Di Giuseppe Geppino D’Amico
La Parrocchia di Santa Maria Maggiore di Sant’Arsenio, nell’ambito dell’VIII Simposio Arseniano, ha celebrato il 75° anniversario della fondazione del Santuario della Beata Vergine del Carmelo sul Monte Rascini.

Nel corso dell’incontro, al quale hanno partecipato il parroco don Martino Romano e il sindaco Donato Pica, è toccato a me ricostruire, con un intervento sul tema “Sant’Arsenio e il Santuario del Monte Carmelo, storia di una divina devozione”, gli avvenimenti che portarono alla realizzazione del Santuario.
Contrariamente a quanto avviene negli altri paesi del Vallo di Diano, dove le statue e le immagini sacre raffigurano prevalentemente una Vergine bianca, a Sant’Arsenio, oltre alla Madonna bianca custodita nella cappella di Via Fontana Maggiore, si venerano due icone, conservate rispettivamente nella medesima cappella del Carmine e nel Santuario sul Monte Rascini, che rappresentano la Madonna Bruna.

A Sant’Arsenio il culto per la Madonna Bruna risale al 1663, quando Altabella Costa, appartenente a una delle famiglie più antiche del paese e con continui contatti con Napoli, ottenne il diritto di patronato sulla cappella di Santa Sofia. Vi introdusse un’icona bruna della Madonna del Carmine, dando inizio a quella che sarebbe diventata un’intensa devozione. Dopo varie vicende, la cappella fu completamente distrutta dal terremoto del 1857. Proprio a seguito di quel terribile evento il culto per la Madonna del Carmine ricevette un fortissimo impulso anche perché, a differenza di quanto avvenuto in altri paesi gravemente danneggiati, Sant’Arsenio subì pochissimi danni. Il popolo volle così che il quadro della Madonna venisse salvato dalle rovine della cappella di Santa Sofia e sistemato in un’edicola costruita nella piazzetta all’inizio della strada Fontana Maggiore. La cerimonia si svolse il 16 luglio 1858, quando la tavola con la Madonna Bruna fu collocata nell’edicola appositamente preparata.
Trascorsero diversi anni prima che la decisione di costruire una chiesa potesse diventare realtà. Gran parte del merito va al canonico don Matteo Pica senior, che, oltre a riorganizzare con nuovo ardore la devozione per la Vergine del Carmelo, si prodigò per realizzare il nuovo edificio sacro. Nel 1881 il sacerdote ottenne dal vescovo di Teggiano, mons. Vincenzo Addessi, l’autorizzazione a dare vita a un Oratorio. Cominciò quindi una raccolta di fondi, soprattutto tra gli emigrati. Con il denaro arrivato da oltreoceano acquistò le due case sulle quali sorgeva l’edicola con la tavola della Madonna del Carmelo. La prima pietra fu posata il 25 luglio 1891 e i lavori terminarono nel 1896. Alla cappella fu dato il nome della Madonna del Carmine e la tavola con l’immagine della Vergine fu sistemata sull’altare centrale. La cappella, costruita in stile romanico, all’interno è simile alla vecchia chiesa matrice di Santa Maria Maggiore, abbattuta nel 1966 e ricostruita cinque anni dopo in una forma completamente diversa.
La devozione per la Vergine del Carmelo vive una giornata storica il 6 agosto 1906: il canonico don Matteo Pica senior guida un gruppo di uomini lungo un difficile percorso mulattiero fino alla sommità del Monte Rascini. Giunti sulla cima, a quota 1.145 metri, vi piantano una croce con un quadretto della Vergine del Carmelo, nella speranza di potervi un giorno erigere una chiesetta. Per la realizzazione del Santuario viene costituito un comitato che provvede a stampare un depliant distribuito in paese e inviato anche ai santarsenesi emigrati in America. Nel settembre del 1931 organizza un’altra salita sul Monte Rascini, durante la quale l’ingegner Tierno, di San Pietro al Tanagro, effettua i primi rilievi. Da un albero di castagno viene ricavata una croce più grande che sostituisce quella del 1906. Don Matteo Pica senior muore il 2 maggio 1945, all’età di 80 anni, senza essere riuscito a realizzare il tanto desiderato progetto di costruire la chiesa sul monte. L’iniziativa riceve nuova linfa nel 1950, in occasione della ricorrenza del VII centenario dello Scapolare della Beata Vergine, per merito di don Matteo Pica junior, nipote del canonico Pica, che dallo zio aveva ereditato anche la devozione mariana. Reduce da cinque anni di prigionia, essendo stato cappellano militare durante la Seconda guerra mondiale, il giovane sacerdote chiede aiuto alle Terziarie Carmelitane, che raccolgono la somma di 150.000 lire. Con quei fondi prende avvio un’opera tutt’altro che semplice, soprattutto per le difficoltà nel reperire materiali e manodopera.
Il 9 luglio 1951, esattamente 75 anni fa, don Matteo Pica junior risale sul Monte Rascini, dove, dopo la celebrazione della Messa, viene posata la prima pietra per la costruzione della nuova cappella. Con lui ci sono tantissimi concittadini che avevano raccolto l’invito a realizzare il tempio dedicato alla Madonna del Carmelo. Un bidone di benzina residuo della guerra, con sopra una tavola, funge da altare. Da allora il pellegrinaggio non si è mai interrotto. I lavori procedono rapidamente, tanto che già il 16 luglio 1952 una nuova processione, preceduta da una banda musicale, accompagna nella nuova chiesa l’immagine della Madonna Bruna, collocata sull’altare centrale. Il nuovo quadro, del tutto simile a quello venerato nella chiesa del Carmine in paese, è opera del pittore domenicano di Sant’Arsenio, Padre Angelico Spinillo, attivo a Firenze, Siena e Messina, che in seguito donerà anche altre due tavole raffiguranti altrettanti angeli. Il voto può dirsi compiuto.
Nel 1966 viene inaugurata la tanto attesa strada che, attraverso nove chilometri di tornanti, conduce al piazzale del Santuario. Lungo il percorso vengono collocate quindici edicole in pietra locale che custodiscono i Misteri del Rosario dipinti su terracotta. Nel corso degli anni il sentimento del popolo santarsenese non ha mai fatto mancare il proprio sostegno, permettendo al Santuario sulla vetta di essere progressivamente arricchito e reso sempre più accogliente, luogo di fede, grazia e gioia. Da oltre trent’anni tornano sul Monte Rascini anche gli uomini del Corpo Forestale dello Stato, che vi celebrano, con una manifestazione a carattere regionale, la festa del loro patrono San Gualberto, la cui statua, collocata accanto al Santuario, è opera della scultrice Amalia Duprè. Anche i vescovi di Teggiano sono saliti almeno una volta sul monte per una celebrazione eucaristica: mons. Aldo Forzoni, mons. Umberto Altomare, mons. Bruno Schettino, mons. Francesco Pio Tamburrino e Padre Antonio De Luca. Non va dimenticato mons. Angelo Spinillo, originario di Sant’Arsenio: ordinato sacerdote il 15 luglio 1978, il giorno successivo, festa della Madonna del Carmine, celebrò la sua prima Messa nel Santuario sul Monte Rascini e ha continuato a farlo anche da vescovo.
Oggi resta aperta la questione della strada di accesso, che, a sessant’anni dalla sua realizzazione, necessita di interventi di sistemazione. Il sindaco Donato Pica ha affermato che reperire i fondi necessari non sarà semplice, ma che l’impegno dell’Amministrazione c’è.









