
Si fa presto, oggi, a dire “Viva la Repubblica”. Eppure, se il 2 giugno 1946 fosse dipeso soltanto dalla provincia di Salerno, oggi l’Italia non sarebbe una Repubblica. Nel giorno in cui si celebrano gli 80 anni della Repubblica Italiana, vale la pena ricordare un dato storico poco conosciuto ma estremamente significativo: la provincia di Salerno fu una delle realtà più monarchiche dell’intero Mezzogiorno e votò in maniera netta a favore della Corona dei Savoia. A ricordarlo, in un articolo pubblicato oggi su Il Mattino, è lo storico e editore Giuseppe Galzerano, che ricostruisce il clima acceso e appassionato che accompagnò il referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Si votava dopo oltre vent’anni di dittatura fascista. Per la prima volta partecipavano anche le donne. In gioco non c’era soltanto una scelta politica, ma il futuro stesso del Paese: Monarchia o Repubblica. Il risultato, in provincia di Salerno, fu inequivocabile: su 352.174 voti validi, ben 264.721 andarono alla Monarchia, mentre soltanto 87.453 elettori scelsero la Repubblica. I voti non validi furono 23.951 e le schede bianche 14.864. Anche il capoluogo si schierò senza esitazioni dalla parte dei Savoia: a Salerno città la Monarchia ottenne 30.152 voti, contro appena 9.017 per la Repubblica. Fu una vera e propria vittoria monarchica che interessò quasi tutta la provincia.

Gli otto comuni che andarono controcorrente
In un territorio dove la Monarchia dominava ovunque, soltanto otto comuni su 153 votarono a maggioranza per la Repubblica. La particolarità è che quasi tutti si trovavano nel Cilento. Il caso più clamoroso fu quello di Pisciotta, dove la Repubblica raggiunse addirittura l’88% dei consensi: 1.617 voti contro appena 216 per la Monarchia. Gli altri comuni che scelsero la Repubblica furono:
- San Gregorio Magno (72%)
- Controne (67%)
- Rutino (65%)
- Colliano (60%)
- Torchiara (58%)
- Albanella (54%)
- Giungano (54%)
A questi si aggiunge Valle dell’Angelo, dove la Repubblica prevalse per appena due voti, 204 contro 202. Furono realtà che, come osserva Galzerano, ebbero il coraggio di schierarsi contro le indicazioni prevalenti dell’epoca, scegliendo una strada diversa rispetto a quella seguita dalla maggioranza del territorio.
E nel Vallo di Diano?
Anche il Vallo di Diano si schierò con la Monarchia. Tra tutti i comuni dell’area, però, uno spicca per un dato particolarmente interessante: Sanza. Qui il risultato fu praticamente sul filo del rasoio. La Monarchia ottenne 639 voti, mentre la Repubblica si fermò a 616. Appena 23 voti di differenza separarono le due opzioni. Un dato che rende Sanza una sorta di eccezione nel panorama valdianese dell’epoca e che testimonia come anche in un territorio prevalentemente monarchico fossero presenti sensibilità politiche differenti e una significativa componente repubblicana.


Una riflessione che vale ancora oggi
Guardando quei numeri con gli occhi del presente, il paradosso è evidente. La Repubblica che oggi celebriamo con orgoglio nacque anche grazie ai voti arrivati dalle regioni del Centro e del Nord Italia, che compensarono il netto successo monarchico registrato in molte aree meridionali, compresa la provincia di Salerno. A livello nazionale, infatti, la Repubblica vinse con 12.717.923 voti contro i 10.719.284 della Monarchia.
È una pagina di storia che invita alla riflessione. Perché se oggi il 2 giugno rappresenta una delle ricorrenze più importanti della vita democratica del Paese, forse proprio territori come il nostro hanno un motivo in più per celebrarla e difenderla. Ottant’anni fa la maggioranza dei salernitani scelsero la Monarchia. La Repubblica arrivò comunque, cambiò il volto dell’Italia e divenne la casa comune di tutti gli italiani. Fortunatamente anche per quelli che, nel 1946, avevano votato diversamente.
(FONTE: ARTICOLO DI GIUSEPPE GALZERANO PUBBLICATO SU IL MATTINO DEL 2 GIUGNO 2026)


