Di Giuseppe Geppino D’Amico – Foto di Williams Lamattina
Inaugurata sabato a Polla la mostra “Omaggio a Giannelli per i suoi 90 anni. Ironia in punta di matita”, allestita nella ex Chiesa della Trinità. Con questa mostra entra nel vivo l’attività estiva dell’Associazione “Palazzo Albirosa – Centro Studi per le Neuroscienze, la Cultura, l’Ambiente ed il Benessere globale”. Nel corso dell’incontro sono intervenuti Massimo Loviso, sindaco di Polla; Giovanni Corleto, Delegato alla Cultura, e l’artista Ulderico Di Domenico in rappresentanza della Pro Loco Polla. Due i relatori: Antonio Federico, presidente dell’Associazione Palazzo Albirosa, e Giuseppe D’Amico. Abbiamo già proposto un ampio servizio dedicato a Emilio Giannelli, per cui il “Con-tatto” di questa settimana è dedicato alla satira nel Vallo di Diano: Nicola Marmo di San Rufo e Italo Siniscalchi, in arte Sinis.
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Nella seconda metà dell’800 la satira era presente anche nel Vallo di Diano che subiva l’influenza della grande città, dove i rampolli delle famiglie della borghesia venivano mandati a studiare. Meritano particolare attenzione Nicola Marmo e Italo Siniscalchi, in arte Sinis.
Originario di San Rufo, Nicola Marmo è noto per avere scritto una Storia ri Santu Conu in vernacolo e per il poemetto satirico “Roma Liberata”. Pur non avendo fatto politica ad alto livello (si era fermato a vicesindaco di San Rufo anche perché pare fosse attratto più dalle donne che dalla politica), nel Vallo di Diano fondò il settimanale Il Tanagrino, che si pubblicava a Sala Consilina, ma collaborò con un giornale umoristico di Salerno, il Don Paolino.
Questi alcuni versi della sua satira pungente. Sul comportamento dei governanti piemontesi nei confronti delle popolazioni meridionali, scriveva:
Hanno spremuto il sangue dalle pietre // E gli onesti son essi e noi siam ladri!
Mazzate nella schiena e corna in fronte… // Questo ci ha fatto il piccolo Piemonte.
Estremamente critico il giudizio sul Parlamento e sui suoi abitanti:
Ecco amici miei Montecitorio // Covo di camorristi e di falsari.
Ministri, deputati e senatori // Un gregge di corrotti e corruttori.
E ancora contro i signorotti locali:
Per voi si vendemmia, per voi si miete // Per voi si raccolgono ghiande e patate,
Il popolo cammina e voi sedete // Il popolo lavora e voi magnate.
Particolarmente dura la quartina contro i riconoscimenti immeritati:
In tempi men leggiadri e più feroci // Si appendevano i ladri in su le croci.
In tempi men feroci e più leggiadri // S’appuntano le croci in petto ai ladri.
Pur essendo cattolico non risparmiava quelli che definiva “cattivi preti”:
Muovon rissa e litigi ad ogni passo // Non aman che la trippa di sé stessi,
Gelosi a più non dir, mangiano il grasso // E predicano il magro ai genuflessi.
Terribile la quartina dedicata ad un non individuato sindaco; non sappiamo di quale paese:
Sulle rive di un viscido pantano // Un vecchio rospo ingravidò una rana.
Dal connubio lurido e scortese // Nacque il sindaco del mio paese.
Aggressivo? Sferzante? Pungente? Tagliente? Velenoso? Di sicuro poco diplomatico!
E passiamo alle vignette di Italo Siniscalchi, in arte Sinis. Non sono solo pezzi di storia del giornalismo e dell’arte grafica, ma veri e propri documenti storici capaci di restituire l’atmosfera, le mode e le contraddizioni di un’epoca passata con la leggerezza e la profondità che solo i bravi caricaturisti possiedono. Come già anticipato, Sinis ha collaborato in particolare con “La Tribuna” e con il “Don Chisciotte” che, nel periodo che va dal 1944 al 1946, veniva pubblicato a Salerno ed era molto importante. Fondato dal giornalista e scrittore Giuseppe Alliegro, di Padula, fu autorizzato dal Comando Alleato (il Psychological Warfare Branch) e fu la prima voce satirica e antinazifascista a uscire in Italia dopo la caduta del regime. Il giornale si distingueva per una satira pungente che non risparmiava nessuno, arrivando a criticare anche l’operato del governo Badoglio. Proprio a causa di questa linea editoriale indipendente e tagliente, nel marzo del 1945 il prefetto ne dispose la chiusura; tuttavia, Alliegro fece ricorso alla Magistratura e nel maggio successivo il Consiglio di Stato gli diede ragione, permettendo al giornale di riprendere le pubblicazioni. Nel 1946 la redazione si trasferì poi a Napoli, dove dopo qualche tempo l’esperienza editoriale si concluse. Giuseppe Alliegro ha il merito di avere inventato un nuovo modo di fare giornalismo: al posto degli articoli tradizionali utilizzava la lettera.
Per quanto riguarda Sinis, in mostra a Polla ci sono solo 12 vignette, ma l’operazione di recupero di altro materiale è in atto.
Riportiamo di seguito alcune delle vignette più significative.
Altre vignette esposte sono dedicate a noti personaggi di Polla: l’architecnico futurista Luigi Stabile; Alfredo Trimarco (anch’egli futurista); Attilio Soriano (cancelliere della locale Pretura); Carmine Federico (medico) e Francesco Antonio Stabile (commissario di Polizia a Ferrara). La mostra sarà visitabile fino al 30 giugno.






