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Polla, l’Intelligenza Artificiale divide gli esperti: a Palazzo Albirosa il confronto tra neuroscienze e filosofia (VIDEO)

Di Giuseppe Geppino D’Amico

L’Intelligenza Artificiale è stata al centro della seconda conferenza scientifico-culturale organizzata dall’Associazione Palazzo Albirosa nell’ambito delle Conferenze Estate 2026. Tema dell’incontro, “Lo Tsunami dell’Intelligenza Artificiale. Colloquio tra un neuroscienziato e un filosofo”, che ha visto confrontarsi il neurofisiologo Simone Rossi, docente presso l’Università di Siena, e il filosofo Riccardo Manzotti, docente di Filosofia Teoretica presso l’Università IULM di Milano, intervenuto in webinar. A coordinare il dibattito è stato il prof. Antonio Federico, docente emerito di Neurologia presso l’Università di Siena. È stato un confronto particolarmente interessante anche alla luce delle recenti notizie riportate dai principali organi di informazione, secondo cui un modello di Intelligenza Artificiale, sfuggito al controllo umano, avrebbe hackerato un sito violando un’altra piattaforma, alimentando interrogativi e polemiche in un settore sul quale continuano a emergere dubbi e perplessità.

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Simone Rossi e Antonio Federico

Rispondendo alle sollecitazioni del prof. Federico, il prof. Rossi ha sottolineato come l’Intelligenza Artificiale stia andando ben oltre le aspettative di chi l’ha progettata. È qui che entra in scena il cervello umano che, secondo il prof. Manzotti, “in futuro diventerà un tutt’uno con la macchina. Quindi è necessario insegnare correttamente ai più piccoli l’uso dell’Intelligenza Artificiale, come già avviene in Cina”. Proprio dalla Cina e dagli Stati Uniti, secondo i relatori, potrebbero arrivare i maggiori rischi per l’Europa, che sul tema dell’A.I. è partita tardi. Oggi l’Intelligenza Artificiale è nelle mani di sette-otto grandi gruppi e questo desta preoccupazione. Mentre la Cina ne farebbe un uso politico, gli Stati Uniti la utilizzerebbero soprattutto sul piano economico, con conseguenze che potrebbero risultare anche molto gravi. Da qui la necessità di una regolamentazione a livello centrale.

La velocità con cui si stanno evolvendo i sistemi di Intelligenza Artificiale potrebbe risultare scarsamente sostenibile, dal punto di vista cognitivo e non solo, se non si interverrà tempestivamente. Dal “parla come noi” si è passati al “ragiona come noi”, poi al “conosce più di noi” e infine al “ragiona meglio di noi”. Presto, forse, questi sistemi saranno in grado di diventare realmente agentivi, compiendo autonomamente qualsiasi attività, fino a determinare una vera e propria rivoluzione economica. Il mondo appare sempre meno antropocentrico, ma questo potrebbe non rappresentare necessariamente uno svantaggio. Resta però aperto l’interrogativo su cosa accadrà al nostro cervello, alle nostre capacità cognitive e, più in generale, al nostro modo di essere umani. Saremo costretti soltanto a rincorrere una competizione che sembra avere già un vincitore oppure riusciremo ancora a governare, con responsabilità e libertà, l’evoluzione di queste tecnologie? E cosa accadrà quando l’IA avrà un accesso diretto al mondo senza passare più dall’uomo?

L’Intelligenza Artificiale, dunque, continua a far discutere. Se inizialmente ne venivano messi in evidenza soprattutto i vantaggi e le potenzialità, negli ultimi tempi sono sempre più numerose le voci che ne sottolineano anche i rischi, arrivando a definirla una nuova forma di dipendenza. Il prof. Rossi ha inoltre illustrato la teoria delle tre “R”: Risultato, Risposta e Responsabilità. Il Risultato è ciò che offre l’Intelligenza Artificiale; per trasformarsi in Risposta necessita però della Responsabilità della persona che interagisce con l’AI, chiamata a mettere in gioco i propri valori e la propria libertà di scelta. Come ha ricordato il prof. Federico, l’Intelligenza Artificiale è stata anche al centro della prima enciclica di Papa Leone XIV, “Magnifica humanitas”, che affronta temi già sviluppati da Rossi e Manzotti nel loro libro. Per il Santo Padre, “l’Intelligenza Artificiale è un ambiente con cui fare i conti. Non basta regolarla; va disarmata e resa ospitale”. Se vogliamo rimanere davvero umani in un mondo sempre più digitale, spetta ai cittadini trovare un equilibrio tra tecnologia e vita reale. Sul tema della dipendenza, è stato inoltre ricordato come recenti studi abbiano evidenziato una nuova forma di dipendenza comportamentale legata proprio all’Intelligenza Artificiale, che si aggiunge a quelle già note, dall’alcol al gioco d’azzardo, dal fumo alla droga, fino allo shopping compulsivo e all’abuso di smartphone e social network.

Per dovere di cronaca è stato ricordato che in Italia il primo caso certificato è stato registrato dall’Azienda Ulss 3 Serenissima di Venezia, che ha preso in carico presso il Serd di Mestre una ragazza di 20 anni convinta che l’AI fosse l’unica capace di ascoltarla e comprenderla. Fino a oggi non era mai accaduto che si dovesse affrontare una vera e propria “overdose da algoritmo”, avviando un percorso di disintossicazione. Un fenomeno che rappresenta un grave sintomo del malessere e della solitudine di molti adolescenti, incapaci di costruire relazioni autentiche e sempre più portati a rifugiarsi in ChatGPT, individuando nell’Intelligenza Artificiale quel conforto e quella comprensione che non riescono più a trovare nelle relazioni umane. A questo punto la domanda nasce spontanea: quale rimedio opporre ai possibili pericoli dell’Intelligenza Artificiale? Una possibile risposta è racchiusa nell’epigrafe scelta da Simone Rossi e Riccardo Manzotti per il loro libro: “Timeo Danaos et dona ferentes” (“Temo i Greci anche quando portano doni”). Un messaggio semplice ma profondo che richiama anche il celebre insegnamento di Cicerone: “Tutte le cose possono essere buone o cattive in base all’uso che ne facciamo”. A distanza di duemila anni, il concetto conserva tutta la sua attualità anche per l’Intelligenza Artificiale. Molto dipenderà dall’uso che l’uomo saprà farne.

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