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Il romanzo di Claudia Marin al centro di una serata partecipata e intensa alla Monte Pruno (VIDEO)

Di Giuseppe Geppino D’Amico

Presentato ieri sera a Sant’Arsenio, presso la Sala Cultura della Banca Monte Pruno, il romanzo di Claudia Marin “Il futuro che eravamo”, pubblicato da Rubbettino. Una serata culturale di alto spessore, capace di andare oltre la presentazione del libro e di coinvolgere i presenti in una riflessione sulla vita, sulle attese della giovinezza e sugli affetti che ci accompagnano anche nelle prove più difficili. La conduzione è stata affidata al giovane Umberto Mazzali, dell’Area Executive della Banca Monte Pruno, alla sua seconda esperienza nella moderazione degli appuntamenti culturali della Banca. Ad aprire l’incontro sono stati i saluti di Aldo Rescinito, presidente del Circolo Banca Monte Pruno, e di Michele Albanese, presidente della Banca e della Fondazione Monte Pruno, che hanno richiamato il valore di una proposta culturale capace di creare occasioni di incontro e di crescita per la comunità. A dialogare con l’autrice, la giornalista Margherita Siani de “Il Mattino”.

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Presente il direttore generale Cono Federico, che accompagna con costante attenzione e sostegno, personale e professionale, le iniziative promosse dalla Banca, dalla Fondazione e dal Circolo. Un ringraziamento particolare è stato rivolto a Raffaele Marmo, condirettore di “QN Quotidiano Nazionale”, presente all’incontro e riferimento prezioso del percorso culturale che la Monte Pruno sta portando avanti. Anche grazie alla sua collaborazione è stato possibile ospitare Claudia Marin, in un rapporto arricchito dalla stima e dall’amicizia leale e affettuosa con il presidente Albanese. Significativa la presenza di tanti giovani e di numerosi dipendenti della Banca. Una partecipazione che testimonia interesse per la cultura, senso di appartenenza e unità di intenti: lo spirito di gruppo si esprime anche nella disponibilità a condividere momenti che contribuiscono alla crescita umana della comunità Monte Pruno. “Questa sera ci ha ricordato – ha dichiarato il presidente Michele Albanese – quanto contino gli affetti, la memoria e la capacità di esserci gli uni per gli altri. Vedere tanti giovani partecipare con attenzione ci dà una ragione in più per continuare”.

Il dialogo tra Claudia Marin e Margherita Siani ha trasformato la presentazione del romanzo in un incontro intenso sui legami familiari, sulla cura e sul valore delle nostre radici. La sensibilità delle domande e la partecipazione suscitata dalle risposte hanno dato vita a un confronto coinvolgente, seguito con grande attenzione dall’uditorio e interrotto più volte da scroscianti applausi. Dalla storia di Luca e Camilla, dal loro legame di fratelli e dall’esperienza della perdita, il dialogo si è allargato ai valori che attraversano il romanzo: la forza della famiglia, la presenza accanto a chi soffre, la riconoscenza verso chi ci ha aiutato a crescere, la memoria come parte viva della nostra identità. Sono emerse domande nelle quali ciascuno ha potuto riconoscersi: che cosa resta del futuro immaginato da ragazzi? Quanto delle persone amate continua a vivere nei nostri gesti? Quanto conta esserci, quando non possiamo cambiare ciò che accade?

Claudia Marin e Margherita Siani hanno accompagnato il pubblico lungo questo percorso con profondità e naturalezza, lasciando spazio all’emozione e alla riflessione. Il racconto letterario è diventato così occasione per guardare alla propria esperienza, agli affetti spesso dati per scontati e al tempo che scegliamo di dedicare agli altri. Luca e Camilla crescono insieme e, senza accorgersene, diventano l’uno per l’altra una casa: “Sono fratello e sorella. Volevo raccontare quel legame – ha spiegato Claudia Marin – che nasce prima di ogni scelta e che, proprio per questo, ci accompagna per tutta la vita. Un legame fatto di vicinanza, di conflitti, di confronto continuo, di appartenenza, di protezione, di silenzi. Di tutto quello che non si dice, ma che continua a tenerci uniti. Il primo legame che viviamo da piccolissimi, ‘alla pari’, con un altro bambino, fuori dalla comfort zone, dall’ombrello magico di mamma e papà. Quando si parla di educazione sentimentale si pensa subito all’amore. Ma, in realtà, ci troviamo ad amare molto prima. Lo impariamo dentro la famiglia, attraverso gli affetti, le assenze, i gesti quotidiani, le piccole grandi lezioni di vita. È lì che scopriamo cosa significa sentirsi accolti, traditi, compresi, biasimati, sfidati, perdonati”.

Non poteva mancare una domanda sull’importanza di fermarsi a “scavare” nei propri ricordi per ritrovare se stessi, alla quale l’autrice ha così risposto: “Viviamo in un tempo che ci invita continuamente ad andare avanti – ha osservato Claudia Marin -, a essere veloci, efficienti, sempre proiettati verso ciò che verrà da un lato, ma anche a imporci una sorta di unidimensionalità basata sul presente. Uno dei ‘mantra’ considerati più saggi, diffusissimo sui social, è quello che invita a concentrarci solo ed esclusivamente sull’oggi, per produrre al massimo azioni costruttive per il domani. Eppure, credo che, qualche volta, sia necessario fermarsi. I ricordi non servono certamente soltanto a rimpiangere il passato. Servono a capire da dove veniamo. Perché dentro la memoria non ci sono soltanto i fatti. Ci sono gli odori, le case, le estati, il sapore del ghiacciolo preferito, le persone che ci hanno insegnato ad amare. E c’è anche la possibilità di guardarci con occhi nuovi. Scavare nel passato, allora, non è un esercizio di nostalgia. È un modo per dare un senso e una luce al presente. Un presente che, in questo tempo di conclamata omologazione, ci dà la misura dell’unicità di ognuno”.

Indubbiamente, il romanzo di Claudia Marin è un libro che sollecita la memoria del lettore, in quanto il vissuto di Luca e Camilla può essere il vissuto del lettore, che è indotto a riflettere su alcuni episodi del passato che magari gli hanno cambiato la vita, soprattutto quando si è sul ciglio di una pista e ci si ferma a riflettere sulle cose essenziali del passato. Ne sono la prova gli applausi e il calore del pubblico, che ha dimostrato di gradire un’iniziativa culturale capace di parlare alle persone, toccando ricordi, domande e sentimenti profondamente condivisi.

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