Di Giuseppe Geppino D’Amico
L’Intelligenza artificiale continua a far discutere. È utile oppure è dannosa? Probabilmente, senza voler scomodare Aristotele, “in medio stat virtus” (la verità sta nel mezzo): tutte le cose possono essere buone o cattive in base all’uso che ne facciamo. All’inizio sono stati evidenziati meriti e utilità dell’Intelligenza artificiale, ma da qualche tempo sono sempre più numerosi coloro che ne evidenziano i rischi, definendola una vera e propria dipendenza.
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L’Intelligenza artificiale è stata al centro della prima enciclica di Papa Leone XIV, “Magnifica humanitas”. Per il Santo Padre, “l’Intelligenza artificiale è un ambiente con cui fare i conti. Non basta regolarla; va disarmata e resa ospitale”. In pratica, se vogliamo rimanere umani in un mondo digitale, siamo noi cittadini a dover trovare il compromesso tra tecnologia e vita reale.
Dei pericoli che l’AI può provocare si è occupato il collega Gabriele Bojano con uno “Speciale Benessere” allegato al Corriere del Mezzogiorno. Alle tante dipendenze di cui si può cadere vittime oggigiorno, a qualsiasi età e in qualunque condizione sociale, dall’alcol al gioco d’azzardo, dal fumo alla droga, dallo shopping compulsivo all’abuso di smartphone e social, si è aggiunta la dipendenza comportamentale da Intelligenza artificiale. In Italia l’ha certificata per prima l’Azienda Ulss 3 Serenissima di Venezia, prendendo in carico al Servizio per le dipendenze (SerD) di Mestre una ragazza di 20 anni che era arrivata a convincersi che l’AI fosse l’unica ad ascoltarla e a capirla. In Italia, però, fino a oggi non era ancora successo che si dovesse “curare” un’overdose da algoritmo, avviando un processo di vera e propria disintossicazione. È un sintomo grave di malessere e di solitudine dei nostri adolescenti, che non riescono a trovare delle reali amicizie e così si rifugiano in ChatGPT, identificando in esso quel conforto e quella comprensione che non sono capaci di percepire altrove.
Ma c’è un dato in più sul quale è opportuno riflettere e riguarda quello che succede quando un utente inizia a credere ciecamente nelle risposte dell’AI, anche quelle palesemente inventate: può infatti cadere in veri e propri disturbi tecnologici. Oppure, ed è ancora più grave e inquietante, essere indotto a pericolosi deliri psichici. A livello mondiale questa nuova dipendenza viene chiamata con l’acronimo GAID, ossia Generative Artificial Intelligence Addiction Syndrome.
Considerata l’importanza dell’argomento, ne abbiamo parlato con Aniello Baselice, psichiatra e direttore di TerraFutura, il Centro di Psicopatologia delle Addiction dell’ASL Salerno, unica struttura pubblica presente in Campania, da quattro anni in funzione presso l’Ospedale di Sant’Arsenio (GUARDA IL VIDEO).


