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Oltre il caro vita, il grido di un territorio: il Vallo di Diano non si arrende

di Elia Rinaldi

Nel Vallo di Diano, il caro vita è diventato il punto di convergenza di un malessere sociale più profondo. Le proteste di autotrasportatori e agricoltori al presidio di Padula-Buonabitacolo, la mobilitazione degli studenti e l’iniziativa delle Donne del Vallo di Diano raccontano una stessa difficoltà: sostenere i costi quotidiani del lavoro e della vita in un territorio dove servizi, collegamenti e opportunità restano limitati.

Angela D'Alto
Angela D’Alto

Il rincaro dei carburanti è il fattore più immediatamente visibile, ma le sue conseguenze vanno oltre il prezzo alla pompa. Per le imprese significa margini più ridotti e maggiori costi logistici; per le famiglie, una pressione crescente su redditi e pensioni; per gli studenti, difficoltà legate alla mobilità e all’accesso all’istruzione. Nelle aree interne, dove l’automobile è spesso indispensabile e le alternative al trasporto su gomma sono insufficienti, l’aumento dei prezzi si traduce anche in una penalizzazione territoriale.

Vittorio Esposito e Giovanni Guzzo

La protesta assume così una dimensione politica e sociologica: non esprime soltanto una richiesta di sostegno economico, ma mette in discussione la capacità delle istituzioni di garantire condizioni di vita e opportunità comparabili tra le diverse aree del Paese. È il nodo sollevato da Vittorio Esposito, sindaco di Sanza e presidente della Comunità Montana Vallo di Diano, nella sua riflessione «Il Sud non è una rana». La metafora della rana bollita descrive il rischio di abituarsi gradualmente alla perdita di servizi, risorse e prospettive, fino a considerare inevitabile una condizione di svantaggio. Il tema è quello di un’Italia a velocità differenti, nella quale l’accesso a sanità, istruzione, mobilità e lavoro può essere condizionato sempre più dal luogo di residenza.

Corrado Matera

Sulla stessa linea, pur con accenti diversi, si collocano gli interventi degli amministratori. Angela D’Alto, sindaca di Monte San Giacomo e presidente del GAL Vallo di Diano, sottolinea la necessità di superare la frammentazione delle mobilitazioni e di affrontare le cause strutturali della crisi. Giovanni Guzzo, vicepresidente della Provincia di Salerno, richiama il legame tra costi del trasporto, competitività delle imprese e isolamento logistico delle aree interne. Il consigliere regionale Corrado Matera esprime solidarietà alle categorie produttive e ha lavorato insieme all’esecutivo regionale per stanziare 13 milioni di euro di ristori per il comparto agricolo.

Domenico Cartolano

Il sindaco di Sala Consilina, Domenico Cartolano, ha espresso a sua volta vicinanza agli agricoltori in protesta, sottolineando le difficoltà delle imprese e delle famiglie che lavorano nel settore. «Non possiamo restare indifferenti davanti alle difficoltà che stanno mettendo a rischio la sopravvivenza di tante imprese agricole», ha dichiarato, ricordando che «la loro battaglia riguarda tutti noi», perché coinvolge la salvaguardia delle produzioni locali, dell’occupazione e della dignità del lavoro.

Incontro delle donne del Vallo di Diano

La mobilitazione delle Donne del Vallo di Diano introduce un elemento decisivo nel dibattito: il rifiuto di essere rappresentate come destinatarie di assistenza occasionale. «Non chiediamo elemosina, pretendiamo risposte e giustizia sociale», affermano le promotrici, chiedendo politiche capaci di contenere il costo della vita e restituire potere d’acquisto a salari e pensioni. È una rivendicazione che sposta l’attenzione dall’emergenza individuale alla distribuzione delle risorse e alla responsabilità pubblica nel contrastare le disuguaglianze.

Gli studenti del Pisacane e Michela Cimino

La partecipazione degli studenti del Pisacane, accolti davanti al Municipio dalla sindaca di Padula Michela Cimino, evidenzia la dimensione generazionale della crisi. Altri studenti hanno manifestato anche nel resto del Vallo di Diano. Diritto allo studio, trasporti pubblici e prospettive occupazionali sono fattori che influenzano la possibilità dei giovani di restare nel territorio. Quando le opportunità diminuiscono, l’emigrazione non è soltanto una scelta personale, ma può diventare l’esito di vincoli economici e sociali.

I dati demografici, pubblicati nella Strategia delle aree interne, rafforzano questa lettura. Tra il 2011 e il 2024 il Vallo di Diano è passato da 60.137 a 56.268 residenti, perdendo circa il 6,4% della popolazione. Gli over 65 sono 13.054, pari al 23,21% dei residenti. Spopolamento e invecchiamento incidono sulla disponibilità di forza lavoro, sulla domanda di servizi e sulla sostenibilità delle attività economiche, alimentando un circolo difficile da interrompere: meno opportunità favoriscono la partenza dei giovani, mentre la riduzione della popolazione rende più complesso mantenere servizi e investimenti.

Il saldo imprenditoriale negativo registrato nel 2024 (49 imprese in meno secondo i dati richiamati) suggerisce la necessità di monitorare la tenuta del tessuto produttivo, senza attribuire a un singolo indicatore la capacità di descrivere l’intera economia locale. Per le piccole imprese, in particolare, costi energetici e logistici elevati possono compromettere la competitività e la continuità delle attività.

La questione, dunque, non riguarda soltanto l’entità dei fondi stanziati o le misure temporanee contro i rincari. Riguarda soprattutto la capacità della programmazione pubblica di tradursi in servizi accessibili, collegamenti efficienti, sostegno alle filiere produttive e opportunità di lavoro. È necessario distinguere tra risorse annunciate, finanziamenti effettivamente utilizzati e risultati verificabili nella vita dei cittadini.

Le proteste del Vallo di Diano restituiscono, in definitiva, l’immagine di un territorio che non chiede soltanto di essere ascoltato, ma di essere riconosciuto come parte integrante delle politiche nazionali di sviluppo. Il caro vita è il detonatore; la questione più profonda è il divario tra i diritti formalmente garantiti e le possibilità concrete di esercitarli.

La sfida per le istituzioni è trasformare la solidarietà in decisioni misurabili, con obiettivi, risorse e tempi certi, perché contrastare il disagio sociale significa intervenire sui prezzi, ma anche sulle condizioni che rendono alcune comunità più vulnerabili di altre. Nel Vallo di Diano, la richiesta che emerge dalle proteste è quella di una dignità che non dipenda dalla geografia e di un futuro che non obblighi a partire per poter vivere meglio.

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