Di Giuseppe Geppino D’Amico
Il 24 e 25 maggio prossimi, in 21 comuni della provincia di Salerno, si torna alle urne per rinnovare i rispettivi consigli comunali. Tra questi Salerno ed altri tre centri superiori ai 15 mila abitanti (Angri, Cava dei Tirreni e Campagna), dove, qualora uno dei candidati a sindaco non dovesse ottenere il 50 per cento dei voti, gli elettori tornerebbero alle urne dopo 15 giorni per il ballottaggio. La campagna elettorale non è ancora entrata nel vivo, ma non sono mancati momenti di vivacità causati da fattori diversi: voltafaccia, cambi di casacca e candidature decise per cognatanza o fratellanza, a testimonianza che spesso la politica è una passione di famiglia.
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Nella città di Salerno (8 candidati a sindaco per 21 liste di aspiranti consiglieri), dieci giorni prima della presentazione delle liste c’è stato il clamoroso voltafaccia di Forza Italia, deciso dal leader regionale Fulvio Martusciello, che, in rottura con gli altri partiti del Centrodestra, si era accordato con il civico Armando Zambrano. Dopo un incontro chiarificatore con Edmondo Cirielli, leader campano di Fratelli d’Italia, Forza Italia ha abbandonato Zambrano virando sul candidato del Centrodestra, Gherardo Maria Marenghi. Zambrano ha replicato mettendo in discussione la credibilità dei berlusconiani, sostenendo che “senza di loro il progetto sarà più credibile” e “Forza Italia ne uscirà depotenziata”. E i candidati che avevano già stampato “santini” e manifesti con il simbolo di Zambrano? Nessun problema: Martusciello ha promesso che ci sarà un fondo extra per risarcirli delle spese sostenute.
Il copione di Salerno stava per ripetersi anche a Pagani, dove Forza Italia, dopo aver assicurato il sostegno al civico Massimo D’Onofrio, aveva virato su Nicola Campitiello, ex PD transitato in Fratelli d’Italia per cognatanza (è fratello della consorte dell’on. Cirielli). A Pagani, però, il problema lo ha risolto il Prefetto di Salerno, che pochi giorni prima della presentazione delle liste ha sciolto il consiglio comunale uscente per infiltrazioni malavitose, per cui si tornerà alle urne fra circa due anni.
In casa Cirielli, dalla cognatanza alla fratellanza il passo è breve. A Cava dei Tirreni i figli del viceministro degli Esteri hanno dato vita ad una staffetta: il primogenito Italo Cirielli, 31 anni, consigliere uscente, ha deciso di non ricandidarsi “per motivi di lavoro”; il suo posto nella lista di Fratelli d’Italia lo ha preso il fratello minore Renato Cirielli, 23 anni non ancora compiuti, pilota militare presso l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli. Italo, però, non esclude di poter rientrare a Palazzo di Città come assessore esterno qualora Raffaele Giordano dovesse diventare sindaco.
Un’altra famiglia in cui la passione per la politica è molto forte la troviamo ad Amalfi. La lista “Amalfitani”, guidata dal giovane Pietro De Luca, solo omonimo del più noto Piero, parlamentare PD e figlio dell’ex governatore della Campania Vincenzo, è stata esclusa perché presentata oltre il termine previsto e per diversi profili di irregolarità ritenuti determinanti. Anche il padre, Antonio De Luca, sindaco di Amalfi dal 2001 al 2011 e consigliere di minoranza uscente, ora candidato a Maiori nella lista “Uniti per Maiori”, è stato escluso dalla competizione. Il motivo? Per potersi candidare in un altro comune De Luca senior avrebbe dovuto formalizzare le dimissioni da consigliere ad Amalfi prima di sottoscrivere la nuova candidatura.
Altra famiglia con il pallino della politica è quella dei Gregorio di Laurino. Anche qui è presente la fratellanza: Romano Gregorio, direttore del Parco del Cilento-Vallo di Diano-Alburni e sindaco per sedici anni, ha deciso di non ricandidarsi per appoggiare il fratello Francesco Gregorio, che aspira alla carica di primo cittadino.
Nel Vallo di Diano i comuni al voto sono tre: Sassano, Polla e Pertosa. A Sassano è presente una sola lista guidata da Nicola Pellegrino, fratello di Tommaso Pellegrino, politico di lungo corso, già parlamentare, sindaco e consigliere regionale. Difficile stabilire i motivi per cui non siano presenti altre liste: mancanza di stimoli oppure è prevalso il vecchio adagio “Volemose bene”? La lista in campo è considerata eterogenea per la presenza di consiglieri uscenti di maggioranza e di minoranza. Troveranno l’amalgama necessaria per andare avanti? Intanto, per raccogliere l’eredità di Domenico Rubino, sindaco uscente, Nicola Pellegrino dovrà battere l’astensionismo: la consultazione sarà valida solo al raggiungimento del 40 per cento degli aventi diritto al voto, senza computare i residenti all’estero, e la lista dovrà ottenere almeno il 50 per cento dei voti validamente espressi.
Ma c’è un’altra novità: come per Cirielli, anche in casa Pellegrino, oltre alla fratellanza, è spuntata la cognatanza: la consorte di Nicola, Deborah Amoroso, è candidata a Postiglione nella lista del sindaco uscente Carmine Cennamo, suo avversario diretto cinque anni fa.
Se a Sassano (circa 5.000 abitanti) c’è una sola lista in campo, a Polla e Pertosa ce ne sono tre.
Anche a Polla (poco più di 5.000 abitanti) c’è stato un notevole rimescolamento: la lista “Pollesi per Polla”, guidata da Massimo Loviso, sindaco uscente e consigliere provinciale, si presenta molto rinnovata (4 uscenti e 8 new entry), anche perché durante la consiliatura ha perso per strada tre assessori ai quali si sono aggiunti due candidati che cinque anni fa non erano stati eletti. Tutti insieme, i cinque sono confluiti nella lista “Alternativa per Polla”, che punta sul candidato sindaco Gianluca De Lauso, figlio d’arte: il padre Michele De Lauso è stato negli anni ’60 sindaco di Pertosa. La terza lista, “L’Italia dei Diritti”, formata in gran parte da cittadini che non vivono a Polla, vede candidato sindaco Francesco Casciano, originario di Petina.
A Pertosa (circa 600 abitanti) il sindaco uscente Domenico Barba ci riprova con “Pertosa Futura”; dovrà vedersela con la lista “Pertosa Bene Comune”, guidata dalla giornalista freelance Sara Manisera, che può contare sul ritorno in campo di Francescantonio (Gege’) D’Orilia, sindaco dal 1996 al 2005, a cui si deve, nel 2004, la nascita della Fondazione MIDA che gestisce le Grotte di Pertosa e Auletta. Il dibattito tra Barba e Manisera si annuncia di alto spessore dialettico: entrambi hanno conseguito la laurea nella Facoltà di Scienze Politiche. La terza lista, “Italia dei Diritti – De Pierro”, guidata da Luca Martone, pare sia composta da militari che si candidano per usufruire dei 30 giorni di congedo straordinario.
Come dire? Ognuno si arrangia come meglio può per raggiungere lo scopo prefissato. Ce lo ricorda la vecchia favola del rospo che, sapendo di non poter saltare oltre i dieci centimetri, in preda alla rassegnazione esclamò in vernacolo: “Zompa chi pote”.


