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22 luglio, Giornata Mondiale del Cervello: il ruolo dell’ambiente fisico e sociale nella prevenzione delle malattie neurologiche neurodegenerative

Di Antonio Federico *

Il 22 luglio è la Giornata Mondiale del Cervello, che come ogni anno cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla salute del cervello e sulla prevenzione e cura delle malattie neurologiche. Negli ultimi anni si sono fatti impressionanti miglioramenti nella comprensione dei meccanismi patogenetici di molte malattie neurologiche, aprendo nuove prospettive sulla diagnosi precoce e sulle terapie anche attraverso metodiche innovative. La Intelligenza artificiale (IA) in Neurologia sta indicando sentieri prima insospettati, offrendo con una velocità accelerata soluzioni a molti problemi. Contemporaneamente si sta costruendo una nuova politica sanitaria che guarda l’uomo nel suo complesso e indirizza grande attenzione alla prevenzione delle malattie neurologiche, fin dall’infanzia, quando il cervello è particolarmente sensibile a condizioni esogene che possono influenzarne lo sviluppo e causare pesanti ripercussioni in età adulta (cfr. l’abuso dei socials, delle sostanze tossiche, del fumo, etc).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la salute del cervello come la promozione dello sviluppo cerebrale ottimale, della salute cognitiva e del benessere durante tutto il corso della vita. Questa definizione implica che la salute del cervello non è solo l’assenza di malattia e promuove un approccio incentrato sulla persona, focalizzato sulla promozione, prevenzione, trattamento, cura e riabilitazione. La dimensione economica della salute del cervello si riflette anche sull’economia: Il costo delle malattie neurologiche globale è stimato circa il 4,5% del PIL nazionale. La fig 1, riporta schematicamente le tre impostazioni che devono guidarci per raggiungere tali obbiettivi: la prevenzione e la protezione del cervello considerando vari livelli di azione, la preservazione nell’età avanzata delle capacità neurologiche sane, e la programmazione politico-sanitaria nazionale nel ritenere  tali obiettivi prioritari.

L’Esposoma ed il benessere neurologico

L’esposoma è l’insieme di tutti i fattori ambientali e sociali (inquinamento, stress, dieta, disuguaglianze) a cui siamo esposti dalla nascita. Recenti studi indicano che questo carico complessivo pesa gravemente sulla salute neurologica, accelerando l’invecchiamento cerebrale e aumentando il rischio di declino cognitivo in misura persino superiore a quello di alcune patologie neurodegenerative conclamate. Il carico complessivo delle esposizioni ambientali e sociali,  l’ “esposoma”, si associa a un rischio di invecchiamento cerebrale accelerato da 3,3 a 9,1 volte superiore. In un recente studio pubblicato nel mese di aprile di quest’anno su Nature Medicine (Lenaz et al, 2026) (The exposome of brain aging across 34 countries A. Lenaz e at Nature Medicine volume 32, pag. 1838–1851 , 2026), questo effetto è risultato più marcato di quello associato alla malattia di Alzheimer, alla degenerazione lobare frontotemporale o al decadimento cognitivo lieve.

Negli ultimi anni numerose ricerche hanno evidenziato il ruolo di fattori quali inquinamento atmosferico, deprivazione socioeconomica e accesso ai servizi sanitari nel declino cognitivo. Tuttavia, questi determinanti sono stati quasi sempre analizzati singolarmente. Lo studio di Lenaz et al (2026) affronta il problema da una prospettiva diversa, valutando l’effetto cumulativo delle esposizioni ambientali, biologiche, sociali e politiche che accompagnano la vita delle persone. L’analisi ha coinvolto 18.701 partecipanti provenienti da 34 Paesi, includendo sia soggetti cognitivamente sani sia pazienti con malattia di Alzheimer, degenerazione lobare frontotemporale o decadimento cognitivo lieve. Per ogni Paese sono stati considerati 73 indicatori ambientali e sociali, tra cui qualità dell’aria e dell’acqua, variabilità climatica, disponibilità di aree verdi, disuguaglianza socioeconomica, accesso al welfare e caratteristiche del contesto istituzionale. L’età cerebrale è stata stimata mediante neuroimaging multimodale, mentre le associazioni sono state valutate con modelli statistici validati.

I risultati mostrano che i modelli basati sull’esposoma spiegano fino a 15,5 volte più variabilità dell’invecchiamento cerebrale rispetto a quelli costruiti su singole esposizioni, confermando l’importanza dell’effetto cumulativo dei diversi determinanti.

