Secondo i dati del Deloitte Foodservice Market Monitor 2026, (il report della società di consulenza che fotografa il valore del settore foodservice e le sue tendenze a livello globale), il mercato italiano dei consumi fuori casa raggiunge il valore di 84 miliardi di euro, posizionando l’Italia al sesto posto nel ranking mondiale del foodservice. A livello globale, il fascino del Made in Italy non accenna a flettere: la cucina italiana nel mondo ha toccato quota 253 miliardi di euro nel 2025, confermandosi la più apprezzata in assoluto con una quota del 19% sul totale dei full service restaurant (ristoranti con servizio al tavolo).

Un successo ulteriormente coronato dai recenti riconoscimenti internazionali, tra cui la tutela dell’Unesco. ll forte dinamismo del settore si traduce in un’accelerazione senza precedenti delle operazioni finanziarie e di fusione/acquisizione (M&A). Tra il 2022 e il 2025 si sono registrati 34 deal (contro i 20 del quadriennio 2016-2019), di cui ben il 39% ha riguardato format legati alla cucina tricolore (con le pizzerie a fare la parte del leone al 21%).
Tra le operazioni più rilevanti del panorama recente figurano:
Gruppo Da Vittorio (famiglia Cerea): ceduto il 40% alla holding Ou(r) Group della famiglia Ruffini, oltre allo sviluppo di partnership di rilievo con il colosso Lvmh.
Triple Sea Food: veicolo di investimento di Leonardo Maria Del Vecchio focalizzato sulla ristorazione di alta gamma.
La Piadineria: acquisita dal fondo Cvc Capital.
All’Antico Vinaio: conclusa la partnership con la famiglia Percassi, il brand è alla ricerca di nuovi partner strategici per sostenere la fase successiva di espansione.

Il panorama italiano conserva una struttura unica al mondo, fortemente ancorata alla ristorazione indipendente:
Ristoranti tradizionali (Full Service): rappresentano ancora il 50% del valore complessivo del mercato.
Catene organizzate: la loro penetrazione in Italia si ferma all’11%, un dato nettamente inferiore rispetto alla media globale del 35%.
Tuttavia, il vero motore della crescita futura risiede proprio nelle catene. Nel periodo 2019-2025, i format organizzati sono cresciuti del 7,2% (a fronte di un timido +0,6% degli operatori indipendenti). A spingere sull’acceleratore è soprattutto il comparto Quick Service Restaurant (fast food e format veloci), che registra un balzo del +10,5% (quasi il doppio rispetto al +6,1% medio globale).


