Di Giuseppe Geppino D’Amico

Martedì 19 maggio, alle ore 9:30, nel piazzale antistante la Scuola Primaria Capoluogo di Padula, in via Dante Alighieri 32, si terrà la cerimonia di scoprimento della lapide di intitolazione della scuola a Don Arcangelo Rotunno, recuperata dopo i lavori di rifacimento del plesso. L’iniziativa è promossa dall’Istituto Omnicomprensivo di Padula, diretto dalla prof.ssa Paola Migaldi, e rappresenta un momento di grande valore storico, culturale e identitario per la comunità padulese. Dopo i saluti della dirigente scolastica Paola Migaldi e della sindaca Michela Cimino, il programma prevede gli interventi di Pierluigi Gallo, architetto; Don Giuseppe Radesca, parroco e storico; Raffaele Rotunno, pronipote di Don Arcangelo e cardiologo; Carmine Pinto, professore ordinario di Storia Moderna all’UNISA; e Giovanni Guzzo, vicepresidente della Provincia di Salerno. All’evento parteciperanno anche i genitori e gli alunni della Scuola Primaria, mentre la cittadinanza è stata invitata a prendere parte alla cerimonia. Con l’occasione verrà inoltre ripresentata la ristampa del libello di Don Arcangelo Rotunno “Per l’edificio scolastico di Padula”, pubblicato per la prima volta nel 1913.
Chi era Don Arcangelo Rotunno

Arcangelo Rotunno, sacerdote, educatore, archeologo e scrittore, nacque il 31 gennaio 1852 a Padula, nella casa situata nell’allora via Annunziata, oggi a lui intitolata. La sua infanzia fu profondamente segnata dal clima patriottico dell’epoca. Il padre Giuseppe, agricoltore, era stato guardia urbana fino al 1857, quando venne espulso perché cognato dell’“attendibile” Antonio Santoro. La madre era invece imparentata con il noto sindaco carbonaro Raffaele Cavoli. Il giovane Arcangelo ebbe inoltre modo di vedere con i propri occhi sia Carlo Pisacane, durante la sua salita verso la casa dei Romano il 30 giugno 1857, sia Giuseppe Garibaldi, nella sosta al bivio del 5 settembre 1860. Ordinato sacerdote nel 1876, già l’anno successivo istituì una scuola privata, della quale fu direttore, insegnante ed educatore fino al 1880, fermamente convinto che il magistero fosse una vera missione. Successivamente, e ininterrottamente fino al 1923, insegnò nelle scuole elementari comunali, dedicandosi anche alle ripetizioni gratuite per i figli degli operai più indigenti, fino a concludere la propria carriera come direttore didattico. Dalla scuola si allontanò con profondo rammarico, tanta era la sua passione per l’insegnamento, mai sopita in quell’anima intimamente cristiana.
L’archeologo autodidatta che scoprì Cosilinum
La sua attività di educatore andò ben oltre la cattedra. Ispettore onorario delle Belle Arti dal 1907, archeologo autodidatta e ricercatore instancabile, a lui si deve l’individuazione del sito archeologico di Cosilinum, sul colle “Civita”, ai primi del Novecento. Una scoperta comprovata dal ritrovamento di numerosi resti architettonici e soprattutto di epigrafi “in situ”, oggi conservate presso il Museo Archeologico della Lucania Occidentale, nella Certosa di San Lorenzo.
Don Arcangelo Rotunno non era un archeologo da scrivania. Dedicò gran parte della propria vita a perlustrare il territorio di Padula e del Vallo di Diano alla ricerca di tracce del passato, dall’epoca lucana a quella romana, lasciando una enorme quantità di appunti, diari di ricognizione e note manoscritte. Molti di questi scritti rimasero inediti per decenni, diventando però fondamentali per gli studiosi venuti dopo di lui, come Venturino Panebianco, che negli anni ’50 avviò gli scavi sistematici nella zona.
La battaglia per la Certosa e il carattere indipendente

Un altro dei suoi grandi impegni fu il recupero del cenobio certosino. Attraverso istanze, sensibilizzazioni e proposte di utilizzo, si batté a lungo per la valorizzazione della Certosa di Padula e per la tutela del patrimonio archeologico locale. Non mancarono le polemiche con la politica del tempo, in particolare con il deputato Giovanni Camera, accusato da Rotunno di non fare abbastanza per il riscatto della Certosa, soprattutto dopo la trasformazione del complesso in campo di concentramento per prigionieri di guerra e disertori a partire dal 1915.
Intellettuale poliedrico, collaborò con diverse riviste pedagogiche dell’epoca, come L’Istitutore di Torino, convinto che il riscatto del Sud Italia dovesse passare soprattutto attraverso l’istruzione dei giovani e dei figli degli emigrati. Tra i suoi scritti più importanti figurano “Il Santuario e la Conciliazione” del 1888 e “Ultimo a comparire” del 1913, un durissimo pamphlet satirico e politico dedicato proprio alle vicende del territorio e della Certosa. In quel celebre testo, Don Arcangelo scrisse: “Madre natura, bizzarra e specialista nelle sue costruzioni, non mi impastò dell’argilla onde si foggiano i collettori o scroccatori di suffragi… Libero cittadino… mi sento cavaliere nell’anima e nel cuore; e mi basta”.
La storica polemica sulla scuola

All’inizio del 1913, la questione relativa alla costruzione della nuova scuola assunse toni molto duri. Una parte dell’amministrazione comunale, composta dai liberali giolittiani vicini al deputato Giovanni Camera, voleva costruire l’edificio nel centro storico più antico, nell’area della vecchia Chiesa di San Pietro. Un altro gruppo di cittadini e notabili riteneva invece più opportuno realizzarlo nella zona sotto San Paolo, nell’area della nuova espansione urbana. La scuola divenne così occasione di confronto sul futuro urbanistico e sociale di Padula, tra “sanpietristi” e “sanpaolisti”. Le tensioni degenerarono al punto che, nelle elezioni del 1924, stanco delle promesse non mantenute, Don Arcangelo appoggiò apertamente Giovanni Amendola, noto politico antifascista, contribuendo in modo decisivo alla sconfitta elettorale di Camera.
L’eredità culturale
Don Arcangelo Rotunno si spense il 22 ottobre 1938 nella “sua” Padula, che oggi gli ha dedicato sia una via del centro storico sia la scuola elementare. Gran parte del suo lavoro scientifico è stato riscoperto nel secondo dopoguerra. Nel 1978, lo storico Italo Gallo pubblicò il volume “Arcangelo Rotunno e Padula”, edito da Laveglia, che contribuì a rimettere ordine nella sua vasta eredità culturale, seguita poi dalla pubblicazione di diverse raccolte dei suoi scritti.




