
Di Giuseppe Geppino D’Amico
Entro fine maggio il busto di Carlo Pisacane tornerà a Padula dopo un attento lavoro di restauro da parte degli alunni del Liceo Artistico “Pomponio Leto” di Teggiano, guidati dalla professoressa Oriana Vertucci.
L’opera, offerta alla città di Padula nel giugno del 2019 dal Rotary Club Sala Consilina-Vallo di Diano e realizzata dal professor Germano Torresi insieme ai suoi alunni del Liceo Artistico di Teggiano, fu collocata in Piazza 1° Luglio, nello spazio antistante il palazzo dove Carlo Pisacane incontrò Federico Romano.
La sua “assenza” dal luogo in cui si trovava era stata segnalata da alcuni cittadini attraverso i social e aveva destato qualche preoccupazione.
Una rapida verifica ha consentito di chiarire la vicenda: il busto era stato trasferito a Teggiano proprio per consentirne il restauro.

Ad esprimere soddisfazione per la decisione di procedere al recupero dell’opera è il past president del Rotary, Antonello Rivellese, che nel 2019 patrocinò l’iniziativa. In quell’occasione fu organizzato un convegno su Pisacane con la partecipazione, tra gli altri, di Ernesto Maria Pisacane, pronipote del patriota, dell’allora sindaco Paolo Imparato e del professor Carmine Pinto. Di rilievo anche la presenza del Picchetto d’Onore del 19° Reggimento Cavalleggeri Guide di Salerno, al comando del Sergente Maggiore Giuseppe Morici, con il trombettiere dell’8° Reggimento Bersaglieri Alfonso Cardaropoli, che rese gli onori militari a Pisacane. La donazione dell’opera fu un gesto dal forte valore simbolico non solo per celebrarne la figura, ma anche per rinsaldare il legame profondo tra il Vallo di Diano e le vicende del Risorgimento italiano.

La scelta di Padula non fu casuale. Anche se l’epilogo avvenne a Sanza il 2 luglio 1857, proprio nel territorio di Padula il giorno precedente si svolse la battaglia finale che segnò la fine della Sapri Expedition. Molti dei compagni di Pisacane trovarono la morte proprio tra le mura della Certosa di Padula o nelle aree circostanti, segnando la fine tragica del sogno rivoluzionario del patriota. Il busto rappresenta dunque un atto di memoria collettiva. Nonostante il fallimento della sua spedizione, Pisacane è oggi ricordato come un pensatore originale, sostenitore di un socialismo risorgimentale che metteva al centro la questione agraria e la dignità delle classi più povere. Non va dimenticato che sempre a Padula la Chiesa dell’Annunziata ospita il Sacrario dei Trecento, i cui resti sono custoditi in teche visibili al pubblico. Su una delle pareti laterali è incisa la parola d’ordine scelta da Pisacane: “L’Italia agli Italiani”, e sulla parete di fronte la risposta per farsi riconoscere: “Gli Italiani per essa”. Dopo una prima sistemazione dei resti effettuata nel 1957, in occasione del centenario della spedizione, l’Ossario è stato restaurato nel 2007 dall’Amministrazione Provinciale di Salerno, allora presieduta da Alfonso Andria.

Nella storia del nostro Paese sono numerosi gli avvenimenti sui quali non si è riusciti a fare piena luce. È il caso della Spedizione di Sapri e del suo epilogo a Sanza. L’intera vicenda è stata avvolta da un alone di romanticismo grazie alla celeberrima poesia La spigolatrice di Sapri di Luigi Mercantini, che ha reso immortale “il bel capitano dagli occhi azzurri e dai capelli d’oro”, ma non ne ha sempre evidenziato i meriti di pensatore. Si continua a discutere sull’epilogo della spedizione, sugli aiuti che non ci furono, sulla battaglia di Padula, sul ruolo svolto dagli abitanti di Sanza e, soprattutto, sulla tragica fine di Pisacane: alcuni storici sostengono che “è stato ucciso”; altri che, “gravemente ferito, si tolse la vita”; non manca una terza via sostenuta da coloro i quali si sono limitati a scrivere che Pisacane “trovò la morte a Sanza”. Dopo una vita particolarmente avventurosa, sia dal punto di vista familiare che politico, nel 1856 Pisacane fonda, insieme a Rosalino Pilo, il periodico “La libera parola” e con il saggio “La Rivoluzione” comincia ad elaborare l’idea di una insurrezione patriottica che prendesse le mosse dal Sud dell’Italia. Gli sembrano indicativi di una volontà di riscossa alcuni episodi antiborbonici in Sicilia e in Calabria e la costituzione di un comitato segreto insurrezionale a Napoli. Ed è allora che la vicenda di Pisacane si intreccia con la storia del Cilento e del Vallo di Diano.


