Di Giuseppe Geppino D’Amico

Gli Stati Uniti celebrano oggi i 250 anni della Dichiarazione di Indipendenza, proclamata il 4 luglio 1776. Il presidente Donald Trump, aprendo il suo discorso al Mount Rushmore, nel Dakota del Sud, tra le montagne delle Black Hills, celebri per gli enormi volti alti 18 metri di quattro presidenti americani scolpiti nella roccia – George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln – ha dichiarato: “Abbiamo la Costituzione più giusta e duratura della terra”. La Dichiarazione, scritta in larga parte da Thomas Jefferson, è stata una delle maggiori fonti di ispirazione per la politica moderna. L’eco della frase più celebre di quel documento ha varcato ogni confine: “Riteniamo che queste verità siano di per sé evidenti: tutti gli uomini sono creati uguali, sono dotati dal Creatore di alcuni diritti inalienabili; tra questi diritti vi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità”.

Nel suo discorso Trump ha dimenticato che quelle parole erano il frutto dell’incontro tra diverse tradizioni, quindi una sintesi di più prospettive, trasformate in una dichiarazione politica universale. Sia in occasione della Dichiarazione di Indipendenza del 1776 sia durante la Convenzione di Filadelfia del 1787, nel corso della quale venne redatta la Costituzione, non mancò il contributo di alcuni pensatori italiani. Primo fra tutti il napoletano Gaetano Filangieri (1752-1788). La sua opera più importante, “La Scienza della Legislazione”, progettata in sette volumi, fu pubblicata a partire dal 1780: Norme Generali, Diritto e Procedura Penale (1783), L’Educazione (1785). Una parte, Legislazione, uscì postuma. Purtroppo i manoscritti originali andarono persi durante i saccheggi della Rivoluzione Napoletana del 1799. L’opera di Filangieri, per la forza innovatrice illuministica e la consistenza giuridica, fu universalmente apprezzata, tranne che dalla Chiesa cattolica, che nel 1784 provvide a metterla all’Indice. L’opera fu tradotta in inglese, francese, tedesco e spagnolo. L’atteggiamento ostile della Chiesa era, dal punto di vista della Curia, ampiamente motivato.

I Padri Costituenti degli Stati Uniti d’America, invece, la presero a riferimento per la loro Costituzione e uno di essi, lo scienziato e pensatore Benjamin Franklin, tra il 1781 e il 1787 si avvalse più volte del parere di Filangieri. Il pensiero filosofico-giuridico del filosofo napoletano, racchiuso nell’opera “La Scienza della Legislazione”, esercitò un’influenza significativa sui Padri Fondatori, in particolare su Benjamin Franklin e Thomas Jefferson. Il canale principale attraverso cui le idee di Filangieri arrivarono in America fu l’intensa corrispondenza che il filosofo napoletano ebbe con Benjamin Franklin, mentre quest’ultimo si trovava a Parigi come inviato diplomatico del Congresso americano. Franklin ricevette da Filangieri i primi volumi della Scienza della Legislazione e ne rimase così entusiasta da avviare un lungo scambio epistolare. Da parte sua Filangieri, affascinato dal neonato esperimento democratico americano, scrisse a Franklin chiedendo persino di poter collaborare alla stesura delle leggi per il nuovo emisfero, definendo l’America “l’asilo della virtù, la patria degli eroi”. Quando nel 1787 i delegati si riunirono a Filadelfia per scrivere la Costituzione degli Stati Uniti, Franklin aveva con sé e consultava l’opera di Filangieri, la cui influenza si riflette in alcuni pilastri concettuali dei documenti fondativi americani.

Il diritto alla felicità. Nella Dichiarazione d’Indipendenza (scritta da Jefferson nel 1776, prima del contatto diretto con Filangieri, ma intrisa dello stesso clima culturale) compare il celebre diritto alla “ricerca della felicità”. La primazia dei diritti umani. Filangieri sosteneva che la costituzione di uno Stato dovesse essere superiore alle leggi ordinarie per proteggere i diritti naturali dei cittadini (libertà di stampa, libertà di culto, uguaglianza davanti alla legge). Questo concetto si riflette perfettamente nella struttura della Costituzione degli Stati Uniti e nel successivo Bill of Rights. Libertà di commercio e pacifismo. Sia Franklin sia Filangieri credevano fermamente che la pace tra le nazioni passasse attraverso il libero commercio e l’abolizione dei monopoli doganali, idee che trovarono spazio nel dibattito economico della nuova federazione.
Una curiosità: nel 2011, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, l’Ambasciata d’Italia a Washington e la Biblioteca del Congresso hanno pubblicato i documenti ufficiali di questo scambio epistolare, confermando ufficialmente come il lavoro di Filangieri abbia contribuito a gettare le fondamenta intellettuali della democrazia americana.
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Tra gli altri italiani che ebbero rapporti con i Padri Fondatori degli Stati Uniti vanno ricordati Filippo Mazzei, Cesare Beccaria, Luigi Castiglioni e Francesco Vigo.
Filippo Mazzei (1730-1816). Toscano di Poggio a Caiano, medico, magistrato e intellettuale, è l’italiano che ebbe il ruolo più attivo e ravvicinato. Nel 1773 si trasferì in Virginia, diventando vicino di casa e amico fraterno di Thomas Jefferson. Mazzei scrisse una serie di articoli sul giornale The Virginia Gazette, firmandosi “Furioso”. In uno di questi scritti, tradotto dall’italiano dallo stesso Jefferson, compare la frase: “Tutti gli uomini sono per natura egualmente liberi e indipendenti”.
Cesare Beccaria (1738-1794). Sebbene non abbia mai viaggiato oltreoceano, il giurista milanese autore del trattato “Dei delitti e delle pene” (1764) fu una lettura fondamentale per i costituenti americani. Durante la Convenzione di Filadelfia del 1787 e nelle successive discussioni sul Bill of Rights, i principi di Beccaria sulla proporzionalità della pena, la separazione dei poteri giudiziari e l’abolizione della tortura furono pilastri centrali.
Luigi Castiglioni (1757-1832). Botanico e politico milanese, intraprese un lungo viaggio nei neonati Stati Uniti tra il 1785 e il 1787, proprio mentre il Paese stava definendo l’assetto del nuovo Stato federale. Incontrò personalmente George Washington, Benjamin Franklin e James Madison. Al suo ritorno in Italia pubblicò il resoconto “Viaggio negli Stati Uniti dell’America Settentrionale”, contribuendo a far conoscere in Europa il neonato sistema costituzionale e repubblicano americano, consolidando il legame culturale.
Francesco Vigo, noto come Francis Vigo (1747-1836). Nato a Mondovì, in provincia di Cuneo, era un mercante che operava nei territori della frontiera americana. Sebbene non abbia partecipato alla stesura teorica della Costituzione, fu una figura chiave per la sopravvivenza della nuova nazione. Finanziò l’esercito rivoluzionario del colonnello George Rogers Clark nella campagna d’Occidente, permettendo agli americani di strappare agli inglesi territori immensi che sarebbero poi diventati gli Stati dell’Ohio, dell’Indiana e dell’Illinois, garantendo la base territoriale della nuova Repubblica federale.
Purtroppo, Trump le origini della Dichiarazione di Indipendenza e della Costituzione le ha dimenticate.
Giuseppe D’Amico


