Il 7 settembre 1944, a Inzago, nel Milanese, veniva ucciso Quintino Di Vona, insegnante di lettere, intellettuale comunista e combattente della 119ª Brigata Garibaldi. A ricordarne oggi la figura è la sezione Anpi “Orlando Orlandi Posti” del Municipio di Roma, nel giorno dell’anniversario della sua morte.

Di Vona era nato nel 1894 a Buccino. Aveva combattuto nella Prima guerra mondiale, riportando anche una ferita, e aveva poi scelto l’insegnamento come professione e l’antifascismo come impegno civile. Durante gli anni della clandestinità utilizzò i nomi di battaglia “Vautrin” e “Libero Gracco”.
Dopo l’8 settembre 1943, la sua abitazione divenne uno dei luoghi della Resistenza milanese. In quella casa trovavano spazio una stamperia clandestina, un deposito di armi e un rifugio per ebrei e persone perseguitate dal regime. Un’attività svolta nel silenzio e nella clandestinità, mentre la repressione fascista diventava sempre più dura.
All’alba del 7 settembre, in seguito a una delazione, le camicie nere della Brigata Nera di Monza fecero irruzione nella sua abitazione. Di Vona venne arrestato e portato in prigionia. Per ore fu picchiato e torturato nel tentativo di ottenere informazioni sulla rete clandestina e sui suoi compagni.
Non parlò. Non fece nomi e non tradì le persone che aveva contribuito a proteggere. Il silenzio mantenuto durante quelle ore consentì di mettere al riparo decine di compagni e la rete della Resistenza locale.
Nel primo pomeriggio, sotto gli ordini di un sottufficiale nazista, Di Vona venne condotto nella piazza principale di Inzago. Qui fu fucilato da alcuni giovani militi della Brigata Nera. La sua morte avvenne pubblicamente, con l’obiettivo di intimidire la popolazione e colpire, attraverso di lui, anche chi continuava a opporsi al fascismo.
Il corpo dell’insegnante venne lasciato esposto nella piazza per l’intera giornata e per la notte successiva. Un gesto pensato per trasformare l’uccisione in un avvertimento rivolto a tutta la comunità.
Quintino Di Vona aveva scelto di non cedere alla violenza e alle minacce. La sua vicenda, ricordano gli iscritti della sezione Anpi “Orlando Orlandi Posti”, resta legata alla storia della Resistenza e alla difesa della libertà democratica. Una memoria che, a distanza di 82 anni, torna a Inzago e a Buccino attraverso la figura di un professore che, davanti ai suoi persecutori, decise di non tradire.


