Quarto appuntamento con le “Conferenze Estate 2026” organizzate a Polla dall’associazione Palazzo Albirosa. Ospite la giornalista Rai Marina Lalovic che, dopo il saluto del presidente dell’Associazione organizzatrice, Antonio Federico, è stata presentata da Francesca Federico dell’Università “La Sapienza” di Roma e intervistata dal giornalista Giuseppe D’Amico.

Tema dell’incontro: “Raccontare la guerra in Tv”, argomento particolarmente attuale.
Nata a Belgrado nell’ex Jugoslavia, nel 2000 Marina Lalovic si trasferisce in Italia dove si laurea presso l’Università “La Sapienza” in Editoria e Giornalismo. Ha lavorato come redattrice TV del Babzine, il Magazine settimanale di Babel TV, canale 141 di Sky, dedicato alle questioni dell’immigrazione in Italia. E’ stata corrispondente da Roma per quotidiano serbo “Politika” e per la radio-televisione serba, B92. Ha collaborato con Associated Press Television News bureau a Roma ed è stata corrispondente per la web tv della rivista americana SPIN e per la rivista europea, Cafebabel. Ha lavorato per ENEL, nel reparto delle relazioni esterne. In Rai ha lavorato nella Sezione Esteri ed ora è inviata di guerra in varie parti del mondo.

A Polla Marina Lalovic è arrivata da Ceuta, la porta dell’Europa per chi arriva dal Marocco in Spagna, dove la settimana scorsa sono approdati migliaia di migranti creando problemi di accoglienza e tensioni tra i due Paesi. Una situazione estremamente grave che ha avuto ripercussioni internazionali. Nel corso dell’incontro è stato affrontato il tema legato al lavoro degli inviati di guerra che negli ultimi 30 anni ha assunto la forma del giornalismo “incorporato al conflitto armato” con i reporter che riescono a reperire solo le informazioni filtrate dalla parte militare cui si è aggregati. I reporter, in nome della sicurezza, sono tenuti lontani dalle operazioni militari che poi vengono raccontate. Un lavoro indubbiamente difficile: dalla necessaria e poi vincolante scelta del fronte da cui raccontare ciò che accade, alle difficoltà sempre maggiori nell’ottenere visti giornalistici e poi poter effettivamente fare il lavoro per cui si è partiti, con una certezza: è importante e doveroso andare per provare a raccontare perché ogni singola testimonianza, ogni voce fuori dal coro aiuta a restituire il quadro di quella complessità intrinseca che troppo spesso viene sacrificata dal meccanismo dell’informazione live che richiede una drastica semplificazione.

GIUSEPPE D’AMICO 
MARINA LALOVIC 
FRANCESCA FEDERICO
Non poteva mancare un’analisi relativa ai conflitti più importanti degli ultimi decenni quando fra gli inviati che raccontavano il conflitto molti trovarono la morte: le guerre in Africa tra gli anni ’80 e ’90; la guerra del Golfo del 1991; la guerra del Kosovo (1998-99) fu invece una guerra “invisibile” molto seguita con reportage e servizi, ma con un’informazione molto imprecisa e parziale perché la stampa internazionale venne espulsa in massima parte dalle zone di conflitto; la guerra in Afghanistan (2001-2021); la guerra d’Iraq del 2003 nata dalla volontà dell’amministrazione Bush di invadere l’Iraq per abbattere il regime di Saddam Hussein e la guerra del Sudan di cui non si parla e che ha provocato negli ultimi anni oltre 150.000 morti con oltre 8 milioni di bambini in età scolare che non frequentano la scuola a causa della guerra civile in corso. Molto interessante il riferimento ai due conflitti tuttora in corsa: quello tra la Russia e l’Ucraina e quello voluto da Trump in Iran: due conflitti che secondo il pensiero di chi li ha avviati avrebbero dovuto chiudersi in breve tempo ma che sono ancora lontani dalla conclusione. Tra i numerosi i giornalisti italiani caduti in zone di guerra sono stati ricordati Ilaria Alpi, Enzo Baldoni, Raffaele Ciriello, Maria Grazia Cutuli, Dario D’Angelo, Marco Luchetta, Alessandro Ota, Miran Hrovatin, Marcello Palmisano, Guido Puletti e Andrea Rocchelli.
Tra gli inviati di guerra è stato ricordato Lamberti Sorrentino (1899-1993) di Sala Consilina dove nacque e dove volle essere sepolto. A “El Pampero” (il nomignolo gli era stato attribuito da Indro Montanelli per la sua attività giornalistica in Argentina), considerato dallo stesso Montanelli “il decano degli inviati speciali italiani, e forse non soltanto italiani”, si devono servizi memorabili dall’Unione Sovietica, dalla Cina e dall’America Latina. Tra i suoi libri acquista particolare rilievo “Sognare a Mauthausen, il campo di lavoro dove fu internato dopo l’8 settembre del 1943.
All’indomani della scomparsa la notizia apparve sui più importanti quotidiani nazionali: Gaetano Afeltra sul Corriere della Sera, in unarticolo dal titolo “Lamberti Sorrentino, un inviato nel pericolo”, ne ricordò l’appartenenza a quel gruppo di inviati di guerra (allora si chiamavano “Redattori viaggianti”) formato da Luigi Barzini, Indro Montanelli, Orio Vergani, Curzio Malaparte e Dino Buzzati,“i cui nomi brillavano nel firmamento del grande giornalismo, tutti pronti a rischiare pur di assicurare il servizio al proprio giornale”. Tutta gente che viveva con la valigia dietro la porta di casa. A Lamberti Sorrentino negli anni ’90 fu dedicato un premio riservato agli inviati di guerra e tra i vincitori figurano Carmen Lasorella, Monica Maggioni, Toni Capuozzo, Ettore Mo, Mimmo Candito, Tiziana Ferrario, Andrea Purgatori e Marta Serafini. L’auspicio è che questa importante iniziativa possa avere un seguito. Le prime edizioni furono organizzate dall’Amministrazione Provinciale, l’ultima dall’Osservatorio Europeo del Paesaggio e dal Club Lions di Sala Consilina.
Al termine dell’incontro Marina Lalovic ha risposto alle numerose domande del pubblico presente ed è stata omaggiata dalla Vice sindaca e dal presidente del consiglio comunale, Rossella Isoldi e Gerardo Villari, del volume di Vittorio Bracco “Polla, Linee di una storia”.



