Di Antonio Sica

A venti giorni dal devastante terremoto che il 24 giugno ha sconvolto il Venezuela, il dramma è tutt’altro che concluso. Se nelle prime ore l’attenzione era concentrata sulle operazioni di soccorso e sulla ricerca dei sopravvissuti, oggi il Paese è chiamato ad affrontare una nuova fase dell’emergenza: quella sanitaria, degli sfollati e delle migliaia di persone che hanno perso casa, lavoro e ogni punto di riferimento. Dopo aver raccolto la sua prima testimonianza nei giorni immediatamente successivi al sisma, Vallo Più ha nuovamente contattato Daniela Di Loreto, originaria di Sassano e vicepresidente del Centro Italiano Venezuelano di Caracas, che vive in prima persona una tragedia destinata a lasciare ferite profonde ancora per molto tempo. Secondo il più recente aggiornamento ufficiale, il bilancio continua purtroppo ad aggravarsi: i morti sono saliti a 4.490, mentre i feriti sono 16.740. Sono quasi 18 mila gli sfollati, costretti a lasciare le proprie abitazioni, e restano ancora migliaia le persone disperse, mentre le ricerche tra le macerie proseguono senza sosta. Il terremoto ha inoltre danneggiato centinaia di edifici, tra abitazioni, scuole e strutture sanitarie, molte delle quali completamente crollate. La voce di Daniela Di Loreto è anche la voce del dolore di un popolo che, con il passare dei giorni, non diminuisce.
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“Non posso dire che le cose vadano meglio -racconta Daniela- perché non è vero. L’emergenza iniziale dell’impatto, dello shock e del trauma, dopo ormai tre settimane, sta un po’ decadendo, ma rimangono ancora il dolore e la tristezza per tante persone sparite nel nulla, che sappiamo essere ancora sotto le macerie”. La vicepresidente del Centro Italiano Venezuelano richiama anche un aspetto particolarmente drammatico, quello delle vittime recuperate: “Ci sono ormai oltre quattromila morti certificati, recuperati e sepolti, o meglio dire cremati. Ma sappiamo che ci sono ancora migliaia di persone sotto le macerie”. Un numero preciso e aggiornato dei dispersi non è disponibile. Nei primi giorni dopo il terremoto si era parlato di decine di migliaia di persone mancanti all’appello, mentre le informazioni più recenti continuano a riferire di migliaia di famiglie ancora alla ricerca dei propri cari. La progressiva identificazione delle vittime e la difficoltà di distinguere tra dispersi, sfollati e persone trasferite in altre aree rendono il dato particolarmente complesso da definire. Una tragedia che continua a consumarsi giorno dopo giorno, mentre migliaia di famiglie attendono ancora di conoscere il destino dei propri cari.
Il Centro Italiano Venezuelano in prima linea
In queste settimane il Centro Italiano Venezuelano di Caracas ha lavorato senza sosta per sostenere la popolazione e collaborare con le squadre internazionali impegnate nei soccorsi. “Abbiamo portato aiuto al team italiano della Croce Rossa Italiana -spiega Daniela- facendo del nostro meglio per fornire quelle piccole cose che mancavano. Loro avevano praticamente tutto il necessario, ma abbiamo consegnato lenzuola, coperte, tovaglie e altri beni utili alla popolazione della quale si stavano prendendo cura”. Il ringraziamento si estende a tutti i Paesi che hanno inviato uomini e mezzi per affrontare l’emergenza: “Il nostro grazie va a tutti coloro che sono venuti ad aiutarci: Italia, Spagna, Messico, Portogallo, Brasile, Ecuador, Panama, El Salvador, Stati Uniti e tanti altri. Se dimentico qualcuno chiedo scusa, ma davvero la solidarietà internazionale è stata enorme”.
