di Giuseppe D’Amico
È stata celebrata sabato scorso a Sicignano degli Alburni la seconda Giornata in Ricordo deli Internati Militari Italiani. Dopo una solenne Celebrazione Eucaristica nella Chiesa San Matteo e Santa Margherita e la Deposizione di una Corona di Alloro ai piedi del Monumento ai Caduti c’è stato nell’Aula Consiliare un convegno che pagarono con la deportazione in Germania la decisione di combattere al fianco dei Nazifascisti dopo l’8 settembre del 1943.
Dopo il saluti del Saluto del Sindaco di Sicignano degli Alburni, Giacomo Orco e della Dirigente Scolastica, Rosangela Lardo, sono intervenuti il capitano del Reggimento Garibaldi di Persano, Parolisi, il presidente nazionale ANCR, Antonio Landi, e Alfonso Conte, Professore associato presso la facoltà di scienze politiche UNISA). Ha coordinato il dibattito la giornalista Margherita Siani. Particolarmente applauditi gli interventi musicali del flautista Bernardo Tramontano che ha proposto brani tratti da film dedicati al particolare periodo storico del quale si è discusso. Presenti in sala numerosi presidenti di sezione dell’ANCR con il presidente provinciale Vito Antonio Capece e rappresentanti delle Forze dell’Ordine locali e provinciali.

La vicenda degli IMI va inquadrarla nel periodo che va dal 6 giugno al 12 settembre ed è durata fino alla metà del 1945 quando i soldati furono liberati e poterono lasciare i campi di concentramento e tornare in Italia. L’Italia era allo stremo: il fronte russo era perduto, l’Africa abbandonata, le città devastate dai bombardamenti. Il D-Day, lo sbarco degli Alleati il 6 giugno in Normandia (Operazione Neptune) , seguito da quelli in Sicilia del 10 luglio con 180.000 marines e quello della V armata guidata dal generale Clark a Paestum (Operazione Avalanche); la destituzione e l’arresto di Mussolini dopo la tumultuosa seduta del Gran Consiglio del 25 luglio con l’approvazione dell’Ordine del Giorno Grandi, la guida del governo affidata al generale Pietro Badoglio, l’armistizio di Cassibile reso noto l’8 settembre e la fuga del re, accelerarono e provocarono il collasso del regime fascista.

Senza ordini operativi chiari ai comandi italiani, il risultato fu il caos: confusione tra le truppe, mancanza di direttive e un vuoto di comando che lasciò l’esercito italiano impreparato di fronte alla reazione tedesca. La Germania reagì immediatamente attivando il piano Achse, che integrava Alarich e Konstantin, dando il via all’occupazione militare del Paese e al disarmo forzato delle truppe italiane. Oltre un milione di soldati furono disarmati, e oltre 600.000 (Alcuni ricercatori parlano di oltre 800.000) vennero deportati in Germania come lavoratori coatti. Molti furono caricati su vagoni piombati e destinati ai Lager. Tra gli episodi più tragici, la strage di Cefalonia, dove migliaia di militari della Divisione Acqui furono uccisi per aver opposto resistenza. Chi rifiutò di combattere per la Germania o per la Repubblica Sociale Italiana fu classificato come Internato Militare Italiano (I.M.I.), privato dello status di prigioniero di guerra. Questa definizione, condivisa dal governo della RSI, permise ai tedeschi di ignorare le tutele della Convenzione di Ginevra. Lo status di internato militare non esisteva nel diritto internazionale: fu un’etichetta arbitraria, usata per punire chi rifiutava di collaborare con il nazifascismo. Circa l’80% dei militari italiani scelse la via della prigionia, rifiutando di combattere per la RSI, la Wehrmacht o le SS. Questo rifiuto fu interpretato come insubordinazione e trattato con estrema durezza: gli I.M.I. patirono fame, violenze, malattie e condizioni disumane. La scelta degli I.M.I. fu una forma di resistenza civile: silenziosa, ma decisiva. Un atto di dignità nel momento più buio della storia italiana. Oltre 50.000 non fecero ritorno. La loro testimonianza e il loro sacrificio meritano memoria e riconoscimento.

Per loro solo un riconoscimento morale: con la Legge 13 gennaio 2025, n. 6, lo Stato italiano ha istituito la Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi, da celebrarsi ogni 20 settembre. Questa data ricorda il giorno in cui, nel 1943, Hitler modificò lo status dei prigionieri italiani in “internati militari”, privandoli delle tutele previste dalla Convenzione di Ginevra. La commemorazione rappresenta un momento di riflessione sulla sofferenza e il coraggio degli internati, sottolineando l’importanza della memoria storica per le future generazioni. Ogni anno, in diverse città italiane, si organizzano eventi, mostre e incontri per mantenere viva la testimonianza di quei tragici avvenimenti e per onorare la dignità di chi ha subito queste ingiustizie.
La Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi è quindi un’occasione per rafforzare il senso di unità nazionale e il rispetto dei diritti umani. Questa legge rappresenta un atto tardivo ma necessario, che restituisce dignità a una resistenza silenziosa e dimenticata.



