di Giuseppe D’Amico
“Referendum Si o NO: Ragioni a confronto”. Questo il tema del dibattito che si è tenuto nello storico Palazzo Marone a Monte San Giacomo per iniziativa della locale Amministrazione Comunale. Dopo l’introduzione dell’assessore Aldo Manno e il saluto della sindaca Angela D’Alto, hanno discusso dell’argomento che terrà banco fino al 22 e 23 marzo prossimi quando elettrici ed elettori depositeranno nell’urna la scheda con il Si o con il No il Magnifico Rettore dell’Università “Giustino Fortunato” di Benevento, Giuseppe Acocella, e dell’ on. Tino Iannuzzi. A moderare il dibattito è stato il giornalista Raffaele Marmo, condirettore del Quotidiano Nazionale.
Nel suo intervento l’assessore Aldo Manno ha evidenziato “l’importanza degli argomenti alla base del Referendum e la valenza ideologica che ha assunto il dibattito che non riguarda la riforma della Giustizia ma della Magistratura”.
La sindaca Angela D’Alto ha così spiegato le motivazioni del convegno: “Abbiamo deciso, come Amministrazione Comunale, di promuovere un incontro dibattito con un format semplice ed efficace: un sostenitore del Si e uno del No che entreranno nel merito del quesito referendario, confrontandosi ed esponendo le proprie ragioni. La presenza del Rettore e Professore Emerito Pino Acocella e dell’Avv. Tino Iannuzzi, già Deputato della Repubblica, garantiranno un contraddittorio di alto profilo, rispettoso, dialogante e senza vuoti slogan. Crediamo che sia dovere di una amministrazione promuovere in ogni modo la cittadinanza attiva, e favorire la partecipazione consapevole a qualsiasi momento elettorale. Spiegare le ragioni del “Sì” e del “No” in un referendum è fondamentale per garantire un voto informato e democratico. Il confronto permette di analizzare le diverse posizioni, comprendendo i potenziali impatti delle riforme e combattendo la disinformazione”. Invitando i cittadini a recarsi alle urne la D’Alto ha concluso affermando che “Una presenza massiccia alle urne qui a Monte San Giacomo sarebbe la vittoria più bella”.
Aprendo il dibattito il giornalista Raffaele Marmo ha evidenziato “la valenza politica che il Referendum ha assunto come hanno argomentato anche elementi di spicco della politica nazionale che hanno anche illustrato vari argomenti a sostegno delle proprie tesi. Sarebbe, però, un errore dare valenza politica al voto che uscirà dalle urne”.
Illustrando le ragioni del SI il Rettore Giuseppe Acocella ha affermato che “Siamo di fronte ad un’urgenza democratica” ed ha criticato “una magistratura che in alcuni casi ha preteso di imporsi come garante morale del sistema”. Respingendo con forza le accuse di incostituzionalità avanzate dall’Anm ha sostenuto che “l’errore è di aver trasformato il referendum in una disfida tra governativi e antigovernativi. E’ necessario riportare il confronto sul merito della vicenda, che riguarda la modificazione del principio precostituzionale delle carriere unite dei magistrati, che ha portato i guasti di una “gestione domestica” delle stesse carriere, attraverso elezioni che hanno spinto un organo pubblico come il CSM a diventare espressione della rappresentanza interna dell’ANM, con i guasti spesso denunciati. L’iniziativa referendaria tende dunque a riportare il dibattito sul merito di un processo che vuole cercare un equilibrio costituzionale adeguato attraverso la divisione dei poteri. E’ in atto uno sconfinamento dei poteri e questo non va bene. …..Siamo di fronte ad un corpo separato che pretende di essere immune e non pienamente responsabile dei propri atti e questo rappresenta ormai un’urgenza democratica. Da parte della magistratura si è tentato, in alcuni casi, di imporsi come garante morale del sistema. Acocella ha poi criticato la posizione dell’Anm: “Occorre scacciare i complessi d’inferiorità. Subiamo una propaganda infondata su un presunto attacco alla Costituzione, che invece prevede chiaramente la divisione dei poteri e la loro separazione, ripristinando così un equilibrio oggi compromesso”. Il referendum non attacca la Costituzione ma ne completa l’attuazione. Del resto la Costituzione prevede la separazione dei poteri”. Ricordando che anche il giudice è tenuto a rispettare i limiti delle norme approvate, il rettore ha così concluso: “L’ultimo residuo di corporativismo in Italia è quello dei magistrati; la Democrazia può reggere soltanto se si è tra eguali”.

palazzo Marone
Nettamente contraria la posizione di Tino Iannuzzi che ha dichiarato: “I genitori di questa riforma sono la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Ministro della Giustizia Carlo Nordio. Mai era capitato che un provvedimento legislativo entrasse in Parlamento e ne uscisse senza la modifica di una sola virgola: questo è indicativo di un atteggiamento di arroganza della maggioranza che sostiene il Governo”. Pur riconoscendo le criticità del sistema giudiziario, dalla lunghezza dei processi al sovraffollamento delle carceri, Iannuzzi ha sottolineato come la riforma, così come approvata, non sia in grado di risolverle. Altro elemento di dissenso riguarda il sorteggio previsto per la composizione dei due CSM e dell’Alta Corte, altra novità introdotta dalla riforma. “I problemi e le emergenze della Giustizia non vengono risolti, anzi vengono ulteriormente aggravati”, ha affermato Tino Iannuzzi che ha poi addebitato al Governo la decisione, gravissima, di non consentire ai giovani che vivono fuori sede di partecipare al voto.
“Questa riforma” ha concluso Iannuzzi “è stata votata così come prevede la legge quattro volte con andamento identico: non è stato ammesso nessun emendamento e questo dimostra la concezione della Politica intesa come comando. E’ una riforma estranea alle necessità del Paese ed è frutto di un accordo politico-programmatico tra Fratelli d’Italia, che voleva il Premierato, la Lega, che punta all’Autonomia differenziata con gravi ripercussioni soprattutto sul Mezzogiorno, e Forza Italia, che dedica la riforma a Silvio Berlusconi. Questa riforma è estranea alle esigenze dell’Italia perché non assicura la soluzione dei problemi della Giustizia a cominciare dalla lungaggine dei processi come ha più volte dichiarato lo stesso ministro Carlo Nordio. Inoltre, siamo alla elencazione dei principi da stabilire successivamente ma il “dopo” è tutto da costruire con disposizioni legislative che non promettono nulla di buono. Per questo voterò convintamente no”.
Come anticipato all’inizio, mancano circa dieci giorni al voto per cui altri dibattiti sono previsti in altri paesi del Vallo di Diano.

palazzo Marone. Da Sinistra: Tino Iannuzzi, Raffaele Angelo Marmo e Giuseppe Acocella


