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Sant’Arsenio, teatro e migrazioni tra Italia e Americhe: sabato la presentazione del libro di Francesco Cotticelli

Di Giuseppe Geppino D’Amico

Nuova iniziativa culturale del Comune di Sant’Arsenio. Sarà presentato sabato 22 agosto, alle ore 18:00, nell’Aula Consiliare, il libro “Teatro al di qua e al di là dell’Oceano” (Rubbettino Editore) di Francesco Cotticelli, docente di Discipline dello Spettacolo al Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Napoli Federico II. Il volume mette in relazione esperienze storiche e pratiche contemporanee, guardando al teatro come spazio di attraversamento e contaminazione tra culture, territori e comunità. Si tratta di un libro scritto a più mani dal quale emerge l’importanza del viaggio per artisti, attori e compagnie, chiamati a raggiungere pubblici sempre diversi e a inventarsi i modi della loro sopravvivenza, su cui molto si è scritto. Spesso il racconto di tournée di successo o di avventure in terra straniera è parte di memorie, autobiografie, echi di una vita lontana, di anni in cui è stato difficile costruire un minimo di sicurezza per sé e per i propri compagni.

I saggi raccolti nel volume intendono contribuire alla ricostruzione di un fenomeno fondamentale per lo spettacolo a cavallo tra XIX e XX secolo, sottolineando l’importanza che il lavoro al di là del mare e dell’oceano assume per temi, generi e metodi recitativi, anche nei luoghi di provenienza. È un racconto che intreccia le forme “alte” – i grandi interpreti e la dimensione planetaria dei loro trionfi – e le forme “basse” della migrazione teatrale e cinematografica – i pionieri di una circolazione minuta delle scene dialettali, in cerca di fortuna, visibilità o conferme della propria vocazione e del proprio talento. Si definisce così uno spaccato di storia recente del Vecchio e del Nuovo Mondo, come anche il ricordo di avventure sofferte e di laboriose integrazioni culturali di cui siamo troppo spesso dimentichi. Il volume propone una riflessione sulla circolazione del teatro tra Europa e Americhe e consente un dibattito sui temi delle tournée, delle migrazioni artistiche e della mobilità culturale. Il dialogo metterà in relazione esperienze storiche e pratiche contemporanee, guardando al teatro come spazio di attraversamento e contaminazione tra culture, territori e comunità.

Come si evidenzia dal sottotitolo dell’iniziativa, particolare spazio sarà dato alla vicenda di Rocco De Russo e di tanti altri attori che, a partire dalla metà dell’Ottocento, hanno calcato i palcoscenici delle nazioni oltreoceano, dal Brasile agli Stati Uniti. In particolare, Rocco De Russo è noto per essere stato una figura di riferimento del teatro degli emigranti italiani negli Stati Uniti durante la prima metà del XX secolo. Iniziò a scrivere e recitare commedie in Italia a partire dal 1914. Trasferitosi negli Stati Uniti, fondò e diresse la compagnia teatrale “Arte Vera”. Negli anni ’40 e ’50 portò i suoi spettacoli e i suoi testi teatrali in giro per le città americane, esibendosi spesso in spazi non tradizionali come auditorium e palestre scolastiche per le comunità di emigrati. Oltre a calcare le scene come attore e autore, fu autore di composizioni musicali, incise anche su disco, e in seguito si dedicò alla poesia, pubblicando i suoi versi sulla storica rivista italoamericana “La Follia di New York”.

In questa vicenda un ruolo importante lo ha avuto anche il Brasile. Nel volume l’argomento è affrontato da Alessandra Vannucci nel saggio “Maledetto Eldorado. Avventure, trionfi e catastrofi del teatro italiano in Brasile (1860-1930)”. Per Alessandra Vannucci, “L’intenso movimento di artisti di teatro, non solo mattatori e primedonne ma cantanti, ballerine, drammaturghi e registi, nei decenni che segnarono il picco dell’emigrazione italiana in Brasile, a partire dalla metà del secolo XIX, tracciò itinerari avventurosi e non sempre coerenti alle logiche migratorie, ma piuttosto a una rete di piazze considerate promettenti sulla scia del favoloso successo dell’opera lirica in Sudamerica. L’inaugurazione di linee di navigazione a vapore come la Compagnia Transatlantica, con destinazione ai porti sudamericani (1852) da una parte dell’Oceano e, dall’altra, l’erogazione di contributi per le stagioni liriche e la costruzione di teatri appositi che il governo brasiliano finanziava tramite apposite lotterie (dal 1851) fomentarono un mercato che si annunciava proficuo anche per l’arte drammatica”.

E l’emigrazione in Brasile era stata favorita già prima dell’Unità d’Italia dal fatto che l’imperatore Pedro II, di origini portoghesi, aveva sposato nel 1842 la principessa Teresa Cristina, figlia di Francesco di Borbone, re delle Due Sicilie dal 1825 al 1830. Proprio a seguito del matrimonio Pedro II riaprì le frontiere agli italiani. Al di là dell’aspetto culturale, il volume aiuta dunque anche a comprendere il fenomeno dell’emigrazione oltreoceano, presente già prima dell’Unità d’Italia.

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