Di GIUSEPPE D’AMICO
Vasto cordoglio ha suscitato negli ambienti giornalistici italiani la scomparsa del giornalista del quotidiano “Il Mattino” di Napoli, Vittorio Dell’Uva, uno dei più noti inviati di guerra del giornalismo italiano.

Nato nel 1943 a Bolzano, Dell’Uva si era formato professionalmente a Napoli, nel “Roma“, sotto la direzione di Alberto Giovannini per poi approdare nel 1982 al Mattino. Dell’Uva ha collaborato con altri organi di informazione come Radio Montecarlo e il quotidiano spagnolo Tiempo. Nel corso della sua carriera ha seguito i principali eventi politici e bellici in Europa Orientale, Medio Oriente e Africa; ha seguito da vicino l’Urss e i Paesi satelliti ai tempi della perestrojka per poi raccontare le fasi del conflitto nella ex Jugoslavia.
Lunghissimo l’elenco dei Paesi in cui si è recato per lavoro, con missioni mirate negli Usa per le elezioni presidenziali; da corrispondente di guerra è stato in Albania, Kosovo, Ruanda, Somalia, Afghanistan, Iraq, Kuwait, Pakistan e Iran; più volte è andato nei territori occupati e in Israele, fin dal 1982, anno della Guerra del Libano. Durante la prima guerra del Golfo (1990-1991) è stato di base in Arabia Saudita, per poi spostarsi in Kuwait dopo la liberazione. Nel 2003 era tra i sette giornalisti italiani arrestati a Bassora, durante l’offensiva anglo-americana in Iraq. Più di recente è stato in Tunisia, Egitto e Libia per la Primavera Araba e per documentare i mutamenti in atto. Per la sua attività ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra i quali vanno ricordati il premio Max David riservato agli inviati speciali, il Saint Vincent, il Premio Cutuli, il Premio Guglia ed è stato l’ispiratore del “Premio Lamberti Sorrentino – Cronisti di guerra”.

La notizia della sua scomparsa ha destato profondo cordoglio anche nel Vallo di Diano. Con un messaggio pubblicato sui social Angelo Paladino, Presidente del “Premio Giornalistico cronisti di guerra Lamberti Sorrentino” ha voluto formulare alla famiglia le più sentite condoglianze esprimendo “sincero profondo cordoglio per la scomparsa di Vittorio dell’Uva, figura emblematica di grande inviato di guerra, di giornalista raffinato ed ispiratore determinante del Premio Lamberti Sorrentino“.
Tra i tanti messaggi di cordoglio che in queste ore stanno comparendo sui social, quello del collega Toni Capuozzo, anch’egli vincitore del Premio Lamberti Sorrentino, che ha voluto ricordare dell’Uva anche sotto il profilo umano e non solo da quello professionale, “Un grande giornalista, ma ancora di più un compagno di avventure, di scherzi e di risate. Ti si è voluto bene, mancherai ancora di più“.
Anche Antonio Manzo, per anni inviato de “Il Mattino”, ha voluto ricordare l’amico e collega con un lungo articolo sul quotidiano “Le Cronache”: “Vittorio Dell’Uva era nato a Bolzano ma è stato napoletano tutto tondo. Buono e geniale, sempre pronto a raccogliere la notizia ma anche l’ironia laddove la vita confina ogni giorno con la morte senza alcuna paura, senza alcuna autocensura da giornalista tutt’altro che embedded, cioè cronista ufficialmente aggregato alla truppe militari del conflitto. No, lui partiva da Napoli tranquillo e quando squillava il metal detector per il passaggio all’aeroporto che individuava il pacemaker che lo assisteva ma con il quale sembrava parlasse da una vita, Vittorio iniziava, al gate dell’aeroporto, la predica della SAS, cioè quel gustoso acronimo che celava il napoletano saluto “Salutame A Soreta” (SAS) che avrebbe anche indirizzato agli arcigni militari sui campi di guerra esteri che tentavano di dispensargli consigli”.
Come già anticipato, Vittorio dell’Uva fu l’ispiratore del “Premio Lamberti Sorrentino” riservato agli inviati di guerra e assegnato a giornalisti quali Carmen Lasorella, Monica Maggioni, Toni Capuozzo, Ettore Mo, Mimmo Candito, Tiziana Ferrario, Andrea Purgatori e Marta Serafini. L’auspicio è che questa importante iniziativa possa avere un seguito. Le prime edizioni furono organizzate dall’Amministrazione Provinciale, l’ultima dall’Osservatorio Europeo del Paesaggio e dal Club Lions di Sala Consilina.