“Il terremoto ha fatto emergere tutte le debolezze del Venezuela”
Tra i passaggi più forti della testimonianza di Daniela Di Loreto c’è la riflessione sulle condizioni nelle quali il Venezuela ha affrontato questa tragedia. Secondo Daniela, il terremoto non poteva essere certo evitato, ma molte delle conseguenze avrebbero potuto essere meno drammatiche se il Paese avesse avuto un sistema sanitario più efficiente, controlli adeguati e una reale cultura della prevenzione. “Il terremoto non avverte nessuno. Succede e basta. Ma in Venezuela ha messo in evidenza le tante debolezze che già esistevano. Ha mostrato un sistema sanitario inesistente, un sistema di prevenzione inesistente, la mancanza di controlli. Insomma, tantissimi errori, senza i quali si potevano evitare tante, tante vittime”. Il sisma ha dunque aggravato una situazione già compromessa da anni di crisi economica, difficoltà nell’accesso alle cure, carenza di medicinali e fragilità delle infrastrutture. Nelle zone maggiormente colpite stanno aumentando i casi di infezioni cutanee, malattie gastrointestinali e diarrea, mentre numerosi pazienti affetti da diabete, ipertensione e altre patologie croniche non riescono a seguire regolarmente le proprie terapie. Circa la metà degli operatori sanitari della regione di La Guaira sarebbe stata direttamente coinvolta nel disastro.
Ora la priorità è l’emergenza sanitaria e quella degli sfollati
Se nelle prime settimane l’obiettivo era salvare il maggior numero possibile di vite umane, oggi il Venezuela deve affrontare una nuova fase della crisi. “Continuiamo a lavorare, perché adesso abbiamo davanti altre emergenze: l’emergenza sanitaria, quella degli sfollati e quella dei connazionali che magari non erano persone povere, ma hanno perso la casa, hanno perso il lavoro, hanno perso il locale dove lavoravano. Anche loro hanno bisogno di una mano”. Molti sfollati vivono attualmente nei campi provvisori, negli edifici pubblici, nelle tende o all’aperto. La mancanza di acqua potabile e servizi igienici adeguati sta favorendo l’insorgere di nuove patologie, soprattutto nelle zone costiere di La Guaira, tra le più devastate dal terremoto. Le difficoltà non riguardano soltanto chi vive nei campi di accoglienza, ma anche migliaia di famiglie che, nel giro di pochi secondi, hanno perso tutto.
Il ringraziamento al Vallo di Diano e a Sala Consilina
Nel suo messaggio Daniela ha voluto rivolgere un pensiero particolare anche alla sua terra d’origine. “Ringrazio nuovamente tutti voi -evidenzia Daniela- perché so che ci sono iniziative dappertutto, promosse dalle istituzioni e dalla Chiesa, che noi possiamo soltanto ringraziare. Ho visto che c’è stata anche una bellissima iniziativa a Sala Consilina, e di questo vi ringrazio di cuore”. Un legame con il Vallo di Diano che, nonostante la distanza, continua a rimanere fortissimo.
“Gli aiuti arrivino davvero a chi ne ha bisogno”
Accanto ai ringraziamenti, Daniela lancia anche un appello molto chiaro: “Il punto fondamentale -sottolinea- è fare luce e assicurarsi che le dotazioni arrivino davvero a chi devono arrivare e che siano gestite dalle persone giuste. Questo è un punto molto importante”. Per questo motivo Daniela invita tutti coloro che vogliono contribuire alla solidarietà a sostenere organizzazioni serie, affidabili e realmente operative sul territorio. Tra queste Daniela cita l’ALI – Associazione Latino-americana, che continua a inviare medicinali destinati direttamente alla Caritas Venezuela e alla Caritas della Conferenza Episcopale di Caracas. “ALI -conferma Daniela- sta facendo un lavoro eccezionale. Le medicine vengono consegnate direttamente alle Caritas, che poi le distribuiscono alle persone che hanno bisogno delle cure. Tutto viene seguito dal dottor Feliciano De Santis, una persona estremamente seria, affidabile e professionale. Abbiamo la certezza che questi aiuti arrivino davvero a destinazione”.
A quasi tre settimane dal sisma, dunque, il Venezuela continua a fare i conti con una delle pagine più dolorose della propria storia recente. Se la terra ha smesso di tremare con la stessa intensità dei primi giorni, resta una tragedia umana che continua a consumarsi tra ospedali in difficoltà, migliaia di sfollati, famiglie distrutte e un Paese chiamato a ricostruire non solo gli edifici, ma anche un sistema che il terremoto ha mostrato in tutta la sua fragilità.


