Il dibattito sul referendum del 22 e 23 marzo prossimi è ormai entrato nel vivo ed è senza esclusione di colpi. Come è noto, i cittadini sono chiamati ad esprimersi per confermare o bocciare la riforma voluta dal Governo e approvata dal Parlamento a colpi di maggioranza. Va ricordato che, essendo un referendum conservativo, non è previsto alcun quorum per cui conterà il risultato che emergerà dalle urne indipendentemente dal numero dei votanti.
La riforma che non piace a tutti per cui sono stati formati numerosi “Comitati per il No” che si oppongono a quelli denominati “Sì separa”. Le ragioni del No sono state al centro dell’incontro che si è tenuto a Sala Consilina per iniziativa dei comitati Giusto dire No, Vota No e Avvocati per il No. Coordinati dall’avvocato Angelo Paladino (Presidente Unione Giuristi Cattolici di Sala Consilina), ne hanno discusso i magistrati Rossella Larocca (Corte d’Appello di Potenza), Antonio D’Anello (Tribunale di Lagonegro), Ernesto Lupo (Già primo Presidente della Corte di Cassazione e Consigliere giuridico dei Presidenti della Repubblica Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella), Clelia Iasevoli (Professoressa Università Federico II di Napoli), Franco Maldonato (Avvocato e Coordinatore del Comitato per il No). Ha concluso i lavori Carmen Lasorella (Giornalista e scrittrice).
Dai vari interventi è emersa la preoccupazione che, così come approvata dal Parlamento senza un minimo di dibattito, i cittadini e la stessa l’amministrazione della giustizia non trarranno alcun beneficio. Per gli intervenuti la preoccupazione è seria e non pretestuosa e il rischio che un giudice possa essere, anche inconsciamente, influenzato dall’appartenenza allo stesso ordine del PM è meno insidioso del rischio sistemico che questa riforma introduce, cioè la costruzione di un pubblico ministero concepito fin dall’origine come accusatore puro. Un PM formato in questo modo tende inevitabilmente a misurare il proprio valore sulla capacità di sostenere l’accusa e ottenere condanne. Col tempo, perde la cultura del limite, del dubbio, della misura. Si trasforma in un potere chiuso, autoreferenziale e sempre più distante dall’idea costituzionale della giurisdizione come funzione di garanzia. E quando un potere dello Stato viene percepito come incontrollabile, la reazione è sempre la stessa: gli altri poteri cercano di ricondurlo sotto tutela. Ed è quello che la Politica intende fare. Non serviranno revisioni costituzionali esplicite. Basterà agire sul governo della polizia giudiziaria, sulle priorità investigative, sugli obblighi di accertamento. La riforma aprirà la strada alla progressiva subordinazione politica del PM. Questo è il vero pericolo per lo Stato di diritto.
Altro aspetto da non sottovalutare è il meccanismo del sorteggio negli organi di autogoverno della magistratura che è ancora più subdolo perché i magistrati che dovrebbero far parte del due CSM previsti verrebbero sorteggiati da nomi scelti dalla maggioranza politica.
I problemi sono altri e non si risolvono con la separazione delle carriere dei magistrati: mancano in organico 1.000 magistrati e 12.000 cancellieri e quelli che sono stati assunti con i fondi del PNRR fra pochi mesi rischiano seriamente di andare a casa.
Si parla di risparmio ma i costi lieviteranno notevolmente. In proposito il presidente Lupo ha ricordato la chiusura del tribunale di Sala Consilina che ha definito “Una decisione tragicomica”.
Non va sottovalutato il contesto della riforma: la posta in gioco è il mantenimento dello Stato di Diritto. Dopo il referendum è già in cantiere una nuova legge elettorale che rappresenta un altro pericolo perché si profila una legge peggiore rispetto alle legge truffa dei primi anni ’50 del secolo scorso.
Sulla campagna di informazione in atto la giornalista Carmen Lasorella ha evidenziato “il bombardamento di notizie fasulle con una tecnica che prevede l’isolamento del problema. La riforma non è un problema dei magistrati ma riguarda tutti noi. Bisogna modificare il Codice non la Costituzione. Oggi l’unico giornalismo che funziona è quello investigativo che è sotto attacco. E’ facile far capire al popolo che conta mentre in realtà conta sempre meno”.
giornalista


