Di Geppino D’Amico
Sarà presentato venerdì 31 luglio (ore 20,30) nel Palazzo Coppola di Valle Sessa Cilento il volume di Giuseppe Galzerano “Attilio De Feo, l’esule antifascista spato da fratello”, una storia di libertà appassionante e coinvolgente che parte dal Cilento e arriva a Parigi. L’incontro con l’autore-editore cilentano rientra negli appuntamenti della 16esima edizione del Festival “Segreti d’Autore”. Gli eventi della manifestazione sono accessibili esclusivamente su prenotazione scrivendo a: comunicazione@festivalsegretidautore.it. Le prenotazioni saranno confermate via email.

Quella di Attilio De Feo è una storia per certi aspetti incredibile nella quale molto hanno intravisto a distanza di secoli la vicenda di Caino e Abele. Giuseppe Galzerano ha ricostruito la vicenda dei de Feo setacciando gli Archivi di Stato di Napoli e di Salerno e l’Archivio centrale dello Stato. Ne emerge uno spaccato del Cilento e del Mezzogiorno autentico, fatto di personaggi che lottarono peri diritti dei lavoratori, contro i latifondisti e contro il fascismo. Nato a Ortodonico di Montecorice nel 1894 Attilio De Feo, pittore e fotografo di professione si trasferisce prima a Tripoli e nel 1932 a Parigi dove entra in contatto con numerosi antifascisti esuli in Francia e scrive per vil periodico dei fratelli Rosselli, “Giustizia e Libertà”. La sua avversione al regime appare evidente dal contenuto degli articoli che scrive in cui parla anche delle tristi condizioni del Cilento e dalle lettere inviate ai familiari. In particolare alla sorella Nina che vive ad Agnone scrive: “…Tutto ciò mi fa schifo e mi fa vergognare di essere italiano. Quando vorrà smetterla codesto ignobile regime di vigliacchi e di ricattatori? Come altre volte non a te ma bensì a codesti signori indirizzo tutto il mio disgusto e grido abbasso Mussolini e tutta la sua banda». A un parente: “Se tu sei orgoglioso di tali sentimenti io quando penso all’Italia di oggi, all’Italia di Mussolini, mi vergogno di essere un italiano. Io sono un internazionale, cioè un uomo che ama il suo paese nella stessa misura che gli altri paesi, che ama gl’Italiani ugualmente che gli altri come ama i francesi, i tedeschi, gli americani, ecc.”.

In famiglia, però, il fratello Paolo ed altri congiunti si schierano con il fascismo e questo provoca la reazione di Attilio che alla cognata Giovanna Marrone scrive: “I De Feo non si chiamano tutti Paolo, Lorenzo o Giovanni e un giorno dovranno fare, come tanti altri, i conti con me […]lo ho schifato i fascisti, perché disonesti, falsi, bugiardi, spacconi e soprattutto vigliacchi”. Non meno duro il tono della lettera inviata al fratello Francesco Paolo: “La tua è un poema di stupidità! Il Duce a colui che ha il coraggio di dire la verità non lo premia, ma lo spedisce in prigione o alla fucilazione! E finiamola con la politica! Per assodare un po’ le nostre cose vuoi venire per qualche settimana a Parigi? Abbraccioti. Attilio. P.S. Mi faccio garante per la tua incolumità”. Significativa l’ultima assicurazione: “Garantisco che nessuno dei miei compagni ti farà del male”.

La polizia politica annota: “frasi ingiuriose contro i fascisti” e conferma “la persistenza nel Di Feo di sentimenti contrari al Regime”. Per tutta risposta il fratello Francesco Paolo, reclutato a Salerno dal massone e spia Carlo Di Gaeta, ex commissario prefettizio ad Acerno, si reca a Parigi dove controlla il fratello insieme al figlio Domenico, che lo aveva nel frattempo raggiunto in Francia, e riferisce all’Ovra, la potente milizia segreta di Mussolini. Attilio De Feo tutto poteva immaginare tranne che a spiarlo fossero il fratelli e il nipote che aveva inviato a Parigi.
Il libro ha avuto una lunga “gestazione” perché il materiale da esaminare era tantissimo. Molto importante l’incontro di Galzerano con la figlia di Attilio De Feo, Maria, che vive ad Auch, in Francia: “Grazie a lei -afferma Galzerano- ho potuto disporre delle foto, pressoché introvabili, scattate da De Feo a Parigi il 19 giugno 1937, in qualità di fotografo ufficiale dei funerali dei fratelli Rosselli che ho potuto inserire nel volume”. Un libro da leggere che a quasi un secolo di distanza assume il significato di una testimonianza importante e, in gran parte inedita, sul fascismo.





