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Dalla terra al futuro: studenti, tradizioni e motori storici protagonisti del progetto “Dal seme al pane – Gli antichi mestieri”

Ci sono esperienze che lasciano un segno profondo nella crescita dei bambini perché riescono a trasformare la conoscenza in emozione, la memoria in consapevolezza e il passato in una preziosa lezione per il futuro. È questo il significato del progetto didattico “Dal seme al pane – Gli antichi mestieri”, che ha coinvolto gli alunni delle classi terza, quarta e quinta dell’Istituto Comprensivo San Gregorio Magno-Buccino, plesso di Palomonte, in un percorso alla scoperta delle tradizioni agricole, del valore della terra e della cultura contadina.

La manifestazione svoltasi nei giorni scorsi ha rappresentato un importante momento di incontro tra scuola, territorio, famiglie e associazioni, offrendo ai ragazzi l’opportunità di raccontare il lavoro svolto durante l’anno e di condividere con la comunità il patrimonio di conoscenze e valori acquisiti.

Particolarmente apprezzata è stata la mostra degli elaborati realizzati dagli studenti. Disegni, cartelloni, fotografie, ricerche e lavori creativi hanno raccontato il viaggio del grano dalla semina alla trasformazione in farina e pane, dimostrando come dietro ogni alimento che arriva sulle nostre tavole vi siano lavoro, sacrificio, passione e rispetto per la natura.

Tra i momenti più coinvolgenti della giornata vi sono stati i giochi tradizionali dedicati ai più piccoli: la corsa con i sacchi del mulino, il gioco delle patate, la corsa della fascina e il percorso di educazione stradale in bicicletta. Attività semplici ma ricche di significato che hanno permesso ai bambini di riscoprire il valore della condivisione, del gioco di squadra e del divertimento autentico.

Grande emozione ha suscitato anche la drammatizzazione del progetto, durante la quale gli alunni hanno raccontato le varie fasi del percorso attraverso rappresentazioni, letture e testimonianze, trasformandosi in piccoli custodi della memoria e delle tradizioni del proprio territorio.

Uno degli spazi più visitati è stato quello dedicato agli antichi mestieri agricoli e agli strumenti della civiltà contadina. I visitatori hanno potuto osservare da vicino gli attrezzi utilizzati nei campi nel corso dei secoli, compiendo un vero viaggio nella storia dell’agricoltura: dalla zappa al rastrello, dalla falce agli antichi aratri trainati dai buoi, fino ad arrivare alle prime macchine agricole che hanno rivoluzionato il lavoro nei campi.

Particolare interesse hanno suscitato i motori a testa calda, autentici simboli della meccanizzazione agricola del Novecento, che hanno permesso ai ragazzi di comprendere come l’ingegno umano abbia progressivamente trasformato il lavoro agricolo, riducendo la fatica e aumentando la produttività, senza mai far venir meno il legame profondo tra uomo e terra.

Molto apprezzato è stato anche l’angolo dedicato ai veicoli storici, un affascinante percorso nella storia della mobilità che ha saputo catturare l’attenzione di grandi e piccoli. Il viaggio è partito dal suggestivo triciclo in legno e dalla caratteristica macchinina a pedali in latta, passando per la storica bicicletta Bianchi con freni a bacchetta e per i ciclomotori che hanno accompagnato intere generazioni, fino ad arrivare alle splendide automobili d’epoca esposte: la raffinata Bianchina Cabriolet, la celebre Fiat 600 “Fanalona” e l’elegante Peugeot 404, ammiraglia della produzione francese degli anni Sessanta.

L’esposizione ha rappresentato un autentico percorso culturale e motoristico organizzato nell’ambito delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario dell’Automotoclub Storico Italiano. Accanto ai veicoli sventolava la bandiera di ASI Solidale, simbolo dell’impegno verso l’inclusione e la partecipazione di tutti. Non a caso l’intera manifestazione è stata organizzata con percorsi privi di barriere architettoniche, nella convinzione che cultura, storia e tradizioni debbano essere patrimonio accessibile a ogni persona.

L’iniziativa, promossa dal Club Salerno Autostoriche presieduto dall’Ing. Dino Nardiello, ha rappresentato molto più di una semplice manifestazione: è stata un’occasione per riflettere sul valore delle radici, della memoria storica e della responsabilità educativa nei confronti delle nuove generazioni.

Nel suo intervento, l’ing. Nardiello ha sottolineato l’importanza di investire nei giovani affinché possano conoscere e custodire il patrimonio culturale, agricolo e motoristico ereditato dalle generazioni precedenti. «Siamo noi gli artefici del nostro futuro» – ha affermato – «e soltanto investendo nei bambini, nei giovani e nei valori autentici del passato possiamo costruire una società più consapevole. Le nuove generazioni hanno bisogno di conoscere da dove vengono per comprendere dove vogliono andare. Solo mantenendo vivo il legame con le nostre origini potremo guardare al futuro con maggiore responsabilità e rispetto».

Nardiello ha inoltre ricordato che il progetto troverà la sua conclusione ufficiale il 5 e 6 settembre 2026 a Oliveto Citra con la Festa dei Motori Agricoli, un importante appuntamento dedicato alla valorizzazione delle tradizioni rurali, delle macchine agricole storiche e del patrimonio motoristico. Il programma prevede percorsi didattici, convegni, esposizioni e momenti di approfondimento culturale dedicati all’evoluzione dell’agricoltura e della meccanizzazione rurale.

Grande soddisfazione è stata espressa anche dal maestro Tonino Iuorio e dalla docente Ines Martino, che hanno guidato il progetto con passione e competenza, accompagnando gli alunni in un percorso che ha saputo trasformare la scuola in un laboratorio di vita, capace di mettere in dialogo generazioni diverse e di rafforzare il senso di appartenenza al territorio.

Il progetto “Dal seme al pane – Gli antichi mestieri” si conferma così un esempio concreto di educazione alla memoria, alla sostenibilità, alla cittadinanza attiva e al rispetto delle tradizioni. Un percorso che ha insegnato ai ragazzi che dietro ogni chicco di grano, ogni campo coltivato, ogni attrezzo agricolo e ogni macchina storica esiste una storia fatta di persone, sacrifici, competenze, passione e amore.

Perché custodire il passato non significa restare fermi nella nostalgia, ma offrire alle nuove generazioni le radici necessarie per costruire un futuro più consapevole, più solidale e più rispettoso della propria identità. Ogni chicco di grano racconta una storia fatta di terra, sole, fatica e amore. E ogni bambino che ascolta quella storia diventa custode del domani.

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