di Dino Nardiello
Presidente CSA Club Salerno Autostoriche
La Puma è stata una delle realtà più originali e affascinanti dell’automobilismo artigianale italiano. Fondata a Roma nel 1968 da Adriano Gatto, questa piccola azienda riuscì a distinguersi in un periodo dominato da grandi marchi come Ferrari, Lamborghini e Alfa Romeo, grazie a una produzione fuori dagli schemi e a un’idea semplice ma vincente: costruire automobili sportive e particolari utilizzando la robusta meccanica del Volkswagen Maggiolino.
Molti pensano che “Gatto” fosse il nome della casa automobilistica, ma in realtà era il nome del primo modello di successo creato da Adriano Gatto: la Gatto Spider Spiaggia, una dune buggy nata alla fine degli anni Sessanta, ispirata alle buggy americane che andavano di moda sulle spiagge della California. Erano auto leggere, aperte, divertenti, senza fronzoli, perfette per il tempo libero e per il mare. Adriano Gatto intuì subito che anche in Italia questo tipo di vettura avrebbe potuto avere successo e importò una buggy americana, modificandola e adattandola al gusto italiano. Il risultato fu un’auto semplice, economica, facile da riparare e molto diversa dalle classiche berline dell’epoca. Il successo fu immediato e da lì nacque ufficialmente la Puma.

La base tecnica era quella del Maggiolino Volkswagen: motore posteriore, affidabilità eccellente e grande facilità di manutenzione. Questo permetteva di contenere i costi e di offrire vetture originali a un prezzo accessibile. La carrozzeria invece era in vetroresina, leggera e facilmente modellabile, ideale per creare linee sportive e innovative. Proprio questa libertà progettuale rese Puma una piccola fucina di idee.
Nel 1973 arrivò la Puma GT, che rappresentò il primo grande salto di qualità. Non era più solo una buggy da spiaggia, ma una vera piccola sportiva. Aveva una linea più bassa e aggressiva, un telaio accorciato e, soprattutto, la possibilità di avere le spettacolari porte ad ali di gabbiano, che si aprivano verso l’alto come sulle supercar più esclusive. Per una piccola azienda artigianale era una soluzione straordinaria e contribuì a rendere la Puma GT molto famosa tra gli appassionati.
Nel 1979 nacque forse il modello più celebre e sorprendente: la Puma GTV. Questa vettura aveva una caratteristica davvero unica: non si aprivano le portiere, ma si sollevava l’intero padiglione insieme al parabrezza. Sembrava un’auto uscita da un film di fantascienza. Questa soluzione permetteva di avere una linea pulita, futuristica e immediatamente riconoscibile. Naturalmente richiedeva una costruzione molto precisa, perché tutto doveva combaciare perfettamente, ma proprio questa particolarità rese la GTV una delle Puma più iconiche.
Negli anni Ottanta arrivò anche la Puma Ranch, un modello ispirato al mondo dei fuoristrada e delle Jeep. Era più alta da terra, con linee più robuste e una presenza più massiccia, pensata per seguire la moda crescente dei veicoli off-road. Pur sembrando un vero fuoristrada, manteneva ancora molte soluzioni tecniche legate alla filosofia Puma e alla meccanica Volkswagen. Oggi è uno dei modelli più rari da trovare.

Sempre negli anni Ottanta la Puma GTV venne aggiornata con la GTV-033, che presentava un design più moderno, più spigoloso e più adatto allo stile del periodo. Le linee tonde lasciavano spazio a un frontale più deciso, con fari tondi e una carrozzeria ancora più sportiva. Poco dopo arrivò anche la GTV-033.S, con fari rettangolari, muso più lungo e uno stile ancora più aggressivo, perfettamente in linea con il gusto automobilistico degli anni Ottanta.
Nel 1991 fu presentata la Puma Boxer 90, una delle ultime evoluzioni del marchio. Riuniva molte delle caratteristiche più amate dai clienti: design sportivo, linee moderne e il ritorno delle ali di gabbiano. Sembrava l’inizio di una nuova fase per l’azienda, ma purtroppo il mercato stava cambiando rapidamente. L’ultimo progetto fu la Puma 248 del 1993, rimasta allo stato di prototipo. Era una vettura più moderna e ambiziosa, pensata per il futuro, ma non arrivò mai alla produzione.
Le auto Puma, grazie al loro stile così particolare, non passarono inosservate nemmeno nel mondo del cinema e della televisione. Le loro linee originali e futuristiche le rendevano perfette per film brillanti e commedie italiane degli anni Settanta e Ottanta. Uno degli esempi più ricordati è il film Mani di velluto con Adriano Celentano ed Eleonora Giorgi, dove compare una vettura legata al mondo Puma/Gatto, diventata nel tempo una piccola icona per gli appassionati. Anche molte buggy e kit-car su base Volkswagen furono utilizzate in servizi fotografici pubblicitari, programmi televisivi e set cinematografici minori, contribuendo a rendere la Puma un simbolo di stile e originalità.
La fine della Puma non arrivò per mancanza di clienti, ma per un motivo molto più complesso: le nuove norme di omologazione introdotte negli anni Novanta. Le leggi europee e italiane diventarono molto più severe in materia di sicurezza, crash test, emissioni e certificazioni. Per una grande casa automobilistica questi investimenti erano sostenibili, ma per una piccola realtà artigianale come Puma erano quasi impossibili da affrontare. Così, nel 1993, la produzione cessò definitivamente. Non fu solo la fine della Puma, ma anche quella di molte altre piccole aziende italiane simili, che non riuscirono ad adattarsi alle nuove regole.
Dopo la chiusura, il marchio “Puma” venne acquistato dalla Ford, che molti anni dopo lo utilizzò per modelli completamente diversi, come la Ford Puma moderna. Questo crea ancora oggi molta confusione tra gli appassionati, ma la vera Puma storica resta quella romana di Adriano Gatto.
Oggi le Puma sono molto ricercate dai collezionisti perché rappresentano un’epoca speciale dell’automobilismo italiano: un tempo in cui anche una piccola officina poteva creare automobili originali, riconoscibili e sorprendenti. Ogni esemplare è quasi unico, perché spesso costruito artigianalmente e personalizzato dal cliente. Ogni Puma racconta una storia fatta di passione, coraggio imprenditoriale, creatività e amore per l’automobile.
Il vero merito di Adriano Gatto non è stato soltanto quello di costruire belle auto, ma di dimostrare che si poteva innovare anche senza essere una grande industria. Con idee semplici, intuizioni e e grande determinazione riuscì a creare un piccolo mito dell’automobilismo italiano. Ancora oggi, quando una Puma appare a un raduno di auto storiche, riesce a fermare lo sguardo di tutti, perché non è soltanto un’automobile, ma il simbolo di un’epoca irripetibile.



