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Caro carburanti e disagi: le proposte di Legambiente

Le pompe di benzina sono sempre più a secco, il caro carburanti pesa sempre di più sui bilanci delle famiglie italiane, e per milioni di persone l’auto non è una scelta ma l’unico modo per raggiungere il lavoro, la scuola o i servizi sanitari. Su quanto sta accadendo in Italia in queste ultime settimane interviene anche Legambiente, secondo cui le misure messe in campo dal Governo sono misure tampone che prolungano la dipendenza dall’auto privata, senza offrire alternative. Per cambiare rotta, l’associazione ambientalista presente a Roma alla seconda edizione del Forum Mobilità “Proposte e azioni per la decarbonizzazione dei trasporti”, ha portato alcune proposte indirizzate al Governo per la legge di bilancio 2027 con l’obiettivo di tagliare le emissioni e contrastare la povertà dei trasporti. Le richieste vertono su:

Rifinanziamento del trasporto pubblico, con abbonamenti integrati e tariffe commisurate al reddito;

Social leasing per l’acquisto di veicoli a zero emissioni per famiglie e imprese;

Maggiore capillarità della rete di ricarica;

Rifinanziamento del fondo per la ciclabilità;

IVA al 10% sullo sharing;

Maggiore ricorso allo smart working per ridurre la domanda di mobilità.

Lo scenario analizzato nel Forum parla chiaro: per il 79% degli italiani la spesa per benzina e gasolio è aumentata rispetto a sei mesi fa, più delle bollette e della spesa alimentare, e il 71% prevede di tagliare altre spese nei prossimi mesi (dati Eumetra). Il rincaro, determinato dalla crisi del Golfo, incide ulteriormente sulla condizione di povertà dei trasporti ampiamente diffusa in tutto il Paese: come denunciato da Legambiente già nel 2023, quasi un italiano su tre rinuncia a occasioni di studio, lavoro o cura perché spostarsi costa troppo o mancano i servizi. La voglia e la necessità di cambiare stile di mobilità ci sono, ma senza alternative e investimenti per sostenerle, la dipendenza dall’auto privata e dagli enormi costi ad essa collegati, restano: l’auto copre ancora sei spostamenti su dieci, il trasporto pubblico meno di uno su dieci e bici e micromobilità appena uno su venti (dati Isfort). In Italia, in sintesi, la mobilità urbana si trova al centro di una “tempesta perfetta” causata da crisi energetica e aumento dei carburanti, tagli ai finanziamenti, trasporti in difficoltà.

Di fronte a questa tempesta, Legambiente torna a ribadire l’urgenza di investimenti per rendere accessibili le alternative all’auto e ridurre costi, emissioni e inquinamento atmosferico, cui sono legate quattro procedure d’infrazione e 48.000 morti l’anno in Italia. I tagli dell’ultima legge di bilancio alla mobilità sostenibile vanno nella direzione opposta. Un segnale positivo, che da solo non basta a rispondere alle necessità del Paese, arriva invece dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, che ha stanziato circa 600 milioni di euro per il Piano d’azione nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria: circa 500 milioni per la mobilità urbana e metropolitana e una prima dotazione di 100 milioni per rinnovare e potenziare le flotte del trasporto pubblico locale in 12 Città metropolitane e 10 Regioni interessate dalle procedure d’infrazione per il superamento dei limiti di PM10 e NO2.

L’altra partita cruciale si gioca sull’elettrico, una transizione sempre più al centro dell’agenda climatica europea e oggetto di discussione anche alla COP31, la conferenza Onu sul clima di Antalya (9-20 novembre), dove si proporrà di portare l’elettricità al 35% dei consumi energetici entro il 2035, con iniziative dedicate anche ai trasporti. La buona notizia è che in Italia l’elettrico cresce, come emerge dai dati Motus-E sul primo trimestre 2026 a correre sono soprattutto gli autobus: ad oggi, quasi un nuovo bus su cinque immatricolato è elettrico (19,7%, +118% in un anno) e su strada ne circolano circa 4.000. Le auto elettriche crescono del 64,7% e diventano più economiche: in Europa il prezzo medio delle utilitarie elettriche è sceso di quasi un quinto in tre anni, oggi le piccole e medie sono il 60% del mercato italiano e al Sud le immatricolazioni aumentano del 220% (Motus-E, primo trimestre 2026). Anche la rete di ricarica sale a 78.253 punti (+18,6%). Ma il percorso è ancora in salita: oltre 10mila colonnine già installate aspettano da un anno e mezzo l’allacciamento alla rete, furgoni e camion elettrici restano al palo e tutta la crescita poggia su incentivi a termine e sul PNRR. Ora che il Piano si chiude, avverte Legambiente, serve garantire continuità finanziaria alla trasformazione avviata, soprattutto per il rinnovo delle flotte e ulteriore diffusione della ricarica elettrica.

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