Il 3 marzo 2026, in occasione della Giornata Mondiale dell’Udito promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’ASL Salerno parteciperà alla quinta edizione della Giornata di sensibilizzazione sulle malattie dell’orecchio e i disturbi uditivi, dal titolo “Sordità: un problema nascosto”. L’iniziativa, organizzata a livello nazionale dalla Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico Facciale e dalla Società Italiana di Audiologia e Foniatria, prevede sul territorio attività di prevenzione in collaborazione con associazioni di pazienti e familiari di soggetti ipoacusici.
Presso l’ambulatorio di otorinolaringoiatria del presidio ospedaliero “San Luca” di Vallo della Lucania, dalle 10:00 alle 17:00 sarà possibile sottoporsi a screening gratuito senza prenotazione, con accesso in ordine di arrivo. Un’opportunità concreta di diagnosi precoce in una regione dove il bisogno di salute uditiva si inserisce in un quadro nazionale di dimensioni rilevanti.
Secondo i dati più recenti del Ministero della Salute, in Italia sono circa sette milioni le persone con problemi di udito, una quota che rappresenta tra l’11,7% e il 12,1% della popolazione a seconda delle rilevazioni. Di queste, una persona su tre ha superato i 65 anni di età, a conferma di come l’invecchiamento rappresenti il principale fattore di rischio. Il Ministero sottolinea inoltre una netta progressione del fenomeno con l’avanzare dell’età: si passa da percentuali inferiori al 10% nella fascia tra i 13 e i 45 anni, al 25% tra i 61 e gli 80 anni, fino a toccare il 50% negli over 80.
A rendere il quadro ancora più allarmante è il dato relativo alla prevenzione. Sempre il Ministero della Salute evidenzia che solo il 31% della popolazione ha effettuato un controllo dell’udito negli ultimi cinque anni, mentre la maggioranza assoluta, il 54%, non vi si è mai sottoposta. Questo gap informativo si riflette nel basso tasso di utilizzo degli apparecchi acustici: soltanto il 25% di coloro che potrebbero trarne beneficio li utilizza, nonostante l’87% dei possessori dichiari un significativo miglioramento della qualità della vita.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità offre una prospettiva globale che aiuta a inquadrare la rilevanza del fenomeno. Nel mondo, circa il 5% della popolazione, oltre 430 milioni di persone, convive con una perdita uditiva definita “disabilitante”. Le proiezioni per il 2050 disegnano uno scenario in forte crescita: si prevede che una persona su quattro a livello globale sperimenterà una qualche forma di diminuzione dell’udito, portando il totale a quasi 2,5 miliardi di individui. L’OMS lancia anche un allarme specifico per le giovani generazioni: oltre un miliardo di ragazzi e giovani adulti è a rischio di danni uditivi permanenti a causa di abitudini di ascolto non sicure, come l’uso prolungato di cuffie a volume elevato.
Il peso di queste patologie non è solo sanitario, ma anche economico e sociale. L’OMS stima che la mancata presa in carico dei disturbi uditivi comporti un costo globale annuo di 980 miliardi di dollari, tra spese sanitarie, perdita di produttività e costi per l’istruzione. La letteratura recente, citata anche in iniziative di screening, conferma del resto come la perdita uditiva rappresenti il principale fattore di rischio modificabile per la demenza in età adulta.
Di fronte a questi numeri, la prevenzione rimane lo strumento più efficace. Secondo l’OMS, il 50% dei casi di ipoacusia potrebbe essere evitato attraverso adeguate misure di sanità pubblica. Tra queste, l’immunizzazione, la riduzione dell’esposizione a rumori dannosi e lo screening neonatale, che in Italia ha raggiunto una copertura superiore al 95% dei nati.
Le malattie dell’orecchio e i disturbi uditivi rappresentano una condizione molto diffusa che interessa tutte le età, spesso sottovalutata e non riconosciuta. La sordità può avere un impatto significativo sulla qualità della vita, sulle relazioni sociali e sullo sviluppo cognitivo, soprattutto nei bambini. La prevenzione, la diagnosi precoce e la corretta gestione dei disturbi uditivi sono fondamentali per ridurre le conseguenze negative e favorire l’inclusione.




