Di Giuseppe Geppino D’Amico

Archivio Atena custodirà tutta la documentazione poetica e musicale raccolta dal prof. Paolo Apolito nel corso dei numerosi incontri da lui avuti nel Vallo di Diano negli ultimi 50 anni. La donazione è stata ufficializzata dallo stesso Apolito ad Atena Lucana nel corso della giornata di studio dal titolo “Etnomusicologia, archivio e territorio”, inserita nel ciclo “Dialoghi su Alan Lomax – Vol. II”. L’appuntamento rappresenta un importante momento di restituzione scientifica e pubblica delle attività di ricerca promosse da Archivio Atena, con l’obiettivo di mettere in dialogo studio accademico, pratiche archivistiche e tradizioni locali. Hanno partecipato all’iniziativa docenti universitari, archivisti, ricercatori e musicisti, impegnati da anni nello studio del Vallo di Diano attraverso approcci differenti: dall’indagine etnografica sul campo alla rielaborazione musicale di repertori storici provenienti da manoscritti e fonti locali.
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Tra i protagonisti dell’incontro, oltre a Paolo Apolito, vanno ricordati Francesco Langone, Arsenio D’Amato, Pietro Cantisani, Antonio Cimino, Enrico Spinelli e Ciro Caliendo, studiosi che hanno contribuito nel tempo alla conoscenza del patrimonio culturale immateriale del territorio.
A curare la giornata Francesca De Nardis, etnomusicologa e borsista presso Archivio Atena, e Luigi Coiro, musicologo originario di Sant’Arsenio.

Aprendo i lavori, il sindaco Luigi Vertucci ha ricordato l’importanza del recupero della Schifa, in pieno centro storico, l’iter del progetto Archivio Atena, nato quattro anni fa, e il rapporto di collaborazione avviato con l’Università Federico II di Napoli, che ha già prodotto alcune interessanti iniziative, tra cui due tesi di laurea in architettura dedicate ad Atena Lucana.
A sostenere l’evento l’Associazione Monte Pruno Giovani che, attiva dal 2012 nella promozione culturale del territorio, ha contribuito in modo determinante alla realizzazione dell’iniziativa come partner culturale, confermando il proprio impegno nel sostenere attività capaci di generare valore e partecipazione per la comunità locale.
Nel corso dell’incontro, il presidente Sebastiano Greco e il rappresentante del direttivo Umberto Mazzali hanno evidenziato l’importanza dell’iniziativa quale “possibilità di restanza e ritornanza” per contrastare la fuga dei giovani e favorirne il ritorno.
Il progetto “Dialoghi su Alan Lomax”, illustrato da Francesca De Nardis, prevede la continuazione della ricerca delle fonti orali e punta a fare in modo che i materiali raccolti, compresi quelli donati dal prof. Apolito, vengano conosciuti e utilizzati.

Valide indicazioni su come portare avanti l’iniziativa sono venute proprio dal prof. Paolo Apolito che, dopo avere confermato la donazione del materiale da lui raccolto a partire dal 1975, ha ricordato i tanti incontri nel Vallo di Diano, ad Auletta, Teggiano, Sala Consilina, Casalbuono e Montesano: “nel mondo contadino la musica proposta, specialmente in occasione delle feste di paese e dei pellegrinaggi ai santuari delle Sette Sorelle da suonatori di zampogne e ciaramelle, bande musicali, canti religiosi, rappresenta la cifra esistenziale della comunicazione. Molto importanti sono i canti, testimonianza per ‘l’aldiquà’ e non per ‘l’aldilà’. Anche il ballo era un omaggio alla Madonna”. Molto importanti erano le notti, spesso all’aperto, trascorse nei pressi dei santuari, dove le gerarchie venivano abolite. Tra gli altri argomenti trattati da Apolito, l’antica lotta tra pastori e contadini per il possesso del territorio e, in epoca più recente, il progetto della Città Vallo, naufragato a causa delle divisioni politiche.
Di Alan Lomax hanno parlato Luigi Coiro e Arsenio D’Amato (autore del libro “Un cacciatore di suoni”), ricordando la presenza del noto etnoantropologo statunitense nel Vallo di Diano, a Caggiano, Polla e Sant’Arsenio. Proprio a Sant’Arsenio, nel gennaio del 1955, Lomax registrò una “Serenata” cantata da Antonio Ventura e Iolanda Pica, scoperta da Pier Paolo Pasolini che nel 1971 la inserì nella colonna sonora de “Il Decameron”, primo film della trilogia della vita, a cui seguirono “I Racconti di Canterbury” (1972) e “Il fiore delle Mille e una notte” (1974).

Delle ricerche musicali hanno parlato tre validissimi musicisti, Antonio Cimino, Francesco Langone e Pietro Cantisani, che hanno prodotto una pubblicazione da parte dell’Associazione Amici della Musica del Lagonegrese. Di rilievo le musiche rinvenute negli archivi privati della famiglia Carrano a Teggiano e della famiglia De Vita a San Rufo: “Preservare la musica significa preservare il territorio e la sua storia, per questo è importante mantenere in vita il rapporto tra mondo accademico e territorio”. A seguire, Cimino e Langone hanno proposto per flauto e chitarra alcuni brani degli archivi Carrano e De Vita. Sull’importanza dello studio della musica del territorio ha insistito anche Enrico Spinelli che, dopo avere evidenziato la spinta positiva venuta da studiosi e ricercatori quali Pietro Laveglia, Tullio De Mauro, Italo Gallo, Giuseppe Colitti, Ernesto De Martino e Diego Carpitella, ha sottolineato “la necessità di proseguire la ricerca perché nel Vallo di Diano non c’era una forte presenza della musica che oggi si sta espandendo grazie ai Conservatori di Salerno, Potenza e Cosenza”. Esiste però una testimonianza importante su cui riflettere: un vaso del VI secolo a.C., custodito nel Museo Archeologico della Lucania Occidentale nella Certosa di Padula, sul quale figurano alcuni strumenti musicali.

Alcune importanti sorprese sono venute dall’intervento fuori programma del chitarrista Ciro Caliendo, autore nel 1998 del libro “La chitarra battente”. Caliendo ha dato lettura di una lunga e interessante recensione inedita scritta da Roberto De Simone, che sarà inserita nella imminente ristampa. De Simone, fondatore della Compagnia di Canto Popolare e dei Media Aetas, ha ricordato anche i suoi incontri nel Vallo di Diano, soffermandosi su due suonatori di Sanza, De Masi e Giffoni: “Suonatori come loro non li ho sentiti mai più”. Una testimonianza che conferma la validità del lavoro di ricerca fin qui effettuato, ma che rappresenta anche uno stimolo a proseguire un percorso che potrà offrire nuove scoperte. Un convegno molto interessante dal quale è emersa la necessità di dare vita a una terza edizione dei “Dialoghi su Alan Lomax”.


