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Con-Tatto (VIDEO) – Gli Esami di Maturità, 42 anni dopo “Notte prima degli esami”

Di Giuseppe Geppino D’Amico

Sono trascorsi 42 anni da quando, nel marzo del 1984, Antonello Venditti scriveva “Notte prima degli esami”, un vero e proprio inno generazionale, colonna sonora per tutti gli studenti che, ottenuta la maturità, dovranno decidere se intraprendere il percorso universitario oppure tentare l’inserimento nel mondo del lavoro. Un fatto è certo: ogni anno gli esami, oltre a creare apprensione negli alunni e nei loro genitori, fanno discutere per modalità che cambiano spesso.

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Il Sessantotto è entrato nella storia d’Italia a seguito dell’imponente movimento politico e culturale di contestazione globale che vide protagonisti studenti e operai. Da allora l’iter degli esami di maturità sembra seguire quello delle elezioni politiche, a dimostrazione che gli italiani, almeno coloro che legiferano, amano il cambiamento. Come diciamo spesso, “Ordine più contrordine = disordine”. Dal ’68 a oggi abbiamo avuto cinque riforme elettorali, mentre l’Esame di Maturità è stato modificato in modo strutturale o significativo, anche nel nome, per sette volte.

Anno 1969: la riforma fu introdotta dal ministro avellinese Fiorentino Sullo; dopo le proteste studentesche avrebbe dovuto essere “sperimentale” e durare solo due anni, ma non essendoci in Italia nulla di più solido del precario, è rimasta in vigore per quasi trent’anni: due prove scritte (Italiano e materia d’indirizzo) e due materie portate all’orale (una scelta dal candidato e una dalla commissione), con voto espresso in sessantesimi (da 36 a 60); commissione interamente esterna con un solo membro interno.

Anno 1997: Riforma Berlinguer (applicata dal 1999). È una rivoluzione strutturale che cambia anche il nome in “Esame di Stato”: terza prova scritta (il cosiddetto “quizzone” multidisciplinare) e colloquio orale su tutte le materie dell’ultimo anno; nasce la famosa “tesina”. Per il voto si passa ai centesimi (minimo 60, massimo 100) e vengono introdotti per la prima volta i crediti scolastici accumulati nel triennio. Commissione mista: metà membri interni e metà esterni.

Anno 2001: Riforma Moratti (applicata nel 2002). Dettata da esigenze di risparmio economico per le casse dello Stato, prevede una commissione interamente interna, ad eccezione del solo presidente che resta esterno.

Anno 2007: Riforma Fioroni. Si torna a una commissione mista: 50% interni e 50% esterni. Viene reintrodotto l’obbligo di avere la sufficienza (6) in tutte le materie per poter accedere all’esame.

Anno 2017: Riforma Fedeli – “Buona Scuola” (applicata nel 2019). Viene abolita la terza prova scritta (addio al “quizzone”), tornando a due soli scritti. Cambiano le tipologie della prova di Italiano. Viene abolita la tesina e introdotto il meccanismo delle “buste” (poi rimosso) per la scelta dell’argomento di partenza. I crediti scolastici arrivano a valere fino a 40 punti.

Anno 2020: con la parentesi Covid, l’emergenza sanitaria costringe i ministri Azzolina e Bianchi a stravolgere l’esame: per due anni (2020 e 2021) gli scritti vengono totalmente eliminati a favore di un unico maxi-colloquio orale in presenza, per poi essere parzialmente reintrodotti in forma semplificata nel 2022.

Anno 2023: si torna alla normalità; il ministro Giuseppe Valditara ripristina la struttura pre-pandemia: due prove scritte a carattere nazionale, colloquio multidisciplinare, commissione mista e prove Invalsi come requisito di ammissione.

Anno 2025: con un nuovo decreto Valditara, in vigore da quest’anno, l’esame torna a chiamarsi ufficialmente e legalmente “Esame di Maturità”. Il colloquio non copre più l’intero programma dell’anno, ma si concentra su quattro discipline mirate, individuate dal Ministero a gennaio. Per l’ammissione diventa cruciale il voto in condotta: un’insufficienza comporta la non ammissione, mentre il 6 in condotta impone un elaborato di cittadinanza attiva all’orale.

Appare evidente che i cambiamenti si sono avuti quando alla guida del Ministero si sono alternati ministri di diverso colore politico. Non cambiano, invece, i protagonisti dell’esame, che sono gli studenti ma anche i genitori, spesso più apprensivi dei figli. Chi può li accompagna fino al portone d’ingresso dell’edificio scolastico per invitarli a stare tranquilli; chi non può, magari per motivi di lavoro, dispensa gli ultimi consigli prima di uscire da casa ma chiede, tassativamente, che appena consegnato il compito telefonino per dire come è andata. Particolare importanza riveste il tema di Italiano, anche perché è la prima prova. Non so se succede ancora ma in passato non mancavano coloro i quali nascondevano temi già pronti per l’uso in una cintura-cartucciera sistemata intorno alla vita. In caso di abbondanza, qualche tema veniva nascosto anche nel dorso del vocabolario.

Abbiamo chiesto ad alcuni studenti del passato che si sono particolarmente distinti negli studi liceali (non diciamo di quale anno) di ricordare il tema di Italiano scelto agli Esami di Maturità presso il Liceo Classico “Marco Tullio Cicerone”.

Angelisa Rivellese – Corso B -, futura Presidente Vicario del Tribunale per i Minorenni di Roma, scelse di analizzare le motivazioni per cui il Romanticismo si sia sviluppato al Nord e il Verismo al Sud.

Il rapporto Nord-Sud fu al centro del tema di Antonio Federico – Corso A -, Professore Emerito di Neurologia all’Università di Siena: “Rivoluzione e Stato nel contrasto tra Garibaldi e Cavour”.

Antonio Cancro – Corso A – (dopo la laurea tornò al Cicerone dove per circa 30 anni ha insegnato Latino e Greco) scelse invece “Le Operette morali” di Giacomo Leopardi.

Di argomento letterario anche il tema di Angelo Raffaele Marmo – Corso A -, attualmente Condirettore del Quotidiano Nazionale; scelse “La differenza tra Romanticismo e Decadentismo attraverso i personaggi”.

Concludo ricordando che, pur senza distinguermi, anche io sostenni l’esame di maturità nell’anno di Angelisa Rivellese e scelsi di trattare lo stesso argomento, cioè le differenze tra Romanticismo e Verismo, un argomento che da allora è sempre stato al centro dei miei interessi culturali. In particolare, con il romanzo “I Malavoglia” e con la novella “Libertà”, Giovanni Verga ha dato un contributo notevole allo sviluppo del dibattito sulla Questione Meridionale, un argomento antico per il quale, purtroppo, ancora oggi non si riesce a trovare soluzioni adeguate. Anzi, c’è ancora chi, con un eccesso nostalgico degno di miglior causa, vorrebbe spezzare quell’Unità d’Italia faticosamente conquistata.

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