La burocrazia continua a rappresentare uno dei principali fattori di freno alla competitività del sistema produttivo italiano. Secondo elaborazioni di Federcepicostruzioni su dati provenienti da fonti istituzionali europee e internazionali, il costo complessivo degli oneri amministrativi per le imprese in Italia è stimato in oltre 80 miliardi di euro l’anno, pari a circa il 3–4% del PIL.
A lanciare l’allarme è il presidente nazionale dell’associazione, Antonio Lombardi, il quale sottolinea la natura occulta di questo peso che grava sul tessuto economico. «Si tratta di una vera e propria tassa occulta che grava sulle imprese, sottraendo risorse a investimenti, innovazione e occupazione».

Il confronto con il resto d’Europa dipinge un quadro impietoso per l’Italia, che risulta essere la più penalizzata. Secondo indagini della Commissione europea, circa il 70–75% delle imprese italiane considera la burocrazia un ostacolo rilevante, a fronte di una media europea che si attesta intorno al 60–65%. «Questo differenziale dimostra che il problema in Italia non è solo quantitativo, ma strutturale: il nostro sistema amministrativo è più complesso, più lento e meno prevedibile rispetto ai principali competitor europei», sottolinea il presidente Lombardi.
Le criticità non riguardano solo l’entità dei costi, ma anche il tempo sottratto all’attività produttiva. Le stime parlano di fino a 250–300 ore annue dedicate agli adempimenti amministrativi, con costi medi per l’avvio di un’impresa che possono superare i 10.000–15.000 euro, considerando procedure, consulenze e adempimenti. A questi si aggiungono oltre 7.000–9.000 euro annui per impresa destinati alla gestione della burocrazia. Nel settore delle costruzioni, in particolare, tali criticità risultano amplificate dalla complessità normativa, dalla frammentazione delle competenze e dalla molteplicità degli enti coinvolti.
Guardando al contesto internazionale, il presidente di Federcepicostruzioni evidenzia come altri Paesi abbiano saputo trasformare la pubblica amministrazione in un vantaggio. «In Paesi come la Germania o i Paesi del Nord Europa, la semplificazione amministrativa è stata trasformata in una leva strategica di competitività. Procedure digitalizzate, tempi certi e riduzione degli oneri hanno favorito la crescita delle imprese. In Italia, invece, la burocrazia continua a rappresentare un ostacolo sistemico», evidenzia Lombardi.
Per superare queste criticità, Federcepicostruzioni ha messo sul tavolo un pacchetto di proposte concrete che includono la semplificazione normativa radicale e la riduzione degli adempimenti duplicati, l’introduzione del principio del “once only” (fornire dati una sola volta alla PA), la digitalizzazione integrale delle procedure amministrative, l’introduzione di tempi certi e silenzio-assenso generalizzato, nonché la responsabilizzazione della pubblica amministrazione sui tempi di risposta.
Nella sua conclusione, Antonio Lombardi richiama l’urgenza di un cambio di passo per non vanificare gli sforzi in altre direzioni. «Non si tratta solo di alleggerire il carico burocratico» conclude il presidente Lombardi «ma di restituire competitività al sistema produttivo italiano. Senza una riforma profonda della macchina amministrativa, ogni politica industriale rischia di essere inefficace».