Le diverse componenti dell’esposoma sembrano inoltre influenzare il cervello in modo differente. L’esposoma fisico, che comprende inquinamento atmosferico, temperature estreme e limitata disponibilità di spazi verdi, risulta associato prevalentemente a un invecchiamento strutturale con coinvolgimento delle regioni limbiche, sottocorticali e cerebellari. L’esposoma sociale, caratterizzato da povertà, disuguaglianza e scarso supporto sociale, mostra invece associazioni più marcate con alterazioni funzionali delle reti frontotemporali e limbiche. Il dato più rilevante riguarda però l’entità dell’associazione osservata. Il carico esposomico complessivo è correlato a un rischio di invecchiamento cerebrale accelerato da 3,3 a 9,1 volte superiore, con un effetto che supera quello associato alla presenza di malattia di Alzheimer, degenerazione lobare frontotemporale o decadimento cognitivo lieve.

Lo studio suggerisce che una quota rilevante della variabilità dell’invecchiamento cerebrale dipenda non solo dalle caratteristiche biologiche individuali o dalla presenza di una malattia neurodegenerativa, ma anche dall’insieme delle condizioni ambientali, sociali e istituzionali in cui le persone vivono. Secondo gli autori, le strategie di prevenzione dovrebbero quindi affiancare agli interventi sui fattori di rischio individuali politiche capaci di ridurre l’inquinamento, le disuguaglianze sociali e le altre condizioni ambientali sfavorevoli, riconoscendo l’invecchiamento cerebrale anche come una questione di salute pubblica.

Ma tra gli elementi dell’esposoma, insieme all’ambiente fisico, all’ambiente interno dell’organismo ( microbioma ) è inserito anche l’ambiente sociale e gli stimoli che possono derivare da esso, come la cultura. La cultura e la partecipazione culturale agiscono come potenti scudi per il cervello. Stimolano la plasticità cerebrale e aumentano la riserva cognitiva, ritardando i sintomi del declino neuronale. L’impatto della cultura sul cervello interferisce con un Aumento delle connessioni sinaptiche (Leggere, studiare o imparare una nuova lingua crea nuove reti neuronali), con Riduzione dello stress (Andare a teatro, ascoltare musica o visitare musei riduce i livelli di cortisolo), Contrasto all’isolamento (Le attività culturali favoriscono la socializzazione, un fattore chiave contro la demenza), con Miglioramento dell’umore (La bellezza e l’arte stimolano la produzione di dopamina e serotonina).

Il concetto di “Welfare Culturale”

In Italia e in Europa si sta diffondendo il modello del Welfare Culturale. Questo approccio unisce la cultura alla medicina tradizionale, con la facilitazione alla creazione di Musei contro l’Alzheimer (Gallerie d’arte italiane offrono percorsi specifici per stimolare la memoria emotiva dei pazienti), Musica in corsia (Concerti negli ospedali migliorano i parametri vitali e la tolleranza al dolore dei malati), Prescrizione culturale (Alcuni sistemi sanitari sperimentano “ricette” mediche per andare al cinema o a concerti), come abbiamo riportato in un precedente articolo, su questo stesso giornale.

In conclusione,

Prendiamoci tutti cura del nostro cervello ad ogni età, da quella neonatale alla vecchiaia…
– Con la medicina
– Con la cultura e l’esercizio
– Con l’alimentazione
– Con l’ambiente sano
– etc

Proteggi il tuo cervello dall’infanzia all’età avanzata, scegliendo corretti stili di vita e di alimentazione, alimentando il cervello con stimoli culturali e sociali, con l’esercizio fisico, il sonno, controllando lo stress, in un ambiente salubre …..

Previeni le malattie neurologiche!

Antonio Federico

Questo è anche l’obiettivo dell’Associazione Palazzo Albirosa, che da alcuni anni sta promuovendo come Centro di Ricerche per le Neuroscienze, La Cultura, l’Ambiente ed il Benessere Globale una presa di coscienza su questi argomenti , in una giornata importante come la Giornata Mondiale del Cervello partecipando insieme al Comune di Polla in collegamento con le iniziative indette dalla Federazione Mondiale di Neurologia, dalla Accademia Europea di Neurologia e dalla Società Italiana di Neurologia, anche illuminando di azzurro i monumenti delle città.

ANTONIO FEDERICO*

*Antonio Federico è Professore Emerito di Neurologia presso l’Università degli studi di Siena e Presidente dell’Associazione Palazzo Albirosa, a Polla, Centro di Ricerche per le Neuroscienze, la Cultura, l’Ambiente ed il Benessere Globale.

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