La comunità di Sanza si prepara a onorare il sacrificio di Carlo Pisacane e dei suoi uomini in occasione del 169esimo anniversario della tragica conclusione della Spedizione dei Mille. L’appuntamento è fissato per giovedì 2 luglio 2026 alle ore diciotto presso il cippo dedicato al patriota, situato lungo la strada statale 517. La cerimonia rappresenta un momento di profonda riflessione storica per ricordare uno degli episodi più drammatici del percorso verso l’Unità d’Italia.
La ricorrenza viene rievocata attraverso i versi di una celebre ballata popolare che accompagna da generazioni il ricordo di quei giovani patrioti. “Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti” risuonerà come monito e come omaggio durante gli interventi istituzionali. Il programma prevede le parole di Marisa Vitolo, delegata alla cultura del comune di Sanza, e dello storico e scrittore Felice Fusco, che offriranno al pubblico una chiave di lettura critica degli avvenimenti. A testimoniare il valore civile della commemorazione interverranno anche il comandante della locale stazione dei Carabinieri, Massimiliano Castellino, e il sindaco Vittorio Esposito. La cerimonia sarà infine suggellata dalla benedizione del parroco don Giuseppe Spinelli, con la partecipazione della sezione Combattenti e reduci di Sanza.
Per comprendere appieno il significato di questa commemorazione occorre ripercorrere le tappe di quell’impresa fallimentare che segnò la storia del Risorgimento meridionale. Il 25 giugno 1857, a Genova, Pisacane si imbarcò con ventiquattro compagni, tra cui Giovanni Nicotera e Giovan Battista Falcone, sul piroscafo di linea Cagliari della Società Rubattino, ufficialmente diretto a Tunisi. Dopo aver preso il controllo della nave, i patrioti diressero verso l’isola di Ponza, dove il 26 giugno Pisacane sbarcò sventolando il tricolore e riuscì a liberare circa trecentoventi detenuti dal carcere borbonico. Forte di questo contingente, il Cagliari ripartì il 28 giugno per fare tappa a Sapri, nel Cilento.
Qui il piano rivoluzionario subì il primo colpo fatale. La popolazione locale, invece di accogliere i patrioti come liberatori, li circondò armata di falci e zappe, convinta dalle autorità borboniche di trovarsi di fronte a pericolosi ergastolani evasi da Ponza pronti a saccheggiare il territorio. I soldati del Regno delle Due Sicilie, dopo aver diffuso questa falsa notizia per aizzare le masse contro gli insorti, inviarono rinforzi da Salerno verso Sala Consilina e, via mare, da Gaeta verso Sapri. Invece di riparare verso la Basilicata o la Calabria, come suggerito da Nicotera, Pisacane insisté per proseguire verso Padula, dove avrebbe dovuto incontrare altri patrioti.
Quella scelta si rivelò tragica. Il primo luglio a Padula, Pisacane e i suoi uomini vennero circondati e venticinque di loro furono massacrati dai contadini. Circa centocinquanta insorti, dopo essere stati catturati e consegnati ai gendarmi, vennero fucilati, mentre altri perirono negli scontri. Pisacane, Nicotera, Falcone e un pugno di superstiti riuscirono a fuggire, trovando rifugio per una notte, ma l’esito finale era ormai segnato. Il due luglio, a Sanza, si consumò l’ultimo scontro con le guardie borboniche: in quello scontro Pisacane perse la vita, chiudendo con il suo sacrificio personale una delle pagine più cruente del Risorgimento italiano. La cerimonia del due luglio 2026 intende dunque restituire dignità a quel sangue versato e a quelle giovani vite spezzate, affinché il ricordo di quei trecento, che non vollero fuggire e morirono con il ferro in mano, continui a parlare alle generazioni future.



