa colpì tre persone che rappresentavano, ciascuna nel proprio ruolo, un’idea concreta dello Stato e del dovere.

Carlo Alberto dalla Chiesa arrivò a Palermo dopo una lunga esperienza nella lotta al terrorismo. A partire dal 1978, alla guida del nucleo speciale antiterrorismo dei Carabinieri, aveva contribuito in maniera decisiva alla controffensiva dello Stato contro i gruppi eversivi di estrema sinistra. I risultati ottenuti sul campo e il prestigio conquistato nel corso di quegli anni lo portarono, dopo l’assassinio di Pio La Torre, a essere nominato prefetto di Palermo.

Il suo arrivo avvenne in una città attraversata da una violenza mafiosa crescente. Negli anni precedenti erano stati assassinati investigatori, magistrati e uomini politici come Boris Giuliano, Cesare Terranova, Piersanti Mattarella, Gaetano Costa e lo stesso Pio La Torre. Dalla Chiesa si trovò così a operare in un contesto particolarmente difficile, segnato anche dalla seconda guerra di mafia e dalla progressiva affermazione dei Corleonesi.

Nei poco più di cento giorni trascorsi come prefetto, tuttavia, non arrivarono quei poteri speciali che gli erano stati prospettati al momento dell’incarico.

La sera del 3 settembre 1982, la Fiat A112 sulla quale viaggiavano il prefetto e la moglie venne affiancata in via Carini. Dalla Chiesa ed Emanuela Setti Carraro furono colpiti con raffiche di kalashnikov. Nell’agguato rimase ucciso anche Domenico Russo, l’agente della Polizia di Stato che faceva parte della scorta.

Il ricordo di quella strage si inserisce oggi nel più ampio percorso di memoria portato avanti dall’Associazione Internazionale Joe Petrosino, che nei giorni scorsi ha vissuto a Padula il IV Petrosino’s Day, dedicato al 166° anniversario della nascita di Joe Petrosino.

La giornata padulese, promossa dall’associazione presieduta da Vincenzo Petrizzo e dai soci, si è sviluppata attraverso diversi momenti, accomunati dal filo della memoria e dal rapporto con la comunità. Le celebrazioni sono iniziate con la deposizione della corona al monumento dedicato a Petrosino, seguita dalla consegna della delibera consiliare per l’istituzione del Petrosino’s Day da parte della sindaca Michela Cimino.

Alla cerimonia hanno partecipato l’assessore Antonio Fortunati, il consigliere comunale Giuseppe Tierno, il parroco don Giuseppe Radesca, il capitano della Compagnia dei Carabinieri di Sala Consilina Veronica Pastori, i vigili urbani e le autorità civili e militari presenti.

La giornata è proseguita con la Santa Messa in suffragio di Joe Petrosino e di tutte le vittime della mafia. Un momento di raccoglimento che ha riportato l’attenzione sulla storia di un uomo che aveva scelto di mettere la propria esperienza e il proprio lavoro al servizio della lotta alla criminalità e che ancora oggi rappresenta, per Padula, una figura profondamente legata alla memoria della comunità.

In serata, l’Anfiteatro Comunale ha ospitato il momento musicale della manifestazione. Il Gran Concerto dell’orchestra di fiati dell’Associazione Nazionale della Polizia di Stato di Bari ha accompagnato il pubblico in un programma dedicato alla musica e alla memoria. Sul palco anche il soprano Angela Lomurno e il tenore Giuseppe Mauro, accolti dagli applausi dei presenti.

Due ricorrenze diverse, quella di via Carini e quella dedicata a Joe Petrosino, si incontrano così nello stesso terreno della memoria. Da una parte il ricordo di una strage che segnò profondamente Palermo e l’Italia; dall’altra la figura di un uomo che, molti anni prima, aveva fatto della lotta alla criminalità la propria missione. Storie separate nel tempo, ma unite dal valore attribuito al servizio dello Stato e alla responsabilità individuale.

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